venerdì 1 novembre 2019

Montefalco Sagrantino d.o.c.g. "Colle Grimaldesco" 2006 - Azienda Agricola Tabarrini

Buona serata e buon lungo weekend a tutti i lettori di VinoDegustando!

Tra le Regioni del nostro "Stivale", che reputo più belle in assoluto, c'è sicuramente l'Umbria; piccola regione del centro Italia, ricca di storia, cultura e architettura, oltre che zona vocatissima per la produzione di vini sia rossi che bianchi.

La degustazione di oggi riguarda quello che è considerato il Rosso per eccellenza di questa Regione: il Montefalco Sagrantino D.O.C.G. e precisamente Vi racconterò  il  "Colle Grimaldesco" 2006 dell'Azienda Agricola Tabarrini.


Prodotto con uve Sagrantino in purezza, provenienti da vigneti impiantati nel 1998 in terreni argillosi, ricchi di limo e ciottoli di fiume, esposti a Sud/Sud-Est e situati a circa 420 mt s.l.m. 
Produzione di uva 40 q.li/ha.
Dopo la pigiatura segue una macerazione sulle bucce per oltre un mese, una successiva maturazione di 36 mesi in botti grandi di rovere francese e un affinamento finale di 12 mesi in bottiglia. 

Alla Vista è di un bellissimo color Rubino molto carico appena tendente al granato;

al Naso è intenso, elegantissimo, etereo, balsamico, glicerico, con un bouquet molto ampio che spazia dai profumi fruttati di prugna e albicocca disidratate, mora e mirtillo, passando da sentori animali di cuoio, di sottobosco come humus, terra bagnata e foglie secche, per finire con note minerali di grafite e goudron.

In Bocca è freschissimo, sapido e, nonostante i suoi 15°, equilibrato e armonico, corrispondente a quanto sentito il naso con un aggiunta di note speziate di pepe nero; corpo imponente con tannini nobili, affinati ma ancora leggermente aggressivi. Molto persistente, con un finale tutto basato sulla balsamicità, le spezie e le note minerali.

Grande vino! Da bere in meditazione, oppure abbinato a piatti di selvaggina, brasato, stracotto d'asino, ecc.

E come sempre..........buone degustazioni a tutti!

D.B.

domenica 20 ottobre 2019

Spumante Metodo Classico Oltrepò Pavese D.O.C.G. Pas Dosé Pinot Nero 2015 - Torre degli alberi Az. Agr. Filippo e Camillo dal Verme

Buona sera e buon week end!

Girando per piccole Cantine, abbastanza spesso mi capita d'incontrare personaggi dei più vari, però sempre fortemente appassionati del loro lavoro di Produttori vitivinicoli.

Per la degustazione di oggi, un po' di tempo fa, mi sono recato con mia moglie in quel dell'Oltrepò Pavese e precisamente a Ruino presso l'Azienda Agricola Torre degli Alberi dei fratelli Filippo e Camillo dal Verme.

Ci ha ricevuto Camillo, uomo distinto, di famiglia Nobile e di elevata cultura: anche se vestito con abiti da lavoro, il suo stile faceva trasparire l'estrazione della sua famiglia di Conti.
Veramente la loro attività principale consiste nell'Allevamento di Bovini razza Limousine e di galline per la produzione di pulcini di alta genetica; la produzione enologica è stata intrapresa invece, abbastanza di recente, andando a reimpiantare le vigne su terreni in cui tanti anni fa già c'erano.

Ma veniamo ora al vino di questa sera: uno Spumante Metodo Classico Oltrepò Pavese D.O.C.G. Pas Dosé Pinot Nero 2015, ottenuto con uve 100% Pinot Nero provenienti da vigneti situati in alta collina a 500 m slm, con esposizione Sud e terreno argilloso con elevato tenore di calcare; il microclima è mite, asciutto, con buona ventilazione e forti escursioni termiche giorno/notte. 
La produzione di uva è 60-80 q.li/ha, ottenuta in regime di Agricoltura Biologica, con inerbimento controllato meccanicamente e concimazione con letame prodotto in azienda e senza uso di diserbanti ed antiparassitari chimici. 
La raccolta avviene manualmente in piccole cassette, di solito verso i primi di Settembre.
Le uve, dopo una soffice spremitura, subiscono un immediato abbattimento termico e la successiva fermentazione alcolica a basse temperature dura circa 15 giorni e lo stazionamento sulle fecce nobili, con frequenti batonnage, circa 3 mesi; la permanenza in bottiglia sui lieviti è di circa altri 24 mesi. 

