martedì 22 settembre 2026

Difetti del vino da acidita volatile: etil acetato e acetaldeide.

Ed eccoci nuovamente qui, affezionati lettori di VinoDegistando!

L’acidità volatile elevata, l’etil acetato e l’acetaldeide sono difetti che alterano profondamente il profilo sensoriale del vino. Nascono da squilibri microbiologici e ossidativi, e riconoscerli permette di intervenire in cantina per preservare qualità, equilibrio e identità aromatica.

L’acidità è una componente essenziale del vino: dona freschezza, vivacità e struttura. Ma quando supera i limiti fisiologici, si trasforma in un difetto evidente, percepibile al naso e al palato. L’acidità volatile elevata è il risultato dell’azione di batteri acetici e lieviti stressati, che trasformano l’alcol in acido acetico.

Il vino colpito mostra note pungenti, quasi taglienti, che ricordano l’aceto o la vernice. In piccole dosi può essere tollerabile, soprattutto in vini rossi molto strutturati; ma quando supera la soglia sensoriale, compromette equilibrio e piacevolezza.

Le cause più comuni includono:

  • scarsa igiene in cantina
  • eccesso di ossigeno durante travasi o conservazione
  • fermentazioni lente o bloccate
  • uve danneggiate o botritizzate

L’effetto finale è un vino che perde finezza, con un naso invadente e un gusto squilibrato.

Etil acetato: il profumo ingannevole della colla

Tra i composti volatili più diffusi, l’etil acetato è forse il più insidioso. Si forma quando l’acido acetico reagisce con l’alcol etilico, generando un estere dall’aroma apparentemente piacevole. In concentrazioni minime può ricordare frutta matura o note floreali; ma quando aumenta, diventa un difetto evidente.

Il suo odore tipico è quello della colla, del solvente, del diluente per vernici. Un vino con etil acetato elevato appare duro, pungente, con un bouquet deformato e poco armonico.

Le cause principali sono:

  • fermentazioni condotte da lieviti non desiderati
  • contaminazioni batteriche
  • eccessiva ossigenazione durante la conservazione
  • uve danneggiate o raccolte in condizioni critiche

L’effetto sensoriale è un vino che perde identità, con aromi artificiali che coprono il frutto e la complessità naturale.

Acetaldeide: il volto dell’ossidazione

L’acetaldeide è un composto che nasce dall’ossidazione dell’alcol etilico. È responsabile di aromi che ricordano mela ossidata, frutta secca, vernice, mandorla amara. In alcuni vini ossidativi, come certi Marsala o Sherry, è parte dello stile; ma in vini freschi e moderni è un difetto evidente.

L’acetaldeide si sviluppa quando il vino entra in contatto con troppo ossigeno, oppure quando la solforosa non è sufficiente a proteggere la massa. Può comparire anche dopo l’imbottigliamento, se il tappo non garantisce una chiusura adeguata.

Gli effetti sono:

  • perdita di freschezza
  • aromi stanchi e ossidati
  • colore più scuro
  • gusto piatto e poco dinamico

Un vino con acetaldeide elevata appare vecchio, anche se giovane, e perde la sua vitalità naturale.

Come prevenire i difetti da acidità e composti volatili

La prevenzione è la chiave per evitare questi difetti. Le pratiche più efficaci includono:

  • gestione rigorosa dell’ossigeno
  • uso corretto della solforosa
  • controllo delle fermentazioni
  • igiene costante in cantina
  • monitoraggio microbiologico
  • selezione accurata delle uve

Un ambiente pulito, controllato e ben gestito riduce drasticamente il rischio di acidità volatile, etil acetato e acetaldeide.

Quando intervenire e come correggere

Se il difetto è lieve, si può intervenire con:

  • travasi mirati
  • aggiunta controllata di solforosa
  • filtrazioni specifiche
  • chiarifiche selettive

Nei casi più gravi, il vino può risultare compromesso. L’acidità volatile elevata, ad esempio, non può essere eliminata completamente; l’obiettivo è limitarne l’impatto. Per l’etil acetato e l’acetaldeide, la correzione è possibile solo se il difetto non ha superato la soglia critica.

I difetti da acidità e composti volatili raccontano una storia di squilibri microbiologici e ossidativi. Acidità volatile, etil acetato e acetaldeide sono segnali chiari che qualcosa non ha funzionato in cantina. Capirli, riconoscerli e prevenirli significa proteggere la qualità del vino e la sua identità sensoriale. Un vino sano è un vino che respira, evolve e racconta il suo territorio senza distorsioni.

