VinoDegustando
VinoDegustando è un blog dedicato a chi ama il vino e cerca segnalazioni autentiche su etichette di piccole e medio-piccole Cantine. L’autore condivide pareri personali su vini meno noti, con l’intento di creare un archivio utile, esprimendo sempre opinioni rispettose del lavoro e della passione dei produttori.
sabato 10 ottobre 2026
Metodo Classico Dosaggio Zero "Il Mattaglio" S.A. - Cantina della Volta
giovedì 8 ottobre 2026
I vini della Mosella
Buona giornata a tutti da VinoDegustando!
Tra i paesaggi viticoli più suggestivi d’Europa,
la Mosella rappresenta una delle culle dell’enologia mondiale. Qui, tra pendii
vertiginosi, vigneti terrazzati e anse sinuose del fiume, nascono vini di
straordinaria finezza che da secoli affascinano appassionati e critici. La
regione della Mosella è oggi considerata il regno indiscusso del Riesling,
vitigno capace di esprimere in modo unico il territorio e di regalare bottiglie
longeve, minerali e incredibilmente eleganti.
La Mosella si trova nella Germania occidentale e
prende il nome dall’omonimo fiume che attraversa la regione per poi confluire
nel Reno. L’area vitata si sviluppa lungo il corso della Mosella e dei suoi
principali affluenti, Saar e Ruwer, formando un mosaico di vigneti che si
estende tra colline spettacolari e piccoli villaggi storici.
Ciò che rende questa zona davvero unica sono le
pendenze estreme. Alcuni vigneti raggiungono inclinazioni superiori al 60%,
rendendo impossibile qualsiasi meccanizzazione e obbligando i viticoltori a
svolgere gran parte delle operazioni manualmente. Questa viticoltura eroica
contribuisce alla qualità e alla personalità dei vini prodotti.
Il clima è relativamente fresco e consente una
maturazione lenta delle uve. Il fiume svolge una funzione fondamentale,
riflettendo la luce solare e mitigando le escursioni termiche. A ciò si
aggiungono i celebri terreni di ardesia, capaci di accumulare calore durante il
giorno e rilasciarlo gradualmente durante la notte.
I suoli di
ardesia: il segreto dell’identità della Mosella
Parlare dei vini della Mosella significa
inevitabilmente parlare dell’ardesia. Questo suolo, presente in diverse
tonalità che spaziano dal grigio al blu fino al rosso, rappresenta uno degli
elementi distintivi della regione.
L’ardesia garantisce un eccellente drenaggio
delle acque e favorisce lo sviluppo di apparati radicali profondi. Il risultato
sono vini caratterizzati da una notevole tensione gustativa, una marcata
freschezza e una raffinata impronta minerale.
Nei migliori Riesling della Mosella emergono
spesso profumi di agrumi, mela verde, pesca bianca, erbe aromatiche e leggere
note fumé che richiamano proprio la natura geologica del territorio.
Denominazioni
e classificazioni dei vini della Mosella
La regione è identificata dalla denominazione
Mosel, considerata una delle tredici aree vitivinicole ufficiali della
Germania. Al suo interno si trovano alcuni dei vigneti più prestigiosi del
Paese, celebri per la produzione di vini bianchi di altissimo livello.
Il sistema tedesco di classificazione valorizza
soprattutto il grado di maturazione delle uve al momento della vendemmia. Tra
le tipologie più conosciute figurano Kabinett, Spätlese e Auslese, categorie
che identificano differenti livelli di concentrazione e complessità.
I vini Kabinett sono generalmente più leggeri e
delicati, con una freschezza vibrante che li rende particolarmente versatili a
tavola. Gli Spätlese presentano maggiore struttura e intensità aromatica,
mentre gli Auslese offrono una ricchezza superiore e possono raggiungere
straordinari livelli di longevità.
Accanto ai vini dolci o abboccati, la Mosella
produce oggi anche eccellenti Riesling secchi, sempre più apprezzati dai
consumatori internazionali.
I vitigni
della Mosella
Il protagonista assoluto della viticoltura locale
è il Riesling. Nessun altro vitigno riesce a interpretare il territorio
della Mosella con la stessa precisione ed eleganza, traducendo nel bicchiere le
caratteristiche climatiche e geologiche della regione.
Il Riesling della Mosella si distingue per
profumi raffinati, acidità brillante e alcol moderato. Con l’invecchiamento
sviluppa aromi complessi che ricordano miele, frutta candita, idrocarburi e
spezie delicate, mantenendo sempre una sorprendente freschezza.
Accanto al Riesling sono presenti varietà meno
diffuse come Müller-Thurgau, Elbling, Weißburgunder, noto in Italia come
Pinot Bianco, e Grauburgunder, equivalente del Pinot Grigio. Tuttavia,
queste rappresentano una quota molto inferiore rispetto al vitigno simbolo
della regione.
