giovedì 1 ottobre 2026

Concetti generali della degustazione di un vino: mini guida per wine lovers

Bentornati su VinoDegustando carissimi wine lovers!

Degustare un vino non significa semplicemente assaggiarlo. È un’esperienza che coinvolge i sensi, la curiosità e la capacità di interpretare ciò che il calice racconta. Ogni bottiglia racchiude una storia fatta di territorio, vitigno, clima e lavoro umano. Per questo motivo, comprendere i concetti generali della degustazione del vino permette ai wine lovers di vivere ogni assaggio in modo più consapevole e appagante.

La degustazione è un percorso che si sviluppa attraverso tre fasi fondamentali: analisi visiva, analisi olfattiva e analisi gustativa. Questi passaggi consentono di raccogliere informazioni preziose sulla qualità, sullo stile e sull’evoluzione del vino, trasformando un semplice sorso in un viaggio sensoriale.

L’importanza dell’analisi visiva

Il primo contatto con il vino avviene attraverso gli occhi. Osservare il colore, la limpidezza e la consistenza, offre già numerosi indizi sulle sue caratteristiche.

Nei vini bianchi, le tonalità possono variare dal giallo paglierino fino al dorato intenso, mentre nei vini rossi si passa dal rubino brillante al granato e al mattone nei prodotti più evoluti. Anche la trasparenza può raccontare qualcosa: un vino limpido e brillante trasmette spesso precisione e cura nella produzione.

Un altro aspetto interessante riguarda la consistenza. Facendo ruotare delicatamente il vino nel bicchiere si possono osservare gli archetti o “lacrime” che si formano sulle pareti. Una maggiore viscosità può indicare una presenza più elevata di alcol o di sostanze estrattive.

Il fascino dell’analisi olfattiva

Il momento più coinvolgente della degustazione è quello dedicato ai profumi. L’olfatto rappresenta infatti uno degli strumenti più potenti per comprendere la complessità di un vino.

Avvicinando il naso al calice si percepiscono innanzitutto i profumi più immediati, definiti aromi primari, derivanti dal vitigno. Possono richiamare fiori, frutta fresca, agrumi, erbe aromatiche o spezie.

Successivamente emergono gli aromi secondari, legati ai processi di vinificazione e fermentazione. Sentori di pane, lievito, yogurt o burro sono esempi tipici di questa categoria.

Infine troviamo gli aromi terziari, che si sviluppano durante l’affinamento e l’evoluzione del vino. Nei vini maturi, a seconda della tipologia, possono comparire note di tabacco, cuoio, sottobosco, miele, cacao o frutta secca, pietra focaia, grafite, goudron, ecc.

Allenare la memoria olfattiva è uno degli esercizi più utili per ogni appassionato. Più si sviluppa la capacità di riconoscere gli aromi, più la degustazione diventa precisa e affascinante.

La fase gustativa: equilibrio e personalità

Dopo aver osservato e annusato il vino arriva il momento dell’assaggio. In questa fase si valutano struttura, equilibrio e persistenza.

Nei vini bianchi si presta particolare attenzione alla freschezza e alla sapidità. L’acidità dona vitalità e rende il sorso dinamico, mentre la componente minerale può contribuire a una sensazione di maggiore complessità.

Nei vini rossi entrano in gioco anche i tannini, sostanze naturalmente presenti nelle bucce e nei vinaccioli dell’uva. Quando sono ben integrati regalano struttura ed eleganza; se risultano troppo aggressivi possono rendere il vino meno armonico.

L’alcol contribuisce invece alla morbidezza e alla sensazione di calore. Un grande vino riesce a bilanciare tutte queste componenti senza che nessuna prevalga sulle altre.

Particolarmente importante è la persistenza aromatica intensa, ossia il tempo durante il quale le sensazioni gustative rimangono percepibili dopo la deglutizione. Una lunga persistenza è spesso indice di qualità e complessità.

Il ruolo dell’ambiente nella degustazione

Per apprezzare pienamente un vino è fondamentale creare le condizioni ideali. La temperatura di servizio, il bicchiere utilizzato e l’ambiente circostante influenzano notevolmente la percezione sensoriale, soprattutto agli assaggiatori meno esperti.

Una temperatura troppo bassa tende a comprimere profumi e sapori, mentre una temperatura eccessiva può enfatizzare la componente alcolica. Anche il bicchiere svolge un ruolo essenziale: una forma adeguata favorisce la corretta concentrazione degli aromi e migliora l’esperienza complessiva.

È consigliabile degustare in un ambiente privo di odori intensi, con una buona illuminazione e senza distrazioni eccessive, per concentrarsi completamente sulle sensazioni offerte dal vino.

Degustare per conoscere e apprezzare

La degustazione del vino non deve essere vista come un esercizio riservato agli esperti e professionisti. Al contrario, rappresenta uno strumento straordinario per imparare a conoscere meglio ciò che si beve e sviluppare una maggiore sensibilità verso il patrimonio enologico.

Ogni bottiglia offre l’opportunità di scoprire sfumature nuove, confrontare stili diversi e comprendere il legame profondo tra vino e territorio. Per i wine lovers, imparare i concetti fondamentali della degustazione significa trasformare ogni calice in un’esperienza più ricca, coinvolgente e memorabile, capace di valorizzare il piacere autentico del vino.

E allora buone degustazioni a tutti!

D.B.







martedì 29 settembre 2026

Merano WineFestival 2026: 35 anni di eccellenza tra vino, alta cucina ed eleganza senza tempo

Carissimi amici di VinoDegustano buongiorno!