Buone degustazioni a tutti!

D.B.



sabato 19 settembre 2026

4° Edizione Fiera Vini Piacenza 2026 - L'Artigianato Enologico Italiano ritorna sul palcoscenico di Piacenza Expo

Buongiorno a tutti i wine lovers e professionisti del vino, da VinoDegustando!

Anche quest'anno, dal 14 al 16 novembre 2026, Piacenza Expo ospita la Fiera dei Vini: tre giorni di degustazioni, incontri e scoperte. Un evento pensato per wine lover e professionisti, dove il vino diventa esperienza, cultura e innovazione.

Piacenza Expo propone una mostra mercato che valorizza nuove aziende e territori, con un percorso espositivo funzionale e immersivo. L’obiettivo è chiaro: mettere al centro il visitatore, offrendo un’esperienza completa che unisce degustazione, conoscenza e relazione diretta con i produttori.

La manifestazione si sviluppa su tre giornate: sabato e domenica dedicate agli appassionati, mentre il lunedì è riservato agli operatori del settore commerciale e Ho.Re.Ca., con focus B2B e networking professionale.

Un palcoscenico per l’Italia del vino artigianale

Piacenza torna protagonista con una fiera che promette di superare ogni aspettativa. La città emiliana, diventa per tre giorni il cuore pulsante dell’enologia italiana. Padiglioni moderni, spazi di degustazione e aree tematiche accolgono centinaia di cantine, consorzi e produttori artigianali.

La Fiera dei Vini non è solo un’esposizione: è un racconto collettivo del vino contemporaneo, dove ogni etichetta diventa una storia di territorio, passione e ricerca. Un luogo dove il pubblico incontra chi il vino lo crea, lo studia e lo racconta.

Innovazione e sostenibilità al centro

Il tema del 2026 è innovazione sostenibile. Le aziende presentano tecniche di vinificazione a basso impatto ambientale, packaging ecologico e sistemi di tracciabilità digitale. La sostenibilità non è più una tendenza, ma un valore condiviso.

Molti stand mostrano soluzioni per ridurre l’uso di solfiti, ottimizzare la gestione dell’acqua e valorizzare i sottoprodotti della vinificazione. Un segnale forte: il futuro del vino passa dalla responsabilità ambientale e dalla trasparenza produttiva. Piacenza diventa così un laboratorio di idee, dove la tradizione incontra la tecnologia.

Degustazioni e incontri tecnici

Tra i momenti più attesi, le masterclass dedicate ai vitigni autoctoni e alle nuove frontiere della fermentazione. Sommelier e tecnici guidano degustazioni sensoriali che mettono a confronto stili, territori e annate. Non mancano i workshop su lieviti non‑Saccharomyces, difetti da riduzione e gestione dell’ossigeno in cantina, temi di grande interesse per gli enologi moderni.

Ogni calice diventa occasione di confronto, tra chi produce e chi comunica il vino. La Fiera dei Vini Piacenza è anche un luogo di formazione, dove la ricerca incontra la passione.

Mercato, networking e area food

Accanto alla parte tecnica, la fiera offre un ampio spazio business. Buyer, distributori e importatori internazionali trovano qui un punto d’incontro strategico. Le degustazioni professionali e gli incontri B2B favoriscono relazioni concrete, mentre i talk dedicati al marketing digitale e all’enoturismo aiutano le aziende a comunicare meglio il proprio valore.

Non manca l’area food, con una selezione di produttori gastronomici che raccontano l’Italia del gusto. Formaggi, salumi e specialità regionali accompagnano i vini in un percorso multisensoriale che celebra la cultura enogastronomica italiana.

Un’esperienza per tutti i sensi

Passeggiare tra gli stand significa attraversare l’Italia del vino: dai profumi del Barolo alle note agrumate del Sorbara, dai rossi toscani ai bianchi friulani. Ogni produttore porta con sé un frammento di territorio, un’identità che si traduce in emozione. La Fiera dei Vini Piacenza 2026 è un viaggio sensoriale e culturale, dove il vino diventa linguaggio universale.

Informazioni utili

 Dove: Piacenza Expo

 Servizi: 1000 carrelli disponibili per gli acquisti, sconti ai visitatori per l’ingresso ai musei cittadini Orari di apertura:

  • Sabato e domenica: 11.00 – 19.30
  • Lunedì: 10.00 – 16.30

Piacenza 2026 non è solo una fiera, ma un manifesto del vino che verrà: più consapevole, più sostenibile, più autentico. Un evento che unisce tradizione e innovazione, tecnica e passione. Chi ama il vino, qui troverà il suo futuro in ogni sorso.