 Alla Vista è paglierino con lievi riflessi rosa antico e perlage molto fine con catenelle non abbondanti ma continue;

Al Naso non è tanto intenso e nemmeno ampio, ma elegante e caratterizzato da sentori di mela Annurca ossidata, note minerali e floreali di rosa;

in Bocca e freschissimo, sapidissimo, corrispondente al naso con le note floreali e minerali che si esprimono molto bene in un finale molto persistente.

La freschezza è sicuramente la caratteristica prevalente di questo vino.

Buone degustazioni a tutti!

D.B.

mercoledì 16 ottobre 2019

VIGNA O CANTINA?......... ALCUNE RIFLESSIONI

Buonasera a tutti gli appassionati del buon bere!

In campo enologico, come in tanti altri settori, a volte si creano fazioni e schieramenti su vari argomenti; oggi volevo fare con tutti voi alcune considerazioni in merito al fatto che siano meglio i vini cosìddetti “fatti in vigna” oppure quelli “fatti in cantina”, intendendo i primi quelli la cui qualità è ottenuta prevalentemente in campo, quindi per merito dell'Agronomo o del Vignaiolo (basse quantità di uva/ha, accorgimenti agronomici, rispetto della vigna, attività Agronomiche manuali, bassi utilizzi di sostanze chimiche, ecc.) i secondi quelli i cui meriti spettano invece prevalentemente all'Enologo.

Tengo a precisare che per me, qualsiasi generalizzazione o estremizzazione è di per sé sbagliata e che, considerare che le due macro-fasi della produzione del “nettare di Bacco”, possano essere separate e considerate come parti contrapposte, è sbagliato e fuorviante; se è vero che in vigna è molto importante produrre un uva sana, matura al punto giusto e possibilmente col minor impatto ambientale possibile, è altrettanto vero che questa materia prima deve essere trasformata al meglio in cantina.

Se però in Cantina si utilizza troppa tecnologia, tecniche “forzate” di vinificazione e soprattutto chimica, il risultato è che si va a modificare notevolmente o addirittura radicalmente il vino ottenuto, tanto da renderlo standardizzato e non più rappresentativo della tipologia e/o denominazione a cui appartiene.  Per esempio, anche l'utilizzo di lieviti selezionati, con cui si favoriscono la formazione di specifici profumi ed aromi, tende ad “appiattire” ed "omogeneizzare" i vini così prodotti, proprio perché ogni lievito dà al vino specifiche note.

Ci sono Enologi molto in gamba che riescono ad ottenere, anche da uve di non eccezionale qualità, vini di grande livello, perché con la loro esperienza e le tecnologie che oggi hanno a disposizione, a volte “molto spinte”, per un utilizzo in alcuni casi eccessivo della chimica, riescono a modificare tutti i parametri che in un vino devono essere in equilibrio tra loro, ottenendo quello che si sono prefissati di ottenere. La conseguenza di questo è che ogni anno, producono vini con le stesse caratteristiche, cosa che altrimenti non sarebbe possibile, dato che ogni annata è climaticamente diversa dall'altra e, come tutti sappiamo, il clima dell'annata incide notevolmente sulle caratteristiche dei vini.

Personalmente penso che le due parti siano entrambe importanti, ma sono tra coloro che ritengono che la vigna sia quella da tener più in considerazione (se dovessi esprimere una percentuale direi 70% a favore di quest'ultima); tutte le pratiche agronomiche utilizzate “in campo”, dovrebbero essere effettuate nel rispetto della vigna, dell'uva e dell'ambiente circostante. Un vino deve essere tipico ed essere l'espressione del “terruar” da cui proviene.

Anche le tipologie delle tecniche che vengono adottate “in vigna” e “in cantina” sono importanti, soprattutto per la salute del consumatore e dell'ambiente; l'utilizzo dell'agricoltura biologica o biodinamica per esempio, serve a diminuire l'utilizzo di prodotti chimici in campo e a privilegiare tutte quelle pratiche agronomiche che aiutano a migliorare l'ambiente in cui viviamo.
Oggi sentiamo sempre più che l'inquinamento e soprattutto tutti gli anticrittogamici utilizzati in agricoltura sono la causa della “morte di massa” di insetti pronubi come ad esempio le api, utilissime nell'impollinazione dei fiori e della conseguente loro fruttificazione; anche le coccinelle ed altri insetti simbolo “dell'ambiente pulito” sono oggi flagellati dalle stesse cause.