Dal 6 al 10 novembre 2026, il Merano WineFestival raggiunge uno storico traguardo: la 35ª edizione di una delle manifestazioni enogastronomiche più prestigiose d’Europa. Nella splendida cornice del Kurhaus di Merano, simbolo dell’eleganza Liberty altoatesina, produttori, professionisti e appassionati si ritroveranno per celebrare il meglio del vino, del food, degli spirits e della birra artigianale.

Fondato nel 1992 da Helmuth Köcher, il festival ha saputo costruire negli anni una reputazione unica, diventando un punto di riferimento internazionale per chi ricerca qualità, autenticità e innovazione. L’edizione 2026 si annuncia particolarmente significativa, non solo per l’importante anniversario, ma anche per il tema che guiderà l’intera manifestazione: la bellezza e l’eleganza.

Merano WineFestival 2026: un anniversario che guarda al futuro

Trentacinque anni rappresentano un traguardo prestigioso per un evento che ha saputo evolversi mantenendo intatta la propria identità. Dal 6 al 10 novembre, Merano tornerà a essere la capitale delle eccellenze enogastronomiche, ospitando le migliori produzioni italiane e internazionali selezionate secondo i rigorosi standard della guida The WineHunter.

L’obiettivo sarà ancora una volta quello di creare un’esperienza immersiva, capace di valorizzare il lavoro dei produttori e di raccontare il legame profondo tra territorio, cultura e tradizione. Un viaggio sensoriale che unisce degustazioni, incontri, approfondimenti e momenti esclusivi dedicati agli operatori del settore e al grande pubblico.

I numeri che confermano il successo della manifestazione

La nuova edizione parte da basi estremamente solide. Il Merano WineFestival 2025 ha registrato risultati di grande rilievo, confermando il ruolo centrale dell’evento nel panorama internazionale.

Nel corso delle cinque giornate sono stati accolti circa 8.000 visitatori, tra cui oltre 3.000 professionisti del settore. Hanno partecipato 1.300 aziende provenienti da diversi Paesi, con più di 2.000 vini in degustazione e 150 buyer selezionati da 32 nazioni. A testimoniare la rilevanza dell’appuntamento, oltre 300 giornalisti accreditati e più di 3 milioni di visualizzazioni sui canali social ufficiali.

Numeri che evidenziano la crescente attrattività di un format capace di coniugare esclusività, competenza e forte impatto mediatico.

Bellezza ed eleganza protagoniste della 35ª edizione

Dopo aver dedicato l’edizione precedente agli artefici del gusto, il Merano WineFestival 2026 sceglie di porre al centro della scena due concetti che ne rappresentano l’essenza più autentica: bellezza ed eleganza.

Non si tratta soltanto di un richiamo estetico. L’eleganza viene interpretata come equilibrio, armonia, precisione e cura del dettaglio. Gli stessi valori che si ritrovano in un grande vino, in una creazione gastronomica di livello o nell’arte della produzione artigianale.

Il contesto del Kurhaus amplifica perfettamente questo messaggio. La storica architettura Liberty e l’atmosfera mitteleuropea di Merano creano infatti una scenografia naturale che esalta il dialogo tra cultura, tradizione e innovazione.

Il programma: cinque giorni tra degustazioni e novità

La formula vincente del festival sarà confermata anche per il 2026, con un calendario ricco di appuntamenti.

L’inaugurazione del 6 novembre sarà affidata a TasteTerroir – bio&dynamica, spazio dedicato alla viticoltura sostenibile e alle produzioni che valorizzano il rispetto dell’ambiente e della biodiversità.

Grande attenzione sarà riservata anche alle nuove tendenze del mercato, con la presenza di vini no-low alcohol, sempre più richiesti dai consumatori, insieme a progetti che recuperano antiche pratiche produttive, come la vinificazione in anfora.

Accanto alla tradizione, non mancherà l’innovazione. Tra le proposte più curiose spiccano infatti i vini affinati sott’acqua, espressione di una ricerca enologica in continuo movimento.

Dal 7 al 9 novembre sarà invece protagonista The Festival, l’esposizione dedicata alle migliori etichette italiane e internazionali selezionate dalla guida The WineHunter.

Parallelamente, la GourmetArena ospiterà la sezione Culinaria, con showcooking, degustazioni e incontri dedicati al mondo food, beer e spirits.

A chiudere la manifestazione, martedì 10 novembre, sarà Catwalk Champagne&more, la giornata interamente dedicata alle grandi bollicine, con un focus speciale su Champagne e Metodo Classico italiano.

The WineHunter Award: la ricerca dell’eccellenza assoluta

Il cuore pulsante del Merano WineFestival resta rappresentato dalle selezioni della guida The WineHunter, frutto del lavoro delle commissioni di degustazione coordinate da Helmuth Köcher.

Ogni anno vengono valutate migliaia di referenze appartenenti ai settori wine, food, spirits e beer. I migliori prodotti ricevono i prestigiosi riconoscimenti WH Award Rosso, Gold e Platinum.

Proprio il livello Platinum, assegnato alle eccellenze che superano i 96 punti, sarà uno dei protagonisti dell’edizione 2026. Una speciale cerimonia celebrerà infatti le etichette che rappresentano il vertice qualitativo delle selezioni The WineHunter, confermando il ruolo del premio come una delle certificazioni più autorevoli del comparto enogastronomico.