E allora, anche in questa occasione, buone degustazioni a tutti!

D.B.



giovedì 17 settembre 2026

15° Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti - FIVI: il cuore pulsante del vino artigiano torna a BolognaFiere

Bentornati cari amici di VinoDegustando!

Dal 21 al 23 novembre, BolognaFiere diventa la casa dei Vignaioli Indipendenti FIVI, un luogo dove il vino non è solo prodotto, ma racconto, gesto, identità. Il 15° Mercato dei Vini si prepara a un’edizione che promette energia, scoperte e un contatto diretto con chi il vino lo crea davvero: i vignaioli.

Un evento che cresce, evolve e coinvolge

Il Mercato dei Vini è ormai, da diversi anni, un appuntamento fisso per appassionati, operatori e curiosi. Ogni anno porta con sé un messaggio chiaro: il vino artigiano è vivo, e la sua forza sta nella relazione tra vigneto, persona e territorio. La 15ª edizione punta a consolidare questo spirito, ampliando spazi, esperienze e possibilità di incontro.

Qui non si parla solo di degustazioni: si parla di storie, di scelte agronomiche, di visioni produttive che diventano calici capaci di emozionare. Ogni banco è un microcosmo, ogni vignaiolo un narratore.

Perché il Mercato dei Vini è diverso da qualsiasi altra fiera

Il Mercato dei Vini non è una mostra, non è un salone, non è un evento glamour. È un mercato vero, dove si compra, si assaggia, si parla, si impara. E soprattutto, è un luogo dove il vino non è filtrato da intermediari: è il vignaiolo stesso a raccontarlo.

Ecco cosa rende questo appuntamento unico:

  • Vino artigiano - ogni bottiglia nasce da scelte indipendenti, lontane da logiche industriali.
  • Territori diversi - dal Nord alle isole, un mosaico di suoli, climi e culture.
  • Dialogo diretto - il produttore è lì, pronto a spiegare ogni dettaglio.
  • Acquisti immediati - si assaggia, si sceglie, si porta a casa.
  • Degustazioni guidate - momenti di approfondimento tecnico e sensoriale.

Cosa aspettarsi dall’edizione 2026

L’edizione di quest’anno promette un respiro ancora più ampio. BolognaFiere offrirà spazi più fluidi, percorsi più chiari e una logistica pensata per accogliere migliaia di visitatori.

Tra le novità più attese:

  • Nuove aree tematiche dedicate ai vitigni autoctoni e ai vini di montagna.
  • Focus a tema con incontri su pratiche agronomiche e gestione del suolo.
  • Masterclass tecniche per approfondire fermentazioni, affinamenti e stili produttivi.
  • Spazi dedicati ai giovani vignaioli che portano nuove idee e nuovi linguaggi nel mondo del vino.

Un viaggio sensoriale che parte dal territorio

Passeggiare tra gli stand significa attraversare l’Italia enologica intera: le colline del Piemonte, le vigne verticali della Valtellina, le terre rosse del Salento, le isole che profumano di vento e macchia mediterranea.

Ogni calice è un frammento di paesaggio. Ogni sorso è un gesto agricolo trasformato in emozione.

Il Mercato dei Vini è questo: un viaggio, un percorso che unisce tecnica e sentimento, agronomia e cultura, tradizione e innovazione.

Perché partecipare?

Perché il Mercato dei Vini è un’esperienza che va oltre il semplice assaggio. È un luogo dove il vino torna ad essere incontro, scambio, conoscenza. Un’occasione per scoprire bottiglie rare, progetti coraggiosi, territori che parlano attraverso il lavoro dei vignaioli.

Dal 21 al 23 novembre, BolognaFiere non sarà solo una fiera: sarà la capitale del vino indipendente.

E come dico sempre, questa volta con maggior enfasi: Buone degustazioni a tutti!

D.B.



 

martedì 15 settembre 2026

Difetti del vino da riduzione: solfuri, mercaptani, eccesso di solforosa libera; cause ed effetti.

Benvenuti su VinoDegustando, dove l'arte si fa vino.

I difetti da riduzione sono tra i più subdoli nel vino: nascono da ambienti poveri di ossigeno e generano odori di uova marce, gomma o cipolla. Capire cause ed effetti di solfuri, mercaptani ed eccesso di solforosa è fondamentale per prevenirli.