Perché i vini
della Mosella conquistano gli appassionati
I vini della Mosella godono di una reputazione
internazionale grazie alla loro capacità di combinare eleganza, leggerezza e
profondità aromatica. Sono vini che non puntano sulla potenza, ma sulla
finezza e sull’equilibrio.
La combinazione tra clima fresco, terreni di
ardesia e tradizione vitivinicola secolare genera bottiglie riconoscibili e
ricche di personalità. Dai Riesling secchi ai grandi vini da vendemmia tardiva,
ogni etichetta racconta una storia fatta di paesaggi spettacolari, lavoro
manuale e profondo legame con il territorio.
Per chi desidera scoprire una delle espressioni
più autentiche del vino europeo, la Mosella rappresenta una tappa
imprescindibile: una regione capace di offrire emozioni uniche e alcuni dei
bianchi più affascinanti del panorama mondiale.
Buone degustazioni a tutti!
D.B.
martedì 6 ottobre 2026
Vino dealcolato: Moda o realtà?
Buongiorno a tutti i lettori di VinoDegustando!
Fino
a pochi anni fa il vino dealcolato era considerato una curiosità destinata a
occupare uno spazio marginale nel panorama enologico. Oggi, invece, rappresenta
uno dei temi più discussi tra produttori, consumatori e professionisti del
settore. La crescita dell’offerta, l’interesse dei media e l’evoluzione della
domanda stanno spingendo sempre più aziende vinicole a investire in questa
categoria. Ma il vino dealcolato è davvero il futuro oppure si tratta soltanto
di una tendenza del momento?
Per
rispondere a questa domanda è necessario comprendere cosa sia realmente un vino
dealcolato. A differenza di quanto molti pensano, non nasce come una semplice
bevanda aromatizzata che imita il vino. Il processo produttivo parte da una
normale vinificazione: l’uva viene fermentata e trasformata in vino, dopodiché
l’alcol viene rimosso totalmente o parzialmente attraverso specifiche
tecnologie. L’obiettivo è conservare il più possibile profumi, aromi e
caratteristiche organolettiche del prodotto originale.
L’interesse
crescente verso il vino dealcolato è strettamente legato ai cambiamenti delle
abitudini di consumo. Sempre più persone prestano attenzione al benessere
fisico e alla qualità della vita, adottando uno stile alimentare più
equilibrato. In questo scenario, la possibilità di gustare un calice senza
assumere alcol appare particolarmente interessante. Molti consumatori non
desiderano rinunciare al rituale del vino durante una cena, un aperitivo o una
celebrazione, ma cercano una soluzione più compatibile con le proprie esigenze
quotidiane.
Tra
le principali motivazioni d’acquisto emerge proprio la ricerca del benessere.
Chi desidera limitare il consumo di alcol può trovare nel vino dealcolato una
valida alternativa per continuare a vivere momenti conviviali senza sensi di
colpa o rinunce. A questo si aggiunge l’attenzione per il contenuto calorico:
eliminando l’alcol, infatti, il prodotto può risultare meno calorico rispetto a
molte etichette tradizionali.
Anche
l’aspetto della sicurezza svolge un ruolo importante. Chi deve guidare dopo un
pranzo di lavoro, una degustazione o una cena tra amici può scegliere un vino
dealcolato senza preoccuparsi degli effetti dell’alcol. Questa caratteristica
lo rende particolarmente interessante anche per professionisti, operatori della
ristorazione e persone che desiderano mantenere lucidità e concentrazione.
Il
mercato sta inoltre intercettando esigenze sempre più diversificate. Donne in
gravidanza o in fase di allattamento, consumatori che seguono specifici
principi religiosi, sportivi e persone impegnate in periodi di detox alimentare
rappresentano segmenti di pubblico in continua crescita. Per tutti loro il vino
dealcolato offre la possibilità di partecipare a brindisi, feste e occasioni
conviviali senza sentirsi esclusi.
Un
altro fattore chiave riguarda l’evoluzione generazionale. I giovani consumatori
mostrano spesso un rapporto diverso con l’alcol rispetto alle generazioni
precedenti. L’interesse si concentra maggiormente sull’esperienza, sulla
qualità e sulla moderazione. In questo contesto, il vino dealcolato non viene
percepito come una rinuncia, ma come una scelta consapevole e moderna.