Con il suo mix di prestigio, innovazione e cultura del gusto, il Merano WineFestival 2026 promette dunque di essere molto più di una semplice manifestazione: un evento capace di raccontare l’eccellenza italiana e internazionale attraverso il linguaggio universale dell’eleganza.

Oggi ancor più che mai, buone degustazioni a tutti i fortunati che parteciperanno al Merano Wine Festival 2026!

D.B.





sabato 26 settembre 2026

Lambrusco di Sorbara D.O.C. Frizzante Secco "Rimosso" 2025 - Cantina della Volta

Carissimi amici di VinoDegustando, bentornati dove si parla di vini che nascono da scelte precise e dal territorio.

Per il vino di oggi, la mia scelta è ricaduta su di un altro vino assaggiato ad Agosto di quest’anno, durante la mia visita alla Cantina della Volta di Bomporto in provincia di Modena: il Lambrusco di Sorbara D.O.C. Frizzante Secco "Rimosso" 2025.

Nel panorama dei vini emiliani di qualità, il Lambrusco di Sorbara DOC “Rimosso” rappresenta una delle espressioni più autentiche e identitarie del territorio modenese. Un vino rosso frizzante secco che affonda le proprie radici nella tradizione contadina della rifermentazione naturale in bottiglia, valorizzando il carattere unico del vitigno Sorbara e dei terreni alluvionali che costeggiano il fiume Secchia.

Prodotto esclusivamente da uve Lambrusco di Sorbara DOC vinificate in purezza, il “Rimosso” nasce da una selezione accurata delle migliori parcelle vitate. Le uve vengono raccolte a mano durante l'ultima settimana di settembre e deposte in cassette da 15 chilogrammi, una scelta che permette di preservare l'integrità dei grappoli fino al momento della lavorazione. La cura artigianale riservata alla vendemmia è il primo passo verso un vino che punta sulla qualità e sull'espressione più fedele del territorio.

La vinificazione segue un percorso rispettoso della materia prima. Dopo la raccolta, le uve vengono sottoposte a una delicata macerazione a freddo in pressa, tecnica che consente di estrarre aromi e colore mantenendo intatta la freschezza varietale. La prima fermentazione alcolica avviene successivamente in vasche d'acciaio a temperatura controllata, dove il mosto sviluppa equilibrio e precisione aromatica.

Dopo almeno sei mesi di attesa, il vino viene imbottigliato per avviare il suo secondo e più affascinante percorso evolutivo. Le bottiglie vengono conservate a una temperatura costante di 12°C, condizione ideale per la fermentazione naturale in bottiglia. Durante questa fase i lieviti completano il loro lavoro, arricchendo il vino di complessità e contribuendo alla formazione di un leggero deposito sul fondo. È proprio questa presenza di lieviti a distinguere il “Rimosso”, un vino che non ricerca la perfezione estetica della limpidezza assoluta, ma esalta autenticità, carattere e tradizione.

Alla vista si presenta con un elegante colore rubino chiaro, tipico del Lambrusco di Sorbara, accompagnato da una lieve velatura dovuta alla presenza dei lieviti. Un aspetto che racconta immediatamente la sua natura viva e artigianale, invitando il degustatore a scoprire ciò che si cela nel bicchiere.

Il profilo olfattivo colpisce per finezza più che per intensità. Il bouquet si sviluppa con delicatezza e precisione, proponendo note fragranti di lampone, ribes rosso e fragolina di bosco. I piccoli frutti rossi emergono con eleganza e freschezza, accompagnati da leggere sfumature di pan brioche, derivanti dal lungo contatto con i lieviti durante la rifermentazione. Il risultato è un aroma raffinato, mai invadente, che combina immediatezza e complessità.

In bocca il Lambrusco di Sorbara DOC “Rimosso” conferma pienamente le sensazioni percepite al naso. L'ingresso è fresco e dinamico, sostenuto da una piacevole sapidità che riflette l'origine dei terreni alluvionali del Secchia. Le bollicine risultano particolarmente fini e setose, contribuendo a una tessitura cremosa ma agile, capace di esaltarne la bevibilità.

La componente fruttata torna protagonista anche al palato, dove lampone, ribes e fragoline si intrecciano con sfumature più agrumate di pompelmo rosa, che donano ulteriore slancio gustativo. A completare il quadro emergono delicate note speziate di pepe bianco, capaci di aggiungere profondità e carattere senza compromettere l'equilibrio complessivo. La progressione gustativa è armoniosa e coinvolgente, sostenuta da una straordinaria freschezza.

Uno degli aspetti più interessanti del “Rimosso” è la sua persistenza. Il finale, lungo e pulito, richiama nuovamente i piccoli frutti di bosco e lascia una sensazione fresca e succosa che invita immediatamente a un nuovo sorso. È proprio questa capacità di coniugare complessità, leggerezza e bevibilità a renderlo un vino estremamente versatile e moderno.

Perfetto come aperitivo, questo Lambrusco di Sorbara si abbina splendidamente ai salumi emiliani, alle fritture leggere, ai tortellini in brodo, alle carni bianche e ai piatti della tradizione modenese. La sua freschezza e la delicata effervescenza ne fanno inoltre un compagno ideale per tutta la tavola.

Il Lambrusco di Sorbara DOC “Rimosso” è la dimostrazione che la tradizione può ancora emozionare. Un vino sincero, territoriale e identitario, che attraverso la rifermentazione naturale in bottiglia racconta la storia di un territorio unico e la personalità di uno dei più eleganti Lambruschi dell'Emilia. Una bottiglia capace di conquistare gli appassionati alla ricerca di autenticità e di sorprendere chi desidera riscoprire il vero volto del Sorbara.