La riduzione è l’opposto dell’ossidazione: un ambiente privo di ossigeno dove prevalgono reazioni chimiche che coinvolgono lo zolfo. In piccole dosi, queste condizioni proteggono il vino; ma se l’equilibrio si rompe, emergono aromi sgradevoli e persistenti.

Il vino “ridotto” appare chiuso, poco espressivo, con note sulfuree che coprono il frutto. È un difetto che nasce spesso in cantina, durante la fermentazione o la conservazione in contenitori troppo ermetici, dove i lieviti e i batteri lavorano in carenza di ossigeno.

Solfuri: il primo segnale di squilibrio

I solfuri sono composti volatili contenenti zolfo, prodotti dai lieviti durante la fermentazione. Quando i lieviti sono stressati, per carenza di nutrienti, temperatura errata o eccesso di solfiti, rilasciano idrogeno solforato (H₂S), responsabile dell’odore di uova marce o fiammiferi bruciati.

Questo difetto è immediato e riconoscibile. Nei casi lievi, può attenuarsi con un travaso o una leggera ossigenazione; nei casi gravi, compromette la piacevolezza del vino. La causa principale è una fermentazione squilibrata, dove i lieviti non dispongono di azoto sufficiente o sono bloccati da un ambiente troppo ridotto.

Effetti sensoriali: perdita di freschezza, aromi sgradevoli, sensazione metallica o amara al gusto. Prevenzione: nutrire i lieviti, evitare fermentazioni lente e dosare correttamente i solfiti.

Mercaptani: il difetto che si evolve

Se il vino resta in ambiente ridotto per troppo tempo, i solfuri si trasformano in mercaptani (tioli), composti ancora più pungenti e persistenti. Gli aromi tipici sono di gomma bruciata, aglio, cipolla, gas, lana bagnata o asparago.

I mercaptani si formano quando l’idrogeno solforato reagisce con alcoli o altri composti organici presenti nel vino. Una volta sviluppati, sono difficili da eliminare: anche un’ossigenazione controllata può non bastare. Il vino appare “chiuso”, con un bouquet deformato e un gusto piatto.

Effetti: perdita di complessità, sensazione sulfurea persistente, riduzione della piacevolezza. Prevenzione: evitare lunghi periodi di chiusura ermetica, controllare la temperatura e utilizzare lieviti selezionati con basso potenziale di produzione di tioli indesiderati.

Eccesso di solforosa libera: protezione che diventa difetto

La solforosa (SO₂) è un conservante indispensabile, ma se usata in eccesso può generare odori pungenti e irritanti. Un vino con troppa solforosa libera può ricordare fiammiferi bruciati, medicinali o gas. Oltre all’impatto olfattivo, l’eccesso di SO₂ altera la percezione gustativa, rendendo il vino più duro e meno armonico.

Cause: dosaggi eccessivi, aggiunte ripetute senza analisi, scarsa ventilazione in cantina. Effetti: perdita di equilibrio aromatico, sensazione pungente, riduzione della bevibilità. Prevenzione: dosare la solforosa in base al pH e alla temperatura, utilizzare alternative naturali come tannini o gas inerti.

Riduzione controllata: il lato positivo

Non tutta la riduzione è negativa. In alcuni vini, come certi Chardonnay o Syrah, una riduzione controllata può esaltarne complessità e longevità, proteggendo gli aromi fruttati e minerali. La chiave è il controllo: gestire l’ossigeno con precisione, evitando che il processo degeneri in difetto.

La riduzione “nobile” dona note di pietra focaia, grafite o fiammifero spento, che arricchiscono il bouquet senza compromettere la qualità.

Cause generali dei difetti da riduzione

  • Fermentazioni stressate per carenza di nutrienti o lieviti non idonei.
  • Ambienti troppo chiusi e privi di ossigeno.
  • Eccesso di solfiti o uso improprio di prodotti clorurati.
  • Temperature elevate durante la conservazione.
  • Scarsa igiene o contaminazioni microbiche.

Ogni causa ha un effetto diretto sulla stabilità aromatica e sulla percezione sensoriale del vino.

I difetti da riduzione, quali solfuri, mercaptani, eccesso di solforosa, sono quindi il risultato di un equilibrio chimico alterato. Nascono da ambienti troppo protetti, dove il vino smette di respirare. Capirne cause ed effetti significa difendere la purezza aromatica e la verità sensoriale del vino. Un vino ben gestito respira, evolve e racconta la sua storia senza odori sgradevoli.

Buone degustazioni a tutti!

D.B.



sabato 12 settembre 2026

Lamrusco di Sorbara Metodo Classico Brut "Brutrosso" 2024 - Cantina della Volta

Ben ritrovati su VinoDegustando! Oggi il territorio si fa vino.