Dal
punto di vista tecnologico, il settore ha compiuto enormi passi avanti. Le
prime versioni di vini dealcolati erano spesso caratterizzate da profumi
limitati e da una struttura poco convincente. Oggi, grazie a tecniche sempre
più sofisticate, molte aziende riescono a preservare una parte significativa
del patrimonio aromatico del vino, offrendo prodotti decisamente più
interessanti rispetto al passato. Sebbene i migliori vini tradizionali
continuino a rappresentare un punto di riferimento difficilmente raggiungibile,
il miglioramento qualitativo è evidente.
Naturalmente
il dibattito resta aperto. Molti wine lovers sostengono che l’alcol sia una
componente essenziale dell’identità del vino, capace di contribuire a
struttura, equilibrio e complessità. Secondo questa visione, eliminare l’alcol
significherebbe modificare profondamente la natura stessa del prodotto. Altri
appassionati, invece, ritengono che il vino dealcolato non debba essere
giudicato come un sostituto del vino tradizionale, ma come una categoria
complementare destinata a soddisfare esigenze differenti.
Anche
il mondo della ristorazione sembra aver compreso il potenziale di questa nuova
proposta. Sempre più ristoranti, wine bar e strutture alberghiere inseriscono
vini dealcolati nelle proprie carte, offrendo abbinamenti dedicati e ampliando
le opportunità di scelta per i clienti.
Allora,
il vino dealcolato è moda o realtà? Probabilmente entrambe le cose. È una
tendenza nata da profondi cambiamenti culturali e sociali, ma è anche una
realtà commerciale sempre più concreta. Non sostituirà le grandi denominazioni
storiche né i vini da collezione, ma potrebbe conquistare uno spazio stabile
nel mercato globale. Per il settore vitivinicolo rappresenta un’opportunità di
innovazione; per i consumatori, una possibilità in più. E in un mondo dove la
libertà di scelta conta sempre di più, il vino dealcolato sembra avere tutte le
carte in regola per restare protagonista ancora a lungo.
Buone degustazioni a tutti!
D.B.
sabato 3 ottobre 2026
Colli Tortonesi D.O.C. Timorasso Riserva "San Leto" 2020 - Az. Agr. Carlo Daniele Ricci
Carissimi amici di VinoDegustando, ben tornati e buon we!
Tra le colline più vocate del Piemonte, nel cuore dei Colli Tortonesi, ci sono vini capaci di raccontare il territorio con una spettacolare precisione. È il caso del Colli Tortonesi Timorasso Riserva San Leto 2021, etichetta firmata da Daniele Ricci, vignaiolo appassionato e autentico interprete del Timorasso.
Si tratta di un vino che conosco bene e che ho
avuto l’opportunità di degustare in diverse annate. Anche questa volta il San
Leto conferma una continuità qualitativa impressionante, dimostrando
come esperienza, sensibilità agronomica e rispetto per il territorio possano
tradursi in un vino dalla forte identità.
Il San Leto nasce da uve Timorasso in purezza,
provenienti dall’omonimo vigneto situato a Costa Vescovato, nei Colli
Tortonesi. L’appezzamento si estende per circa due ettari e si trova a
un’altitudine di circa 290 metri sul livello del mare.
Uno degli elementi distintivi di questa zona è
rappresentato dalle celebri marne tortoniane, suoli che conferiscono ai
vini tensione, profondità e una marcata impronta minerale. Le vigne, impiantate
tra il 1986 e il 1992, sono allevate a spalliera con filari disposti a
cavalcapoggio. La potatura Guyot, mantenuta su 5-6 gemme, e una resa contenuta
attorno ai 4.000 kg per ettaro, consentono di ottenere grappoli particolarmente
sani e concentrati.
Sono proprio queste condizioni a permettere al
Timorasso di esprimere il proprio carattere più autentico, regalando vini
complessi, longevi e ricchi di personalità.
Vinificazione
e affinamento: massima fedeltà al vitigno
La raccolta delle uve viene effettuata
manualmente nei primi giorni di ottobre, con un’attenta selezione dei grappoli
già in vigneto. Una scelta fondamentale per preservare l’identità del vitigno e
valorizzare il terroir di origine.
Dopo una pressatura soffice, la fermentazione
prende avvio grazie ai lieviti autoctoni. Il mosto rimane a contatto con le
bucce per circa dieci giorni con la tecnica del cappello sommerso, pratica che
consente di aumentare struttura, complessità e profondità aromatica.
Terminata la fermentazione, il vino affronta un
lungo percorso di maturazione. Il primo passaggio prevede dodici mesi di
affinamento in grandi botti di legno di acacia, materiale capace di
accompagnare il vino senza sovrastarne il carattere varietale. Successivamente
il San Leto riposa almeno per altri dodici mesi in bottiglia, tempo necessario
per raggiungere maggiore armonia ed equilibrio.
L’imbottigliamento avviene senza filtrazioni né
chiarifiche, una scelta coerente con la filosofia produttiva di Daniele Ricci e
finalizzata a preservare integralmente l’espressività del Timorasso.