Buone degustazioni a tutti!

D.B.



 

venerdì 25 settembre 2026

Difetti del vino da squilibri chimici interni: instabilità tartarica, instabilità proteica, ph fuori range, eccesso di polifenoli ossidati

Benvenuti su VinoDegustando! Ogni vino è un variegato mondo di profumi e gusti che si apre nel bicchiere.

Per l’argomento di oggi vi parlerò dell’ultimo, ma non certo per importanza, tra i principali difetti del vino: l’instabilità tartarica, l’instabilità proteica, il pH fuori range e l’eccesso di polifenoli ossidati. Questi fenomeni nascono da squilibri chimici interni che alterano l’armonia del vino. Comprenderli è essenziale per mantenerlo stabile, elegante e capace di esprimere appieno il suo potenziale sensoriale.

L’equilibrio chimico come fondamento della qualità

Il vino è un sistema complesso, vivo, in continua evoluzione. Ogni componente, acidi, zuccheri, polifenoli, proteine, sali minerali, interagisce in modo dinamico, creando un equilibrio delicato che definisce struttura, colore e aroma. Quando questo equilibrio si rompe, emergono difetti che compromettono la stabilità e la piacevolezza del prodotto.

Gli squilibri chimici interni non sono immediatamente percepibili alla vista o al naso, ma si manifestano nel tempo, durante la conservazione o l’affinamento. Prevenirli significa conoscere le reazioni che avvengono nel vino e gestirle con attenzione in cantina.

Instabilità tartarica: il freddo che rivela il difetto

L’instabilità tartarica è uno dei problemi più comuni nei vini giovani. Si manifesta con la formazione di cristalli di bitartrato di potassio, simili a piccoli frammenti di vetro, che si depositano sul fondo della bottiglia o sulle pareti.

Non è un difetto pericoloso, ma compromette l’aspetto estetico e la percezione di qualità. La causa è un eccesso di sali tartarici non stabilizzati, che precipitano quando il vino viene esposto a basse temperature.

Per prevenirla, si ricorre alla stabilizzazione a freddo o all’uso di metatartarico e CMC (carbossimetilcellulosa), che impediscono la cristallizzazione. Un vino stabile tartaricamente è più limpido, più elegante e più sicuro nel tempo.

Instabilità proteica: la torbidità che nasce dal calore

L’instabilità proteica colpisce soprattutto i vini bianchi e rosati. È causata da proteine instabili che, in presenza di calore, si denaturano e formano torbidità. Il vino appare opaco, con un velo lattiginoso che ne altera la brillantezza.

La soluzione è la chiarifica con bentonite, un’argilla naturale che lega le proteine e le elimina. Un trattamento mirato consente di ottenere vini limpidi e stabili, senza compromettere aromi e struttura.

La stabilità proteica è essenziale per garantire la longevità commerciale del vino, soprattutto nei prodotti destinati all’esportazione o alla conservazione prolungata.

pH fuori range: il cuore dell’equilibrio chimico

Il pH è il parametro che regola l’equilibrio acido del vino. Un valore ideale si colloca tra 3,0 e 3,6, a seconda del tipo di vino. Quando il pH è troppo alto, il vino diventa vulnerabile alle contaminazioni microbiche e perde freschezza; quando è troppo basso, risulta aggressivo e squilibrato.

Il pH influenza colore, stabilità microbiologica e percezione gustativa. Un vino con pH fuori range può ossidarsi più facilmente o sviluppare aromi sgradevoli. La correzione avviene tramite acidificazione o deacidificazione controllata, sempre nel rispetto dell’equilibrio naturale del prodotto.

Gestire il pH significa gestire la vita del vino, dalla fermentazione alla bottiglia.

Eccesso di polifenoli ossidati: il colore che tradisce

I polifenoli sono molecole preziose: donano colore, struttura e capacità antiossidante. Ma quando si ossidano in modo eccessivo, diventano fonte di difetti visivi e aromatici. Il vino assume tonalità brune, perde brillantezza e sviluppa sentori di mela cotta, nocciola o vernice.

L’ossidazione dei polifenoli è favorita da un’eccessiva esposizione all’ossigeno, da travasi non protetti o da una scarsa presenza di solforosa. La prevenzione passa attraverso una gestione attenta dell’ossigeno disciolto, l’uso di gas inerti e una corretta protezione antiossidante.

Un vino con polifenoli ben gestiti conserva colore vivo, aromi puliti e una sensazione gustativa equilibrata.

I difetti da squilibri chimici interni non sono solo problemi tecnici: sono segnali di un vino che ha perso la sua armonia. Instabilità tartarica, proteica, pH fuori range ed eccesso di polifenoli ossidati raccontano errori di gestione, ma anche opportunità di miglioramento.

La chimica del vino è un’arte di equilibrio: ogni intervento deve rispettare la natura del prodotto, preservando la sua autenticità. Un vino stabile è un vino che vive nel tempo, che racconta il territorio e che conquista per la sua purezza e coerenza sensoriale.

Buone degustazioni a tutti!

D.B.



martedì 22 settembre 2026

Difetti del vino da acidita volatile: etil acetato e acetaldeide.

Ed eccoci nuovamente qui, affezionati lettori di VinoDegistando!