Vi porto dentro una nuova degustazione che profuma di territorio, tradizione e cura artigianale. Il protagonista è un altro dei vini assaggiati durante la visita alla Cantina della Volta: il  Lambrusco di Sorbara D.O.C. Spumante Metodo Classico "BRUTROSSO" 2024, una versione moderna e luminosa del Sorbara, capace di unire finezza, freschezza e una sorprendente eleganza sensoriale. Un vino che racconta il territorio Modenese con voce chiara e vibrante, e che merita un approfondimento dedicato.

Il BRUTROSSO nasce da uve di Lambrusco di Sorbara vinificate in purezza, coltivate nelle zone di produzione della denominazione. La vendemmia avviene manualmente, nell’ultima settimana di settembre, con una selezione attenta dei grappoli migliori. Le cassette utilizzate permettono di preservare l’integrità degli acini, evitando schiacciamenti e ossidazioni premature.

La presa di spuma avviene in bottiglia, secondo il Metodo Classico tradizionale. Le bottiglie vengono stoccate a 12°C per almeno 9 mesi, un periodo che permette alle bollicine di affinarsi e al vino di acquisire struttura, equilibrio e complessità. Dopo il rémuage e il dégorgement, si procede con l’aggiunta della liqueur d’expédition, che definisce il profilo finale del vino, e con il confezionamento.

Un percorso tecnico rigoroso, pensato per esaltare la natura del Sorbara e trasformarlo in uno spumante di grande finezza.

Alla vista, il BRUTROSSO si presenta con un colore rosso rubino pallido, luminoso e brillante. Il perlage è sottilissimo, ordinato in catenelle che salgono con ritmo elegante e continuo. È un impatto visivo che conquista subito: pulito, moderno, capace di raccontare la freschezza del vitigno e la precisione del Metodo Classico.

Il naso non è tanto intenso, ma è molto elegante. Le prime sensazioni sono quelle dei piccoli frutti rossi: lampone, fragolina di bosco, ribes e melagrana. A seguire emergono note floreali di rosa, delicate e raffinate, accompagnate da un leggero soffio di pepe bianco, che dona verticalità e un tocco speziato molto fine.

Il bouquet è nitido, pulito, calibrato. Non cerca l’esuberanza, ma punta sulla precisione e sulla grazia aromatica.

In bocca il BRUTROSSO è freschissimo, sapido e verticale. La struttura è snella ma non magra, grazie a una leggera componente glicerica che dona rotondità e morbidezza. Le bollicine sono fini e setose, capaci di accarezzare le papille e accompagnare la progressione del sorso con eleganza.

La corrispondenza con il naso è totale: ritornano i piccoli frutti rossi, la rosa e il pepe bianco. La persistenza è molto lunga, con un finale fresco, pulito, piacevole, dominato dai frutti rossi che invitano a un nuovo assaggio.

Il Lambrusco di Sorbara è spesso associato a vini immediati, freschi, quotidiani. Il BRUTROSSO, invece, dimostra quanto questo vitigno possa salire di livello quando incontra il Metodo Classico e una vinificazione rigorosa.

È un vino:

  • identitario, perché racconta il Sorbara con sincerità;
  • moderno, grazie alla precisione tecnica e alla pulizia aromatica;
  • raffinato, per la finezza del perlage e la delicatezza dei profumi;
  • coinvolgente, grazie alla freschezza e alla persistenza.

Un sorso che unisce tradizione e innovazione, territorio e tecnica, immediatezza e profondità.

Il "BRUTROSSO" 2024 è un vino che sorprende e affascina. È la prova che il Lambrusco di Sorbara, quando trattato con cura e ambizione, può diventare uno spumante di grande eleganza, capace di emozionare e di lasciare il segno.

Un vino da raccontare, da condividere, da amare. E, diciamolo con sincerità, uno di quei vini che rendono difficile fermarsi al primo calice.

Buone degustazioni a tutti!

D.B.




giovedì 10 settembre 2026

Difetti del vino: Tricloroanisolo (TCA) detto anche sentore di tappo.

Benvenuti su VinoDegustando! Iniziamo dal calice, dove tutto parla.

Il sentore di tappo è uno dei difetti più temuti nel vino. Si manifesta con aromi di muffa, cartone bagnato, cantina chiusa o giornale umido, capaci di rovinare anche la bottiglia più pregiata. Il responsabile è il TCA, una molecola potentissima che altera in modo profondo il profilo sensoriale del vino, rendendolo piatto, spento e privo di vita.