Ma ora
diamogli la possibilità di esprimersi:
nel calice il vino si presenta con un colore giallo
orange intenso, brillante e luminoso, indice di una lavorazione che punta
sulla qualità.
L’esame olfattivo è ampio, raffinato e
particolarmente coinvolgente. Le prime percezioni richiamano il cedro maturo
e gli agrumi evoluti, seguite da note di miele, zenzero e pistilli di
zafferano. Con il passare dei minuti emergono sfumature più profonde che
ricordano il caramello, accompagnate da evidenti richiami minerali e
sensazioni solforose. Il quadro aromatico si completa con eleganti
accenti iodati e balsamici che contribuiscono a rendere il profilo
olfattivo dinamico e affascinante.
Al palato mostra immediatamente una straordinaria
freschezza. La marcata sapidità si integra perfettamente con una componente
glicerica ben presente che dona volume e rotondità. La
corrispondenza tra naso e bocca è eccellente, mentre equilibrio e armonia
accompagnano una progressione gustativa lunga e coerente. Il finale è
particolarmente coinvolgente: la balsamicità e la componente minerale ritornano
con decisione, lasciando una sensazione di grande freschezza e succosità. È uno
di quei vini che invitano naturalmente al sorso successivo grazie alla capacità
di coniugare complessità e bevibilità.
Assaggiare il Colli Tortonesi Timorasso
Riserva San Leto significa confrontarsi con una delle interpretazioni più
convincenti e particolari di questo straordinario vitigno piemontese. Annata
dopo annata, il lavoro di Daniele Ricci continua a esprimere una coerenza
stilistica rara, mantenendo intatta la capacità di emozionare.
Il San Leto 2021 è un vino profondo, territoriale
e autentico, capace di raccontare con estrema chiarezza le marne dei Colli
Tortonesi e il carattere unico del Timorasso. Un’etichetta che non mi ha mai
deluso e che ancora una volta conferma il talento di un vignaiolo appassionato,
che conosce perfettamente il proprio territorio.
Complimenti a Daniele Ricci: anche questa volta
il risultato è di altissimo livello. Un Timorasso di grande personalità,
destinato a lasciare il segno nel panorama dei grandi bianchi italiani.
Buone degustazioni a tutti!
D.B.
giovedì 1 ottobre 2026
Concetti generali della degustazione di un vino: mini guida per wine lovers
Bentornati su VinoDegustando carissimi wine lovers!
Degustare un vino non significa semplicemente
assaggiarlo. È un’esperienza che coinvolge i sensi, la curiosità e la capacità
di interpretare ciò che il calice racconta. Ogni bottiglia racchiude una storia
fatta di territorio, vitigno, clima e lavoro umano. Per questo motivo,
comprendere i concetti generali della degustazione del vino permette ai wine
lovers di vivere ogni assaggio in modo più consapevole e appagante.
La degustazione è un percorso che si sviluppa
attraverso tre fasi fondamentali: analisi visiva, analisi olfattiva e analisi
gustativa. Questi passaggi consentono di raccogliere informazioni preziose
sulla qualità, sullo stile e sull’evoluzione del vino, trasformando un semplice
sorso in un viaggio sensoriale.
L’importanza
dell’analisi visiva
Il primo contatto con il vino avviene attraverso
gli occhi. Osservare il colore, la limpidezza e la consistenza, offre già
numerosi indizi sulle sue caratteristiche.
Nei vini bianchi, le tonalità possono variare dal
giallo paglierino fino al dorato intenso, mentre nei vini rossi si passa dal
rubino brillante al granato e al mattone nei prodotti più evoluti. Anche la
trasparenza può raccontare qualcosa: un vino limpido e brillante trasmette
spesso precisione e cura nella produzione.
Un altro aspetto interessante riguarda la
consistenza. Facendo ruotare delicatamente il vino nel bicchiere si possono
osservare gli archetti o “lacrime” che si formano sulle pareti. Una maggiore
viscosità può indicare una presenza più elevata di alcol o di sostanze
estrattive.
Il fascino
dell’analisi olfattiva
Il momento più coinvolgente della degustazione è quello
dedicato ai profumi. L’olfatto rappresenta infatti uno degli strumenti più
potenti per comprendere la complessità di un vino.
Avvicinando il naso al calice si percepiscono
innanzitutto i profumi più immediati, definiti aromi primari, derivanti dal
vitigno. Possono richiamare fiori, frutta fresca, agrumi, erbe aromatiche o
spezie.
Successivamente emergono gli aromi secondari,
legati ai processi di vinificazione e fermentazione. Sentori di pane, lievito,
yogurt o burro sono esempi tipici di questa categoria.