Molti ritengono che i vini biologici, biodinamici e quelli detti “naturali” siano dei vini di per sé di bassa qualità e molto spesso anche difettosi; sappiamo invece che molti difetti li ritroviamo anche in vini ottenuti dalla, chiamiamola così, “agricoltura chimica” e vinificati con tecnologie moderne, tutto sta nella qualità della materia prima, dalla capacità o meno di chi trasforma la stessa in vino e da altri fattori che influiscono sulla qualità del prodotto ottenuto.

Anche l'utilizzo di alti quantitativi di solfiti durante la vinificazione e il successivo imbottigliamento, oggi per fortuna in forte diminuzione, sono causa di danni alla salute del consumatore e io non sono d'accordo con coloro che sostengono che il loro basso utilizzo sia la causa diretta e unica di difetti del vino.

Come in tutto, la generalizzazione non è mai la scelta migliore, infatti è vero che per arrivare al non utilizzo di “solfiti aggiunti” bisogna vinificare in un ambiente pulitissimo e che l'uva utilizzata deve essere perfetta, senza nessun acino colpito da funghi, danneggiato da grandine o da patologie, ma tutto ciò sarebbe comunque opportuno per offrire al consumatore un prodotto di maggior qualità e soprattutto più sano.
Ricordiamoci che una certa quantità di solfiti viene già prodotta naturalmente dall'uva durante la vinificazione e la loro quantità potrebbe essere già di per sé sufficiente alla conservazione del vino, sempre se prodotto come dicevamo prima, con materia prima sana ed in un ambiente molto pulito.
E' vero, la longevità dei vini da invecchiamento sarebbe un po' inferiore, ma non mi direte che che consumate così frequentemente vini di 30-40 anni e oltre; d'altronde, se il vino viene prodotto bene, con grappoli sani, in un ambiente pulito e con macchinari e attrezzature pulite, la loro durata potrebbe comunque essere più che accettabile anche per gli appassionati di vini invecchiati più esigenti.

Quindi perché molti produttori preferiscono ancora fare uso spinto di sostanze chimiche e tecnologia?
La risposta è semplice ed univoca, produrre con tecniche di agricoltura biologica e biodinamica e il non utilizzo di tecniche di vinificazione moderne, li espone molto di più a rischi imprenditoriali che molti di loro non sono disposti a correre; ogni Azienda cerca di ottimizzare e aumentare sempre più i propri profitti e quindi anche quelle vitivinicole, soprattutto quelle più grandi, hanno questo obiettivo.
Molti piccoli viticoltori invece, anche per combattere la concorrenza, tendono a differenziarsi offrendo ai propri clienti prodotti “più sani” e non per questo di minor qualità.

Buone degustazioni a tutti!

D.B.


martedì 8 ottobre 2019

Sangiovese di Romagna Superiore Riserva D.O.C. 2008 "Corallo Nero" - Az. Agr. Gallegati

Buona serata a tutti gli appassionati lettori di VinoDegustando, sempre in cerca di "chicche" enologiche.

In tutte le Regioni Italiane, anche in quelle che fino a qualche anno fa, dal punto di vista enologico, si riscontrava più quantità che qualità, oggi si incontrano realtà di piccole e medie Aziende, dedite ad ottenere vini qualitativamente sempre migliori.
Una di queste Regioni è proprio quella da cui proviene il vino oggetto della degustazione di oggi: l'Emilia Romagna e il vino è il Sangiovese di Romagna Superiore Riserva D.O.C. "Corallo Nero" 2008 prodotto dall'Azienda Agricola Gallegati di Faenza.

Ottenuto da uve 100% Sangiovese, provenienti da vigneti impiantati in zona Brisighella, Podere Monte di Sotto.

Dopo un'accurata selezione delle uve e la loro la pressatura, la fermentazione dura 18-20 gg. sulle bucce a temperatura controllata. Dopo la svinatura, la fermentazione malolattica viene svolta in botti d’acciaio inox e successivamente la maturazione in barriques e tonneaux di rovere francese per 13-14 mesi. Il vino viene poi messo in bottiglia ad inizio estate. 