Un difetto minuscolo ma devastante

Tra i difetti del vino, il 2,4,6-tricloroanisolo è il più noto e frustrante. Bastano quantità infinitesimali, nell’ordine dei nanogrammi per litro, per coprire gli aromi naturali del vino. Il TCA è percepibile già a parti per trilione, una soglia incredibilmente bassa ma sufficiente per compromettere una bottiglia intera. Il difetto si riconosce da sentori inequivocabili: muffa, cartone bagnato, cantina umida, armadio chiuso, talvolta con note metalliche o amare. Non è solo un cattivo odore: il vino perde intensità, freschezza e complessità, apparendo “morto” ancor prima che “tappato”.

Cos’è il TCA?

Il TCA appartiene alla famiglia degli aloanisoli, composti aromatici capaci di alterare in modo drastico il profilo olfattivo del vino. Oltre al TCA, esistono anche TeCA e TBA, responsabili di difetti simili con sfumature più terrose o stagnanti. Il TCA nasce dalla reazione tra cloro, fenoli e microrganismi come muffe e batteri. Questi elementi possono trovarsi nel sughero, nel legno delle botti, nei pallet, nei materiali di cantina o persino nell’aria. Le muffe trasformano i precursori clorofenolici in aloanisoli attraverso un processo di metilazione, generando la molecola responsabile del difetto.

Come arriva il TCA nel vino

Contrariamente al mito più diffuso, il TCA non proviene solo dal tappo di sughero. Può derivare da molteplici elementi della filiera:

  • sughero naturale contaminato
  • botti, pallet o scaffali trattati con prodotti clorurati
  • materiali di imballaggio esposti a umidità
  • detergenti clorurati usati in cantina

Il TCA può quindi contaminare il vino anche quando il tappo è perfettamente pulito. È un difetto “ambientale”, capace di insinuarsi ovunque e di colpire anche vini di alta gamma.

Perché il sughero è spesso coinvolto

Il sughero naturale, ricavato dalla Quercus suber, è un materiale vivo, poroso ed elastico. Questa sua natura lo rende vulnerabile alla contaminazione da muffe e composti clorurati. Quando i precursori fenolici presenti nel sughero vengono metabolizzati dai microrganismi, si forma TCA, che può migrare nel vino durante la conservazione. Le analisi confermano che il TCA è responsabile del 70–80% dei casi di sentore di tappo, ma non è l’unico aloanisolo coinvolto: anche TBA e TeCA possono generare difetti simili.

Come riconoscere il sentore di tappo

Il difetto si riconosce da segnali chiari:

  • aroma di muffa o cantina chiusa
  • odore di cartone bagnato
  • perdita di intensità aromatica
  • vino piatto, spento, privo di frutto
  • sensazione amara o metallica

Il TCA non rende il vino pericoloso, ma lo rende irrimediabilmente sgradevole. Non esiste rimedio: l’unica soluzione è sostituire la bottiglia.

Prevenzione: l’unica arma efficace

Poiché il difetto non è correggibile, la prevenzione è fondamentale. Le pratiche più efficaci includono:

  • controllo dei tappi con analisi specifiche
  • riduzione dell’uso di prodotti clorurati
  • monitoraggio dell’ambiente di cantina
  • igienizzazione corretta di botti e materiali
  • stoccaggio dei tappi in ambienti asciutti e puliti

Le aziende più avanzate adottano protocolli di controllo qualità rigorosi per evitare contaminazioni lungo tutta la filiera.

Tappature alternative per evitare il problema

Per ridurre il rischio, molte cantine scelgono tappature alternative:

  • tappo sintetico coestruso, ideale per vini giovani
  • microagglomerato tecnico, stabile e sicuro
  • biopolimeri, sostenibili e riciclabili
  • tappo a vite (Stelvin), costante e tecnico
  • tappo in vetro, elegante e neutro
  • tappo corona, perfetto per rifermentati
  • chiusure ibride, sughero + polimero

In conclusione possiamo affermare che il sentore di tappo è un difetto minuscolo nella quantità, ma enorme nelle conseguenze. Conoscere le sue cause, riconoscerlo e prevenirlo è essenziale per proteggere l’integrità del vino e la fiducia del consumatore.

Buone degustazioni a tutti!

D.B.

 

martedì 8 settembre 2026

Informazioni economiche mercato vitivinicolo: Export Italia in crisi

Buongiorno a tutti i fedeli e nuovi lettori di VinoDegustando!