Infine troviamo gli aromi terziari, che si
sviluppano durante l’affinamento e l’evoluzione del vino. Nei vini maturi, a
seconda della tipologia, possono comparire note di tabacco, cuoio, sottobosco,
miele, cacao o frutta secca, pietra focaia, grafite, goudron, ecc.
Allenare la memoria olfattiva è uno degli
esercizi più utili per ogni appassionato. Più si sviluppa la capacità di
riconoscere gli aromi, più la degustazione diventa precisa e affascinante.
La fase
gustativa: equilibrio e personalità
Dopo aver osservato e annusato il vino arriva il
momento dell’assaggio. In questa fase si valutano struttura, equilibrio e
persistenza.
Nei vini bianchi si presta particolare attenzione
alla freschezza e alla sapidità. L’acidità dona vitalità e rende il sorso
dinamico, mentre la componente minerale può contribuire a una sensazione di
maggiore complessità.
Nei vini rossi entrano in gioco anche i tannini,
sostanze naturalmente presenti nelle bucce e nei vinaccioli dell’uva. Quando
sono ben integrati regalano struttura ed eleganza; se risultano troppo
aggressivi possono rendere il vino meno armonico.
L’alcol contribuisce invece alla morbidezza e
alla sensazione di calore. Un grande vino riesce a bilanciare tutte queste
componenti senza che nessuna prevalga sulle altre.
Particolarmente importante è la persistenza
aromatica intensa, ossia il tempo durante il quale le sensazioni gustative
rimangono percepibili dopo la deglutizione. Una lunga persistenza è spesso
indice di qualità e complessità.
Il ruolo
dell’ambiente nella degustazione
Per apprezzare pienamente un vino è fondamentale
creare le condizioni ideali. La temperatura di servizio, il bicchiere
utilizzato e l’ambiente circostante influenzano notevolmente la percezione
sensoriale, soprattutto agli assaggiatori meno esperti.
Una temperatura troppo bassa tende a comprimere
profumi e sapori, mentre una temperatura eccessiva può enfatizzare la
componente alcolica. Anche il bicchiere svolge un ruolo essenziale: una forma
adeguata favorisce la corretta concentrazione degli aromi e migliora
l’esperienza complessiva.
È consigliabile degustare in un ambiente privo di
odori intensi, con una buona illuminazione e senza distrazioni eccessive, per
concentrarsi completamente sulle sensazioni offerte dal vino.
Degustare per
conoscere e apprezzare
La degustazione del vino non deve essere vista
come un esercizio riservato agli esperti e professionisti. Al contrario,
rappresenta uno strumento straordinario per imparare a conoscere meglio ciò che
si beve e sviluppare una maggiore sensibilità verso il patrimonio enologico.
Ogni bottiglia offre l’opportunità di scoprire
sfumature nuove, confrontare stili diversi e comprendere il legame profondo tra
vino e territorio. Per i wine lovers, imparare i concetti fondamentali della
degustazione significa trasformare ogni calice in un’esperienza più ricca,
coinvolgente e memorabile, capace di valorizzare il piacere autentico del vino.
E allora buone degustazioni a tutti!
D.B.
martedì 29 settembre 2026
Merano WineFestival 2026: 35 anni di eccellenza tra vino, alta cucina ed eleganza senza tempo
Carissimi amici di VinoDegustano buongiorno!
Dal 6 al 10 novembre 2026, il Merano WineFestival raggiunge uno storico traguardo: la 35ª edizione di una delle manifestazioni enogastronomiche più prestigiose d’Europa. Nella splendida cornice del Kurhaus di Merano, simbolo dell’eleganza Liberty altoatesina, produttori, professionisti e appassionati si ritroveranno per celebrare il meglio del vino, del food, degli spirits e della birra artigianale.
Fondato nel 1992 da Helmuth Köcher, il festival ha saputo costruire negli anni una reputazione unica, diventando un punto di riferimento internazionale per chi ricerca qualità, autenticità e innovazione. L’edizione 2026 si annuncia particolarmente significativa, non solo per l’importante anniversario, ma anche per il tema che guiderà l’intera manifestazione: la bellezza e l’eleganza.
Merano WineFestival 2026: un anniversario che guarda al futuro
Trentacinque anni rappresentano un traguardo prestigioso per un evento che ha saputo evolversi mantenendo intatta la propria identità. Dal 6 al 10 novembre, Merano tornerà a essere la capitale delle eccellenze enogastronomiche, ospitando le migliori produzioni italiane e internazionali selezionate secondo i rigorosi standard della guida The WineHunter.