L’acidità volatile elevata, l’etil acetato e l’acetaldeide sono difetti che alterano profondamente il profilo sensoriale del vino. Nascono da squilibri microbiologici e ossidativi, e riconoscerli permette di intervenire in cantina per preservare qualità, equilibrio e identità aromatica.

L’acidità è una componente essenziale del vino: dona freschezza, vivacità e struttura. Ma quando supera i limiti fisiologici, si trasforma in un difetto evidente, percepibile al naso e al palato. L’acidità volatile elevata è il risultato dell’azione di batteri acetici e lieviti stressati, che trasformano l’alcol in acido acetico.

Il vino colpito mostra note pungenti, quasi taglienti, che ricordano l’aceto o la vernice. In piccole dosi può essere tollerabile, soprattutto in vini rossi molto strutturati; ma quando supera la soglia sensoriale, compromette equilibrio e piacevolezza.

Le cause più comuni includono:

  • scarsa igiene in cantina
  • eccesso di ossigeno durante travasi o conservazione
  • fermentazioni lente o bloccate
  • uve danneggiate o botritizzate

L’effetto finale è un vino che perde finezza, con un naso invadente e un gusto squilibrato.

Etil acetato: il profumo ingannevole della colla

Tra i composti volatili più diffusi, l’etil acetato è forse il più insidioso. Si forma quando l’acido acetico reagisce con l’alcol etilico, generando un estere dall’aroma apparentemente piacevole. In concentrazioni minime può ricordare frutta matura o note floreali; ma quando aumenta, diventa un difetto evidente.

Il suo odore tipico è quello della colla, del solvente, del diluente per vernici. Un vino con etil acetato elevato appare duro, pungente, con un bouquet deformato e poco armonico.

Le cause principali sono:

  • fermentazioni condotte da lieviti non desiderati
  • contaminazioni batteriche
  • eccessiva ossigenazione durante la conservazione
  • uve danneggiate o raccolte in condizioni critiche

L’effetto sensoriale è un vino che perde identità, con aromi artificiali che coprono il frutto e la complessità naturale.

Acetaldeide: il volto dell’ossidazione

L’acetaldeide è un composto che nasce dall’ossidazione dell’alcol etilico. È responsabile di aromi che ricordano mela ossidata, frutta secca, vernice, mandorla amara. In alcuni vini ossidativi, come certi Marsala o Sherry, è parte dello stile; ma in vini freschi e moderni è un difetto evidente.

L’acetaldeide si sviluppa quando il vino entra in contatto con troppo ossigeno, oppure quando la solforosa non è sufficiente a proteggere la massa. Può comparire anche dopo l’imbottigliamento, se il tappo non garantisce una chiusura adeguata.

Gli effetti sono:

  • perdita di freschezza
  • aromi stanchi e ossidati
  • colore più scuro
  • gusto piatto e poco dinamico

Un vino con acetaldeide elevata appare vecchio, anche se giovane, e perde la sua vitalità naturale.

Come prevenire i difetti da acidità e composti volatili

La prevenzione è la chiave per evitare questi difetti. Le pratiche più efficaci includono:

  • gestione rigorosa dell’ossigeno
  • uso corretto della solforosa
  • controllo delle fermentazioni
  • igiene costante in cantina
  • monitoraggio microbiologico
  • selezione accurata delle uve

Un ambiente pulito, controllato e ben gestito riduce drasticamente il rischio di acidità volatile, etil acetato e acetaldeide.

Quando intervenire e come correggere

Se il difetto è lieve, si può intervenire con:

  • travasi mirati
  • aggiunta controllata di solforosa
  • filtrazioni specifiche
  • chiarifiche selettive

Nei casi più gravi, il vino può risultare compromesso. L’acidità volatile elevata, ad esempio, non può essere eliminata completamente; l’obiettivo è limitarne l’impatto. Per l’etil acetato e l’acetaldeide, la correzione è possibile solo se il difetto non ha superato la soglia critica.

I difetti da acidità e composti volatili raccontano una storia di squilibri microbiologici e ossidativi. Acidità volatile, etil acetato e acetaldeide sono segnali chiari che qualcosa non ha funzionato in cantina. Capirli, riconoscerli e prevenirli significa proteggere la qualità del vino e la sua identità sensoriale. Un vino sano è un vino che respira, evolve e racconta il suo territorio senza distorsioni.

Buone degustazioni a tutti!

D.B.



sabato 19 settembre 2026

4° Edizione Fiera Vini Piacenza 2026 - L'Artigianato Enologico Italiano ritorna sul palcoscenico di Piacenza Expo

Buongiorno a tutti i wine lovers e professionisti del vino, da VinoDegustando!

Anche quest'anno, dal 14 al 16 novembre 2026, Piacenza Expo ospita la Fiera dei Vini: tre giorni di degustazioni, incontri e scoperte. Un evento pensato per wine lover e professionisti, dove il vino diventa esperienza, cultura e innovazione.

Piacenza Expo propone una mostra mercato che valorizza nuove aziende e territori, con un percorso espositivo funzionale e immersivo. L’obiettivo è chiaro: mettere al centro il visitatore, offrendo un’esperienza completa che unisce degustazione, conoscenza e relazione diretta con i produttori.

La manifestazione si sviluppa su tre giornate: sabato e domenica dedicate agli appassionati, mentre il lunedì è riservato agli operatori del settore commerciale e Ho.Re.Ca., con focus B2B e networking professionale.