Il mercato vitivinicolo italiano sta attraversando una fase complessa: l’export, da sempre motore di crescita, mostra segnali di rallentamento. Tra costi in aumento, concorrenza internazionale e cambiamenti nei consumi globali, il vino italiano deve ridefinire strategie e prospettive.

Il vino è da sempre ambasciatore dell’Italia nel mondo. Rappresenta cultura, territorio, tradizione e innovazione. Tuttavia, negli ultimi mesi, i dati economici raccontano una realtà meno brillante: l’export vitivinicolo italiano registra un
a contrazione significativa, soprattutto verso mercati storici come Stati Uniti, Germania e Regno Unito.

Le cause sono molteplici: inflazione globale, aumento dei costi di trasporto, tensioni geopolitiche e un cambio di abitudini nei consumatori internazionali. Il risultato è un calo delle esportazioni che mette in discussione la sostenibilità economica di molte aziende, soprattutto quelle medio-piccole, più esposte alle oscillazioni dei mercati.

Secondo le ultime analisi di settore, il valore complessivo dell’export vitivinicolo italiano è sceso di quasi il 7% nei primi 5 mesi quest’anno, rispetto allo stesso periodo del 2025. Il calo è più marcato nei vini fermi, mentre gli spumanti, trainati dal Prosecco, resistono meglio, pur mostrando segnali di saturazione in alcuni mercati.

I principali fattori di crisi:

  • Aumento dei costi di produzione: energia, vetro, logistica e manodopera incidono pesantemente sui margini.
  • Cambio dei gusti internazionali: cresce la domanda di vini più leggeri, biologici e a basso contenuto alcolico.
  • Pressione competitiva: paesi come Spagna, Cile e Australia offrono prodotti di qualità a prezzi più contenuti.
  • Rallentamento economico globale: la riduzione del potere d’acquisto penalizza i consumi premium.

Il vino italiano, pur mantenendo un’immagine di eccellenza, deve affrontare una fase di ripensamento strategico per restare competitivo.

Mercati in evoluzione: dove si perde e dove si resiste

L’Europa resta il principale sbocco commerciale, ma mostra segnali di saturazione. La Germania, primo mercato per volume, registra un calo costante; il Regno Unito, dopo la Brexit, è penalizzato da dazi e costi doganali. Negli Stati Uniti, la concorrenza interna e la forza del dollaro rendono più difficile mantenere quote di mercato.

In controtendenza, crescono le esportazioni verso Asia e Sud America, dove il vino italiano è percepito come prodotto di lusso e simbolo di lifestyle mediterraneo. Mercati come Giappone, Corea del Sud e Brasile offrono nuove opportunità, ma richiedono investimenti mirati in comunicazione e distribuzione.

Strategie per reagire: innovazione e valore

La crisi dell’export non è solo un segnale negativo, ma anche un’occasione per evolvere. Le aziende più dinamiche stanno puntando su:

  • Digitalizzazione: e-commerce, storytelling e marketing esperienziale per raggiungere nuovi consumatori.
  • Sostenibilità: certificazioni ambientali e packaging ecologico come leva di differenziazione.
  • Valorizzazione del territorio: promozione delle denominazioni minori e dei vitigni autoctoni.
  • Collaborazioni internazionali: joint venture e accordi distributivi per consolidare la presenza all’estero.

Il futuro dell’export passa dalla capacità di comunicare valore, non solo prezzo. Il consumatore globale cerca autenticità, trasparenza e identità: elementi che il vino italiano possiede, ma deve saper raccontare con linguaggio contemporaneo.

Il ruolo delle istituzioni e delle fiere

Le istituzioni e gli enti di promozione hanno un ruolo cruciale nel sostenere il settore. Eventi come Vinitaly, ProWein e Wine Paris restano, insieme adaltri eventi internazionali, occasioni strategiche per rilanciare l’immagine del vino italiano nel mondo. Serve però una maggiore sinergia tra produttori, consorzi e governo per affrontare la competizione internazionale con strumenti adeguati.

Incentivi all’export, sostegno alla digitalizzazione e politiche di tutela del made in Italy possono fare la differenza nel medio periodo.

Conclusione: crisi come opportunità

L’export vitivinicolo italiano è in crisi, ma non in declino irreversibile. Il settore ha dimostrato negli anni una straordinaria capacità di adattamento e innovazione. Oggi la sfida è trasformare la difficoltà in opportunità, investendo in qualità, sostenibilità e comunicazione.