L’obiettivo sarà ancora una volta quello di creare un’esperienza immersiva, capace di valorizzare il lavoro dei produttori e di raccontare il legame profondo tra territorio, cultura e tradizione. Un viaggio sensoriale che unisce degustazioni, incontri, approfondimenti e momenti esclusivi dedicati agli operatori del settore e al grande pubblico.
I numeri che confermano il successo della manifestazione
La nuova edizione parte da basi estremamente solide. Il Merano WineFestival 2025 ha registrato risultati di grande rilievo, confermando il ruolo centrale dell’evento nel panorama internazionale.
Nel corso delle cinque giornate sono stati accolti circa 8.000 visitatori, tra cui oltre 3.000 professionisti del settore. Hanno partecipato 1.300 aziende provenienti da diversi Paesi, con più di 2.000 vini in degustazione e 150 buyer selezionati da 32 nazioni. A testimoniare la rilevanza dell’appuntamento, oltre 300 giornalisti accreditati e più di 3 milioni di visualizzazioni sui canali social ufficiali.
Numeri che evidenziano la crescente attrattività di un format capace di coniugare esclusività, competenza e forte impatto mediatico.
Bellezza ed eleganza protagoniste della 35ª edizione
Dopo aver dedicato l’edizione precedente agli artefici del gusto, il Merano WineFestival 2026 sceglie di porre al centro della scena due concetti che ne rappresentano l’essenza più autentica: bellezza ed eleganza.
Non si tratta soltanto di un richiamo estetico. L’eleganza viene interpretata come equilibrio, armonia, precisione e cura del dettaglio. Gli stessi valori che si ritrovano in un grande vino, in una creazione gastronomica di livello o nell’arte della produzione artigianale.
Il contesto del Kurhaus amplifica perfettamente questo messaggio. La storica architettura Liberty e l’atmosfera mitteleuropea di Merano creano infatti una scenografia naturale che esalta il dialogo tra cultura, tradizione e innovazione.
Il programma: cinque giorni tra degustazioni e novità
La formula vincente del festival sarà confermata anche per il 2026, con un calendario ricco di appuntamenti.
L’inaugurazione del 6 novembre sarà affidata a TasteTerroir – bio&dynamica, spazio dedicato alla viticoltura sostenibile e alle produzioni che valorizzano il rispetto dell’ambiente e della biodiversità.
Grande attenzione sarà riservata anche alle nuove tendenze del mercato, con la presenza di vini no-low alcohol, sempre più richiesti dai consumatori, insieme a progetti che recuperano antiche pratiche produttive, come la vinificazione in anfora.
Accanto alla tradizione, non mancherà l’innovazione. Tra le proposte più curiose spiccano infatti i vini affinati sott’acqua, espressione di una ricerca enologica in continuo movimento.
Dal 7 al 9 novembre sarà invece protagonista The Festival, l’esposizione dedicata alle migliori etichette italiane e internazionali selezionate dalla guida The WineHunter.
Parallelamente, la GourmetArena ospiterà la sezione Culinaria, con showcooking, degustazioni e incontri dedicati al mondo food, beer e spirits.
A chiudere la manifestazione, martedì 10 novembre, sarà Catwalk Champagne&more, la giornata interamente dedicata alle grandi bollicine, con un focus speciale su Champagne e Metodo Classico italiano.
The WineHunter Award: la ricerca dell’eccellenza assoluta
Il cuore pulsante del Merano WineFestival resta rappresentato dalle selezioni della guida The WineHunter, frutto del lavoro delle commissioni di degustazione coordinate da Helmuth Köcher.
Ogni anno vengono valutate migliaia di referenze appartenenti ai settori wine, food, spirits e beer. I migliori prodotti ricevono i prestigiosi riconoscimenti WH Award Rosso, Gold e Platinum.
Proprio il livello Platinum, assegnato alle eccellenze che superano i 96 punti, sarà uno dei protagonisti dell’edizione 2026. Una speciale cerimonia celebrerà infatti le etichette che rappresentano il vertice qualitativo delle selezioni The WineHunter, confermando il ruolo del premio come una delle certificazioni più autorevoli del comparto enogastronomico.
Con il suo mix di prestigio, innovazione e cultura del gusto, il Merano WineFestival 2026 promette dunque di essere molto più di una semplice manifestazione: un evento capace di raccontare l’eccellenza italiana e internazionale attraverso il linguaggio universale dell’eleganza.
Oggi ancor più che mai, buone degustazioni a tutti i fortunati che parteciperanno al Merano Wine Festival 2026!
D.B.
sabato 26 settembre 2026
Lambrusco di Sorbara D.O.C. Frizzante Secco "Rimosso" 2025 - Cantina della Volta
Carissimi amici di VinoDegustando, bentornati dove si parla di vini che nascono da scelte precise e dal territorio.