Alla Vista e al rosso granato scuro con unghia mattonata;

al Naso è molto intenso, etereo, ampissimo, con sentori buase, animali di cuoio, terrosi di humus, foglie secche e terra bagnata, speziati di pepe nero e noce moscata, minerali di goudron e ancora qualche nota fruttata di ciliegia varietà Bigarrau molto matura, prugna disidratata e more.

In Bocca è sapido, glicerico con una percezione alcolica importante ma equilibrato dalla balsamicità e dal corpo imponente, con tannini setosi e bene amalgamati.
Corrispondente a quanto percepito al naso, molto persistente, con le note speziate terrose e di goudron che lo accompagnano in un lungo e gustoso finale.

Chapeau!

Buone degustazioni a tutti!

D.B.


venerdì 4 ottobre 2019

Colli Tortonesi D.O.C. "Monleale" 2009 - Walter Massa

Buona serata a tutti gli amici di vino e della buona tavola!
Questa sera parleremo di un altro vino dei Colli Tortonesi: il Colli Tortonesi D.O.C. "Monleale" 2009 prodotto dai Vigneti Massa.

Prodotto con uva Barbera o in purezza o secondo le annate con qualche altro vitigno locale come Freisa e Croatina in minime parti. Le uve provengono da vigneti impiantati al circa 300 mt s.l.m. in terreni ricchi di calcare. Dopo una soffice pressatura delle uve, macerazione sulle bucce per 10-12 gg e la fermentazione avviene con lieviti indigeni. Matura per 24 mesi in botti in parte nuove e in parte usate, poi altri 6 mesi in acciaio per poi affinare altri 6 mesi in bottiglia.

Alla Vista è rosso rubino molto carico, appena tendente al granato;

al Naso è abbastanza intenso, bouquet molto ampio, ancora molto fruttato con sentori di ciliegia sotto spirito, mora, prugna disidratata , potpourri di fiori, china, bacche di mirto, note speziate di pepe nero, terrose di humus, foglie secche e terra bagnata, minerali di grafite e sentori balsamici dolci di cioccolato alla menta tipo "After Eight".

In Bocca è fresco, molto sapido, con una sensazione alcolica percepibile, ma  nello stesso tempo equilibrato ed armonico, corrispondente a quanto sentito al naso, molto persistente, con le note balsamiche speziate che si esaltano in un piacevolissimo finale; corpo possente con tannini molto fini, eleganti e ben amalgamati.

Buone degustazioni a tutti!

B.D.


lunedì 30 settembre 2019

Spumante Metodo Classico Dosaggio Zero "Perlugo" - Soc. Agr. Pievalta

Buona serata a tutti gli appassionati di vino  in cerca di novità!

L'Italia come tutti sappiamo è un bellissimo paese e in tutte le sue Regioni è presente almeno una zona dove si producono ottimi vini; quella della degustazione di oggi  si trova nel Centro Italia, nelle Marche e precisamente nell'area di Jesi. 
E' un territorio secondo me particolarmente vocato ai vini bianchi e il vitigno di oggi a mio parere ne è quello più rappresentativo e cioè il Verdicchio che, da qualche anno viene utilizzato anche per produrre bollicine sia col Metodo Classico che col Martinotti: oggi degusteremo lo Spumante Metodo Classico Dosaggio Zero "Perlugo" prodotto dalla Società Agricola Pievalta.
Questa è un azienda che produce i propri vini in regime di Agricoltura Biologica e quindi rispettosa dell'ambiente in cui viviamo, argomento particolarmente discusso in questo periodo.

Prodotto con uve Verdicchio in purezza, provenienti dai vigneti situati a Maiolati Spontini e San Paolo, caratterizzati da terreni Argilloso-calcarei; il sistema di allevamento utilizzato è il Guyot, con un numero di ceppi di 5300 per ha e una resa di  90 q.li.
La vinificazione avviene con una pressatura soffice, la fermetazione in vasche inox termocondizionate. Matura per 6 mesi in vasche inox e la sua permanenza sui lieviti è di 12-24 mesi.

Alla vista e paglierino molto pallido con perlage molto fine e abbondante;

al Naso non è tanto intenso ma elegante con sentori di pera e mela, fiori di glicine e ginestra, zenzero, rafano,  timo e accenni minerali. 

In Bocca e freschissimo, sapido, teso, verticale, con una componente glicerica che gli dona quel pizzico di rotondità; è corrispondente al naso, abbastanza persistente, con una prevalenza floreale-minerale e speziata che di allunga in un piacevole finale.