Il vino italiano resta un simbolo di eccellenza mondiale. Ritrovare slancio significa tornare a raccontare la sua storia con passione, autenticità e visione.

Buone degustazioni a tutti!

D.B.

 

sabato 5 settembre 2026

Metodo Classico Brut Lambrusco di Sorbara Spumante D.O.C. "36" 2023 - Cantina della Volta

Benvenuti su VinoDegustando, dove ogni vino diventa racconto.

La degustazione di oggi ci porta nuovamente dentro l’universo brillante e rigoroso della Cantina della Volta, che ho visitato nel mese di agosto. Tra le tante etichette assaggiate, anche questa merita un racconto dedicato: il Lambrusco di Sorbara Spumante DOC Brut Metodo Classico “36” 2023, un vino che unisce precisione tecnica, identità territoriale e una sorprendente finezza sensoriale.

Questo Metodo Classico nasce da uve di Lambrusco di Sorbara DOC coltivate nei terreni alluvionali sotto l’argine del fiume Secchia, un ambiente che dona freschezza, sapidità e profumi nitidi. La vendemmia avviene nell’ultima settimana di settembre, con una selezione rigorosa dei grappoli migliori, raccolti esclusivamente a mano in cassette da massimo 15 kg. La cura è totale: i grappoli vengono trattati con delicatezza per evitare qualsiasi danneggiamento durante il trasporto e l’arrivo in cantina.

La pressatura soffice segue criteri di frazionamento molto precisi, così da ottenere un mosto fiore puro e fine. Dopo la chiarifica, il mosto fermenta in tini d’acciaio a temperatura controllata, mantenendo intatti i profumi varietali. Passano almeno sei mesi prima dell’aggiunta dei lieviti selezionati per la presa di spuma. Le bottiglie vengono poi disposte orizzontalmente e rimangono in affinamento per 36 mesi a temperatura costante a 12°C. Il percorso si chiude con rémuage, dégorgement e dosaggio della liqueur d’expédition, che definisce il profilo finale del vino.

Ma ora osserviamolo e ascoltiamolo:

Alla vista, il “36” 2023 si presenta con un colore rosso lampone, limpido e luminoso. Il perlage è abbondante, fine, ordinato in catenelle persistenti che salgono con ritmo elegante. È un impatto visivo che sorprende: un Metodo Classico rosso così brillante e delicato non è comune, e già dal primo sguardo racconta la sua identità.

Il naso è abbastanza intenso, ma soprattutto elegantissimo. Le note principali sono quelle dei piccoli frutti rossi: lampone, fragolina di bosco, ribes e melagrana. Accanto a queste sensazioni fruttate emergono note floreali di garofano, tocchi balsamici di erbe alpine fresche e una sfumatura speziata di zenzero, che dona dinamismo e profondità. Il bouquet è pulito, nitido, ben definito. Non c’è nulla fuori posto: ogni aroma è calibrato, ogni dettaglio è armonico.

In bocca il “36” 2023 è freschissimo, sapido, glicerico e perfettamente equilibrato. La corrispondenza con il naso è totale: ritornano i piccoli frutti, le note floreali e la freschezza balsamica. La struttura è armonica, la bollicina è cremosa e fine, la progressione è lineare ma ricca. La persistenza è infinita, davvero sorprendente per un Sorbara Metodo Classico. Il finale è balsamico‑floreale, piacevolissimo, pulito, invitante. E sì, lo ammetto: è uno di quei vini che “invogliano a scolarsi tutta la bottiglia”, anche se non è da me dirlo… ma quando la qualità chiama, la sincerità risponde.

Perché questo Sorbara è speciale

Il Lambrusco di Sorbara è spesso associato a vini immediati, freschi, quotidiani. Qui, invece, la Cantina della Volta dimostra quanto questo vitigno possa salire di livello quando incontra rigore tecnico, selezione estrema e un Metodo Classico di lunga maturazione.

Il risultato è un vino:

  • identitario, perché racconta il territorio del Secchia;
  • moderno, grazie alla precisione della vinificazione;
  • raffinato, per la finezza del perlage e la pulizia aromatica;
  • coinvolgente, per la sua freschezza e la sua persistenza.

Il “36” 2023 è un sorso di Modena autentica, un vino che unisce tradizione e innovazione, tecnica e sensibilità. È la prova che il Lambrusco di Sorbara, quando trattato con rispetto e ambizione, può diventare un grande spumante, capace di emozionare e di lasciare il segno.

Un vino da raccontare, da condividere, da amare. E, perché no, da finire fino all’ultima goccia.

Buone degustazioni a tutti!

D.B.