Per il vino di oggi, la mia scelta è ricaduta su di un altro vino assaggiato ad Agosto di quest’anno, durante la mia visita alla Cantina della Volta di Bomporto in provincia di Modena: il
Nel panorama dei vini emiliani di qualità, il Lambrusco di Sorbara DOC “Rimosso” rappresenta una delle espressioni più autentiche e identitarie del territorio modenese. Un vino rosso frizzante secco che affonda le proprie radici nella tradizione contadina della rifermentazione naturale in bottiglia, valorizzando il carattere unico del vitigno Sorbara e dei terreni alluvionali che costeggiano il fiume Secchia.
Prodotto esclusivamente da uve Lambrusco di Sorbara DOC vinificate in purezza, il “Rimosso” nasce da una selezione accurata delle migliori parcelle vitate. Le uve vengono raccolte a mano durante l'ultima settimana di settembre e deposte in cassette da 15 chilogrammi, una scelta che permette di preservare l'integrità dei grappoli fino al momento della lavorazione. La cura artigianale riservata alla vendemmia è il primo passo verso un vino che punta sulla qualità e sull'espressione più fedele del territorio.
La vinificazione segue un percorso rispettoso della materia prima. Dopo la raccolta, le uve vengono sottoposte a una delicata macerazione a freddo in pressa, tecnica che consente di estrarre aromi e colore mantenendo intatta la freschezza varietale. La prima fermentazione alcolica avviene successivamente in vasche d'acciaio a temperatura controllata, dove il mosto sviluppa equilibrio e precisione aromatica.
Dopo almeno sei mesi di attesa, il vino viene imbottigliato per avviare il suo secondo e più affascinante percorso evolutivo. Le bottiglie vengono conservate a una temperatura costante di 12°C, condizione ideale per la fermentazione naturale in bottiglia. Durante questa fase i lieviti completano il loro lavoro, arricchendo il vino di complessità e contribuendo alla formazione di un leggero deposito sul fondo. È proprio questa presenza di lieviti a distinguere il “Rimosso”, un vino che non ricerca la perfezione estetica della limpidezza assoluta, ma esalta autenticità, carattere e tradizione.
Alla vista si presenta con un elegante colore rubino chiaro, tipico del Lambrusco di Sorbara, accompagnato da una lieve velatura dovuta alla presenza dei lieviti. Un aspetto che racconta immediatamente la sua natura viva e artigianale, invitando il degustatore a scoprire ciò che si cela nel bicchiere.
Il profilo olfattivo colpisce per finezza più che per intensità. Il bouquet si sviluppa con delicatezza e precisione, proponendo note fragranti di lampone, ribes rosso e fragolina di bosco. I piccoli frutti rossi emergono con eleganza e freschezza, accompagnati da leggere sfumature di pan brioche, derivanti dal lungo contatto con i lieviti durante la rifermentazione. Il risultato è un aroma raffinato, mai invadente, che combina immediatezza e complessità.
In bocca il Lambrusco di Sorbara DOC “Rimosso” conferma pienamente le sensazioni percepite al naso. L'ingresso è fresco e dinamico, sostenuto da una piacevole sapidità che riflette l'origine dei terreni alluvionali del Secchia. Le bollicine risultano particolarmente fini e setose, contribuendo a una tessitura cremosa ma agile, capace di esaltarne la bevibilità.
La componente fruttata torna protagonista anche al palato, dove lampone, ribes e fragoline si intrecciano con sfumature più agrumate di pompelmo rosa, che donano ulteriore slancio gustativo. A completare il quadro emergono delicate note speziate di pepe bianco, capaci di aggiungere profondità e carattere senza compromettere l'equilibrio complessivo. La progressione gustativa è armoniosa e coinvolgente, sostenuta da una straordinaria freschezza.
Uno degli aspetti più interessanti del “Rimosso” è la sua persistenza. Il finale, lungo e pulito, richiama nuovamente i piccoli frutti di bosco e lascia una sensazione fresca e succosa che invita immediatamente a un nuovo sorso. È proprio questa capacità di coniugare complessità, leggerezza e bevibilità a renderlo un vino estremamente versatile e moderno.
Perfetto come aperitivo, questo Lambrusco di Sorbara si abbina splendidamente ai salumi emiliani, alle fritture leggere, ai tortellini in brodo, alle carni bianche e ai piatti della tradizione modenese. La sua freschezza e la delicata effervescenza ne fanno inoltre un compagno ideale per tutta la tavola.
Il Lambrusco di Sorbara DOC “Rimosso” è la dimostrazione che la tradizione può ancora emozionare. Un vino sincero, territoriale e identitario, che attraverso la rifermentazione naturale in bottiglia racconta la storia di un territorio unico e la personalità di uno dei più eleganti Lambruschi dell'Emilia. Una bottiglia capace di conquistare gli appassionati alla ricerca di autenticità e di sorprendere chi desidera riscoprire il vero volto del Sorbara.