Ottimo come aperitivo, accompagna piatti di pesce e crostacei, carni delicate e formaggi non stagionati.

Buone degustazioni a tutti!

D.B.

domenica 22 settembre 2019

Vino Rosso "Castellania" V.D.T. - Azienda Agricola Daniele Ricci

Buongiorno e buona domenica!

Nonostante io sia un appassionato di "bollicine", dopo tanti vini bianchi e spumanti bevuti e degustati durante l'estate e con l'abbassarsi delle temperature, è arrivato il momento di cominciare a bere anche qualche buon vino rosso.

Quello di oggi proviene da una zona vitivinicola tra le mie preferite: i Colli Tortonesi. Terra del Timorasso ma non solo, infatti qui si producono anche ottimi vini rossi.

In particolare oggi parleremo del Vino Rosso "Castellania" V.D.T. prodotto dall'Azienda Agricola di Daniele Ricci. 
Questo vino, ormai da alcuni anni ha preso la denominazione "Colli Tortonesi D.O.C.", ma nella fattispecie l'annata in degustazione oggi e cioè il millesimo 2010, non riportava ancora, infatti essendo ancora un Vino da Tavola, non indica neppure l'anno di vendemmia in etichetta, che io mi sono fatto dichiarare dal Produttore.

Uve Barbera in purezza, provenienti da vigneti impiantati in terreni marnosi a 300-400 mt. s.l.m.; vendemmia effettuata manualmente solitamente verso fine settembre. La vinificazione avviene in acciaio inox, a cui seguono 24 mesi di invecchiamento in botte e 48 mesi in bottiglia.

Alla Vista è rosso rubino  con unghia solo appena, appena tendente al granato;

al Naso è elegantissimo, con un bouquet ampio, balsamico e molto minerale con sentori di grafite ed accenni di goudron, ciliegia sotto spirito, mora, mirtillo, prugna disidratata, bacche di ginepro, sentori di terra bagnata, cuoio, humus e altri profumi di sottobosco, chiodi di garofano, noce moscata e pepe nero.

In Bocca è rotondo, morbido, caldo per la sua alcolicità, ma nello stesso tempo fresco, teso e verticale perché sostenuto da un'ottima spalla acida; armonico ed equilibrato, glicerico, perfettamente corrispondente a quanto percepito al naso, con la mineralità e i sentori di sottobosco che si esprimono in un lunghissimo, piacevole ed elegante finale accompagnato dalle note speziate. Corpo imponente con tannini nobili ma non ancora perfettamente levigati ed integrati.

Gran vino! 10 anni che non si sentono assolutamente e davanti a lui ne ha ancora almeno altrettanti.

E come sempre: "Buone degustazioni a tutti!"

D.B.

mercoledì 11 settembre 2019

Verdicchio dei castelli di Jesi classico superiore doc "Ylice" 2017 - Poderi Mattioli

Buona serata a tutti gli amici di VinoDegustando!

L'Italia enoica ha la fortuna di avere una miriade di vitigni autoctoni sparsi in tutte le Regioni dello Stivale; tra quelli bianchi, uno che riveste sicuramente notevole importanza, sia per le caratteristiche organolettiche, ma anche per l'ottima capacità d'invecchiamento è il Verdicchio. 
Uva marchigiana utilizzata sia per ottenere ottimi vini fermi, ma da qualche anno anche bollicine sia nella versione Metodo Classico che Charmat.

Le zone principali dove questo vitigno viene coltivato in questa bellissima Regione del Centro Italia sono: Matelica e Jesi, in cui vengono prodotte le Denominazioni Verdicchio di Matelica D.O.C.G. e Verdicchio dei Castelli di Jesi D.O.C., nelle varie tipologie ammesse dai rispettivi Disciplinari.

Quello che Vi propongo oggi è il Verdicchio dei castelli di Jesi classico superiore D.O.C. "Ylice" 2017 prodotto dai Poderi Mattioli, piccola realtà situata a Serra De' Conti in provincia di Ancona.

Ottenuto da Uve Verdicchio al 100%, raccolte manualmente in vigneti a 350 mt. s.l.m. esposti a Sud/Sudest; la raccolta avviene per un 50% a maturazione anticipata e per l'altro 50% a completa maturazione.

Dopo la soffice pressatura, la fermentazione alcolica avviene in serbatoi d'acciaio a temperatura controllata di 14-16 ° C per 10/12 gg. L'affinamento avviene anch'esso in acciaio con frequenti batonnage per circa 6/8 mesi. Dopo l'imbottigliamento il vino affina per ulteriori 3/4 mesi in bottiglia.