Un palcoscenico per l’Italia del vino artigianale

Piacenza torna protagonista con una fiera che promette di superare ogni aspettativa. La città emiliana, diventa per tre giorni il cuore pulsante dell’enologia italiana. Padiglioni moderni, spazi di degustazione e aree tematiche accolgono centinaia di cantine, consorzi e produttori artigianali.

La Fiera dei Vini non è solo un’esposizione: è un racconto collettivo del vino contemporaneo, dove ogni etichetta diventa una storia di territorio, passione e ricerca. Un luogo dove il pubblico incontra chi il vino lo crea, lo studia e lo racconta.

Innovazione e sostenibilità al centro

Il tema del 2026 è innovazione sostenibile. Le aziende presentano tecniche di vinificazione a basso impatto ambientale, packaging ecologico e sistemi di tracciabilità digitale. La sostenibilità non è più una tendenza, ma un valore condiviso.

Molti stand mostrano soluzioni per ridurre l’uso di solfiti, ottimizzare la gestione dell’acqua e valorizzare i sottoprodotti della vinificazione. Un segnale forte: il futuro del vino passa dalla responsabilità ambientale e dalla trasparenza produttiva. Piacenza diventa così un laboratorio di idee, dove la tradizione incontra la tecnologia.

Degustazioni e incontri tecnici

Tra i momenti più attesi, le masterclass dedicate ai vitigni autoctoni e alle nuove frontiere della fermentazione. Sommelier e tecnici guidano degustazioni sensoriali che mettono a confronto stili, territori e annate. Non mancano i workshop su lieviti non‑Saccharomyces, difetti da riduzione e gestione dell’ossigeno in cantina, temi di grande interesse per gli enologi moderni.

Ogni calice diventa occasione di confronto, tra chi produce e chi comunica il vino. La Fiera dei Vini Piacenza è anche un luogo di formazione, dove la ricerca incontra la passione.

Mercato, networking e area food

Accanto alla parte tecnica, la fiera offre un ampio spazio business. Buyer, distributori e importatori internazionali trovano qui un punto d’incontro strategico. Le degustazioni professionali e gli incontri B2B favoriscono relazioni concrete, mentre i talk dedicati al marketing digitale e all’enoturismo aiutano le aziende a comunicare meglio il proprio valore.

Non manca l’area food, con una selezione di produttori gastronomici che raccontano l’Italia del gusto. Formaggi, salumi e specialità regionali accompagnano i vini in un percorso multisensoriale che celebra la cultura enogastronomica italiana.

Un’esperienza per tutti i sensi

Passeggiare tra gli stand significa attraversare l’Italia del vino: dai profumi del Barolo alle note agrumate del Sorbara, dai rossi toscani ai bianchi friulani. Ogni produttore porta con sé un frammento di territorio, un’identità che si traduce in emozione. La Fiera dei Vini Piacenza 2026 è un viaggio sensoriale e culturale, dove il vino diventa linguaggio universale.

Informazioni utili

 Dove: Piacenza Expo

 Servizi: 1000 carrelli disponibili per gli acquisti, sconti ai visitatori per l’ingresso ai musei cittadini Orari di apertura:

  • Sabato e domenica: 11.00 – 19.30
  • Lunedì: 10.00 – 16.30

Piacenza 2026 non è solo una fiera, ma un manifesto del vino che verrà: più consapevole, più sostenibile, più autentico. Un evento che unisce tradizione e innovazione, tecnica e passione. Chi ama il vino, qui troverà il suo futuro in ogni sorso.

E allora, anche in questa occasione, buone degustazioni a tutti!

D.B.



giovedì 17 settembre 2026

15° Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti - FIVI: il cuore pulsante del vino artigiano torna a BolognaFiere

Bentornati cari amici di VinoDegustando!

Dal 21 al 23 novembre, BolognaFiere diventa la casa dei Vignaioli Indipendenti FIVI, un luogo dove il vino non è solo prodotto, ma racconto, gesto, identità. Il 15° Mercato dei Vini si prepara a un’edizione che promette energia, scoperte e un contatto diretto con chi il vino lo crea davvero: i vignaioli.

Un evento che cresce, evolve e coinvolge

Il Mercato dei Vini è ormai, da diversi anni, un appuntamento fisso per appassionati, operatori e curiosi. Ogni anno porta con sé un messaggio chiaro: il vino artigiano è vivo, e la sua forza sta nella relazione tra vigneto, persona e territorio. La 15ª edizione punta a consolidare questo spirito, ampliando spazi, esperienze e possibilità di incontro.

Qui non si parla solo di degustazioni: si parla di storie, di scelte agronomiche, di visioni produttive che diventano calici capaci di emozionare. Ogni banco è un microcosmo, ogni vignaiolo un narratore.

Perché il Mercato dei Vini è diverso da qualsiasi altra fiera

Il Mercato dei Vini non è una mostra, non è un salone, non è un evento glamour. È un mercato vero, dove si compra, si assaggia, si parla, si impara. E soprattutto, è un luogo dove il vino non è filtrato da intermediari: è il vignaiolo stesso a raccontarlo.

Ecco cosa rende questo appuntamento unico:

  • Vino artigiano - ogni bottiglia nasce da scelte indipendenti, lontane da logiche industriali.
  • Territori diversi - dal Nord alle isole, un mosaico di suoli, climi e culture.
  • Dialogo diretto - il produttore è lì, pronto a spiegare ogni dettaglio.
  • Acquisti immediati - si assaggia, si sceglie, si porta a casa.
  • Degustazioni guidate - momenti di approfondimento tecnico e sensoriale.