Alla Vista e paglierino dorato pallido molto luminoso;

al Naso è molto intenso, elegantissimo, con sentori di fiori di acacia,  pera Williams,  mela bianca,  frutto della passione,  lime,  zenzero,  note balsamiche e minerali.

In Bocca è freschissimo, sapido, teso, verticale,  glicerico,  armonico ed equilibrato e lascia la bocca pronta per un nuovo assaggio;  molto persistente con un finale speziato-balsamico molto piacevole.

Pronto da bere subito, ma qualche anno d'invecchiamento non può altro che migliorarlo ulteriormente.

Ottimo vino!

Buone degustazioni a tutti!

D.B.


domenica 25 agosto 2019

Vermentino di Gallura D. O. C. G. Superiore "Monteoro" 2015 - Sella & Mosca

Buona sera e buona domenica!

E' tempo di fine ferie e la fine dell'estate si avvicina velocemente; quello della degustazione di oggi è uno dei vini simbolo di questa stagione, ottimo per aperitivi e cene a base di pesce: il Vermentino. Nella fattispecie, oggi parleremo del  "Monteoro" Vermentino di Gallura D.O.C.G. Superiore  2015 della famosa Sella & Mosca di Alghero in provincia di Sassari.

Uve Vermentino in purezza, provenienti da vigneti impiantati circa 18 anni fa su terreni di disfacimento granitico, con una resa di 80 q.li/ha.  Le uve vengono pressate sofficemente, quindi dopo una breve macerazione a freddo, la fermentazione avviene in vasche di acciaio inox a temperatura controllata di 18°C; segue un affinamento sui lieviti, in acciaio per quattro mesi.

Alla Vista è un bellissimo giallo oro molto carico e luminoso;

al Naso è intenso, elegante, con note agrumate di cedro in primo piano, seguite da erbe aromatiche, zenzero, note minerali e balsamiche.

In Bocca è molto fresco e sapido, glicerico, teso, armonico, con gli aromi agrumati e balsamici che lasciano, in un finale molto fresco e piacevole, la bocca asciutta e pronta ad altro sorso.

Bel vermentino!

Buone degustazioni a tutti!

D.B.

giovedì 22 agosto 2019

Valtellina Superiore D.O.C.G. Grumello 2010 - Azienda Agricola Alberto Marsetti

Buona serata a tutti gli amici di VinoDegustando!

Anche se siamo in piena estate, tra l'altro con temperature decisamente alte, ogni tanto dopo aver assaggiato e bevuto innumerevoli vini bianchi e spumanti, un rosso si beve con piacere, magari un po' più fresco dei soliti 18-20°C; quello di oggi è un vino prodotto in una zona dove si pratica la cosiddetta "agricoltura eroica": la Valtellina.
In particolare si tratta del Valtellina Superiore D.O.C.G. Grumello 2010 prodotto dall'Azienda Agricola Alberto Marsetti sita a Sondrio.

Prodotto con uve Nebbiolo, che in Valtellina prende il nome di Chiavennasca,  in purezza e raccolte solitamente l'ultima decade di Ottobre, con una resa uva per ettaro di 70 q.li circa. 
La fermentazione alcolica avviene con macerazione delle bucce "a cappello sommerso" per 8-10 gg., in botti di legno da 25-33 hl., con tre rimontaggi giornalieri, a temperatura controllata non superiore a 28° C. 
L'invecchiamento di 24 mesi si svolge in botti di rovere/castagno da 12, 25 e 33 hl., a cui fa seguito un periodo di affinamento in bottiglia di altri 6-8 mesi prima della vendita.

Alla Vista è un bel color rubino-granato con unghia tendente al mattonato;

al Naso e intenso, elegante, ampio, con balsamicita' in spiccata evidenza, poi sentori di marasca sotto spirito, putpourri di fiori secchi, bacche di mirto, note terziarie di cuoio, terra bagnata, foglie secche, humus e un inizio di goudron.

In Bocca è sapido, glicerico, caldo, verticale, teso, armonico ed equilibrato;  abbastanza persistente, con un finale balsamico, misto a bacche e putpourri.

Vino di ottima qualità con un potenziale d'invecchiamento di almeno altri 6-8 anni.

Buone degustazioni a tutti!

D.B.