Cosa aspettarsi dall’edizione 2026

L’edizione di quest’anno promette un respiro ancora più ampio. BolognaFiere offrirà spazi più fluidi, percorsi più chiari e una logistica pensata per accogliere migliaia di visitatori.

Tra le novità più attese:

  • Nuove aree tematiche dedicate ai vitigni autoctoni e ai vini di montagna.
  • Focus a tema con incontri su pratiche agronomiche e gestione del suolo.
  • Masterclass tecniche per approfondire fermentazioni, affinamenti e stili produttivi.
  • Spazi dedicati ai giovani vignaioli che portano nuove idee e nuovi linguaggi nel mondo del vino.

Un viaggio sensoriale che parte dal territorio

Passeggiare tra gli stand significa attraversare l’Italia enologica intera: le colline del Piemonte, le vigne verticali della Valtellina, le terre rosse del Salento, le isole che profumano di vento e macchia mediterranea.

Ogni calice è un frammento di paesaggio. Ogni sorso è un gesto agricolo trasformato in emozione.

Il Mercato dei Vini è questo: un viaggio, un percorso che unisce tecnica e sentimento, agronomia e cultura, tradizione e innovazione.

Perché partecipare?

Perché il Mercato dei Vini è un’esperienza che va oltre il semplice assaggio. È un luogo dove il vino torna ad essere incontro, scambio, conoscenza. Un’occasione per scoprire bottiglie rare, progetti coraggiosi, territori che parlano attraverso il lavoro dei vignaioli.

Dal 21 al 23 novembre, BolognaFiere non sarà solo una fiera: sarà la capitale del vino indipendente.

E come dico sempre, questa volta con maggior enfasi: Buone degustazioni a tutti!

D.B.



 

martedì 15 settembre 2026

Difetti del vino da riduzione: solfuri, mercaptani, eccesso di solforosa libera; cause ed effetti.

Benvenuti su VinoDegustando, dove l'arte si fa vino.

I difetti da riduzione sono tra i più subdoli nel vino: nascono da ambienti poveri di ossigeno e generano odori di uova marce, gomma o cipolla. Capire cause ed effetti di solfuri, mercaptani ed eccesso di solforosa è fondamentale per prevenirli.

La riduzione è l’opposto dell’ossidazione: un ambiente privo di ossigeno dove prevalgono reazioni chimiche che coinvolgono lo zolfo. In piccole dosi, queste condizioni proteggono il vino; ma se l’equilibrio si rompe, emergono aromi sgradevoli e persistenti.

Il vino “ridotto” appare chiuso, poco espressivo, con note sulfuree che coprono il frutto. È un difetto che nasce spesso in cantina, durante la fermentazione o la conservazione in contenitori troppo ermetici, dove i lieviti e i batteri lavorano in carenza di ossigeno.

Solfuri: il primo segnale di squilibrio

I solfuri sono composti volatili contenenti zolfo, prodotti dai lieviti durante la fermentazione. Quando i lieviti sono stressati, per carenza di nutrienti, temperatura errata o eccesso di solfiti, rilasciano idrogeno solforato (H₂S), responsabile dell’odore di uova marce o fiammiferi bruciati.

Questo difetto è immediato e riconoscibile. Nei casi lievi, può attenuarsi con un travaso o una leggera ossigenazione; nei casi gravi, compromette la piacevolezza del vino. La causa principale è una fermentazione squilibrata, dove i lieviti non dispongono di azoto sufficiente o sono bloccati da un ambiente troppo ridotto.

Effetti sensoriali: perdita di freschezza, aromi sgradevoli, sensazione metallica o amara al gusto. Prevenzione: nutrire i lieviti, evitare fermentazioni lente e dosare correttamente i solfiti.

Mercaptani: il difetto che si evolve

Se il vino resta in ambiente ridotto per troppo tempo, i solfuri si trasformano in mercaptani (tioli), composti ancora più pungenti e persistenti. Gli aromi tipici sono di gomma bruciata, aglio, cipolla, gas, lana bagnata o asparago.

I mercaptani si formano quando l’idrogeno solforato reagisce con alcoli o altri composti organici presenti nel vino. Una volta sviluppati, sono difficili da eliminare: anche un’ossigenazione controllata può non bastare. Il vino appare “chiuso”, con un bouquet deformato e un gusto piatto.

Effetti: perdita di complessità, sensazione sulfurea persistente, riduzione della piacevolezza. Prevenzione: evitare lunghi periodi di chiusura ermetica, controllare la temperatura e utilizzare lieviti selezionati con basso potenziale di produzione di tioli indesiderati.

Eccesso di solforosa libera: protezione che diventa difetto

La solforosa (SO₂) è un conservante indispensabile, ma se usata in eccesso può generare odori pungenti e irritanti. Un vino con troppa solforosa libera può ricordare fiammiferi bruciati, medicinali o gas. Oltre all’impatto olfattivo, l’eccesso di SO₂ altera la percezione gustativa, rendendo il vino più duro e meno armonico.

Cause: dosaggi eccessivi, aggiunte ripetute senza analisi, scarsa ventilazione in cantina. Effetti: perdita di equilibrio aromatico, sensazione pungente, riduzione della bevibilità. Prevenzione: dosare la solforosa in base al pH e alla temperatura, utilizzare alternative naturali come tannini o gas inerti.

Riduzione controllata: il lato positivo

Non tutta la riduzione è negativa. In alcuni vini, come certi Chardonnay o Syrah, una riduzione controllata può esaltarne complessità e longevità, proteggendo gli aromi fruttati e minerali. La chiave è il controllo: gestire l’ossigeno con precisione, evitando che il processo degeneri in difetto.

La riduzione “nobile” dona note di pietra focaia, grafite o fiammifero spento, che arricchiscono il bouquet senza compromettere la qualità.

Cause generali dei difetti da riduzione

  • Fermentazioni stressate per carenza di nutrienti o lieviti non idonei.
  • Ambienti troppo chiusi e privi di ossigeno.
  • Eccesso di solfiti o uso improprio di prodotti clorurati.
  • Temperature elevate durante la conservazione.
  • Scarsa igiene o contaminazioni microbiche.

Ogni causa ha un effetto diretto sulla stabilità aromatica e sulla percezione sensoriale del vino.

I difetti da riduzione, quali solfuri, mercaptani, eccesso di solforosa, sono quindi il risultato di un equilibrio chimico alterato. Nascono da ambienti troppo protetti, dove il vino smette di respirare. Capirne cause ed effetti significa difendere la purezza aromatica e la verità sensoriale del vino. Un vino ben gestito respira, evolve e racconta la sua storia senza odori sgradevoli.

Buone degustazioni a tutti!

D.B.



sabato 12 settembre 2026

Lamrusco di Sorbara Metodo Classico Brut "Brutrosso" 2024 - Cantina della Volta

Ben ritrovati su VinoDegustando! Oggi il territorio si fa vino.

Vi porto dentro una nuova degustazione che profuma di territorio, tradizione e cura artigianale. Il protagonista è un altro dei vini assaggiati durante la visita alla Cantina della Volta: il  Lambrusco di Sorbara D.O.C. Spumante Metodo Classico "BRUTROSSO" 2024, una versione moderna e luminosa del Sorbara, capace di unire finezza, freschezza e una sorprendente eleganza sensoriale. Un vino che racconta il territorio Modenese con voce chiara e vibrante, e che merita un approfondimento dedicato.

Il BRUTROSSO nasce da uve di Lambrusco di Sorbara vinificate in purezza, coltivate nelle zone di produzione della denominazione. La vendemmia avviene manualmente, nell’ultima settimana di settembre, con una selezione attenta dei grappoli migliori. Le cassette utilizzate permettono di preservare l’integrità degli acini, evitando schiacciamenti e ossidazioni premature.

La presa di spuma avviene in bottiglia, secondo il Metodo Classico tradizionale. Le bottiglie vengono stoccate a 12°C per almeno 9 mesi, un periodo che permette alle bollicine di affinarsi e al vino di acquisire struttura, equilibrio e complessità. Dopo il rémuage e il dégorgement, si procede con l’aggiunta della liqueur d’expédition, che definisce il profilo finale del vino, e con il confezionamento.

Un percorso tecnico rigoroso, pensato per esaltare la natura del Sorbara e trasformarlo in uno spumante di grande finezza.

Alla vista, il BRUTROSSO si presenta con un colore rosso rubino pallido, luminoso e brillante. Il perlage è sottilissimo, ordinato in catenelle che salgono con ritmo elegante e continuo. È un impatto visivo che conquista subito: pulito, moderno, capace di raccontare la freschezza del vitigno e la precisione del Metodo Classico.

Il naso non è tanto intenso, ma è molto elegante. Le prime sensazioni sono quelle dei piccoli frutti rossi: lampone, fragolina di bosco, ribes e melagrana. A seguire emergono note floreali di rosa, delicate e raffinate, accompagnate da un leggero soffio di pepe bianco, che dona verticalità e un tocco speziato molto fine.

Il bouquet è nitido, pulito, calibrato. Non cerca l’esuberanza, ma punta sulla precisione e sulla grazia aromatica.

In bocca il BRUTROSSO è freschissimo, sapido e verticale. La struttura è snella ma non magra, grazie a una leggera componente glicerica che dona rotondità e morbidezza. Le bollicine sono fini e setose, capaci di accarezzare le papille e accompagnare la progressione del sorso con eleganza.

La corrispondenza con il naso è totale: ritornano i piccoli frutti rossi, la rosa e il pepe bianco. La persistenza è molto lunga, con un finale fresco, pulito, piacevole, dominato dai frutti rossi che invitano a un nuovo assaggio.

Il Lambrusco di Sorbara è spesso associato a vini immediati, freschi, quotidiani. Il BRUTROSSO, invece, dimostra quanto questo vitigno possa salire di livello quando incontra il Metodo Classico e una vinificazione rigorosa.

È un vino:

  • identitario, perché racconta il Sorbara con sincerità;
  • moderno, grazie alla precisione tecnica e alla pulizia aromatica;
  • raffinato, per la finezza del perlage e la delicatezza dei profumi;
  • coinvolgente, grazie alla freschezza e alla persistenza.

Un sorso che unisce tradizione e innovazione, territorio e tecnica, immediatezza e profondità.

Il "BRUTROSSO" 2024 è un vino che sorprende e affascina. È la prova che il Lambrusco di Sorbara, quando trattato con cura e ambizione, può diventare uno spumante di grande eleganza, capace di emozionare e di lasciare il segno.

Un vino da raccontare, da condividere, da amare. E, diciamolo con sincerità, uno di quei vini che rendono difficile fermarsi al primo calice.

Buone degustazioni a tutti!

D.B.