Buone degustazioni a tutti!
D.B.
venerdì 25 settembre 2026
Difetti del vino da squilibri chimici interni: instabilità tartarica, instabilità proteica, ph fuori range, eccesso di polifenoli ossidati
Benvenuti su VinoDegustando! Ogni vino è un variegato mondo di profumi e gusti che si apre nel bicchiere.
Per l’argomento di oggi vi parlerò dell’ultimo, ma non certo per importanza, tra i principali difetti del vino: l’instabilità tartarica, l’instabilità proteica, il pH fuori range e l’eccesso di polifenoli ossidati. Questi fenomeni nascono da squilibri chimici interni che alterano l’armonia del vino. Comprenderli è essenziale per mantenerlo stabile, elegante e capace di esprimere appieno il suo potenziale sensoriale.
L’equilibrio
chimico come fondamento della qualità
Il vino è un sistema complesso, vivo, in continua
evoluzione. Ogni componente, acidi, zuccheri, polifenoli, proteine, sali
minerali, interagisce in modo dinamico, creando un equilibrio delicato che
definisce struttura, colore e aroma. Quando questo equilibrio si rompe,
emergono difetti che compromettono la stabilità e la piacevolezza del prodotto.
Gli squilibri chimici interni non sono
immediatamente percepibili alla vista o al naso, ma si manifestano nel tempo,
durante la conservazione o l’affinamento. Prevenirli significa conoscere le
reazioni che avvengono nel vino e gestirle con attenzione in cantina.
Instabilità
tartarica: il freddo che rivela il difetto
L’instabilità tartarica è uno dei problemi
più comuni nei vini giovani. Si manifesta con la formazione di cristalli di
bitartrato di potassio, simili a piccoli frammenti di vetro, che si depositano
sul fondo della bottiglia o sulle pareti.
Non è un difetto pericoloso, ma compromette
l’aspetto estetico e la percezione di qualità. La causa è un eccesso di sali
tartarici non stabilizzati, che precipitano quando il vino viene esposto a
basse temperature.
Per prevenirla, si ricorre alla stabilizzazione
a freddo o all’uso di metatartarico e CMC
(carbossimetilcellulosa), che impediscono la cristallizzazione. Un vino
stabile tartaricamente è più limpido, più elegante e più sicuro nel tempo.
Instabilità
proteica: la torbidità che nasce dal calore
L’instabilità proteica colpisce
soprattutto i vini bianchi e rosati. È causata da proteine instabili che, in
presenza di calore, si denaturano e formano torbidità. Il vino appare opaco,
con un velo lattiginoso che ne altera la brillantezza.
La soluzione è la chiarifica con bentonite,
un’argilla naturale che lega le proteine e le elimina. Un trattamento mirato
consente di ottenere vini limpidi e stabili, senza compromettere aromi e
struttura.
La stabilità proteica è essenziale per garantire
la longevità commerciale del vino, soprattutto nei prodotti destinati
all’esportazione o alla conservazione prolungata.
pH fuori
range: il cuore dell’equilibrio chimico
Il pH è il parametro che regola
l’equilibrio acido del vino. Un valore ideale si colloca tra 3,0 e 3,6,
a seconda del tipo di vino. Quando il pH è troppo alto, il vino diventa
vulnerabile alle contaminazioni microbiche e perde freschezza; quando è troppo
basso, risulta aggressivo e squilibrato.
Il pH influenza colore, stabilità microbiologica
e percezione gustativa. Un vino con pH fuori range può ossidarsi più facilmente
o sviluppare aromi sgradevoli. La correzione avviene tramite acidificazione
o deacidificazione controllata, sempre nel rispetto dell’equilibrio
naturale del prodotto.
Gestire il pH significa gestire la vita del
vino, dalla fermentazione alla bottiglia.
Eccesso di
polifenoli ossidati: il colore che tradisce
I polifenoli sono molecole preziose:
donano colore, struttura e capacità antiossidante. Ma quando si ossidano in
modo eccessivo, diventano fonte di difetti visivi e aromatici. Il vino assume
tonalità brune, perde brillantezza e sviluppa sentori di mela cotta, nocciola
o vernice.
L’ossidazione dei polifenoli è favorita da
un’eccessiva esposizione all’ossigeno, da travasi non protetti o da una scarsa
presenza di solforosa. La prevenzione passa attraverso una gestione attenta
dell’ossigeno disciolto, l’uso di gas inerti e una corretta protezione
antiossidante.
Un vino con polifenoli ben gestiti conserva
colore vivo, aromi puliti e una sensazione gustativa equilibrata.
I difetti da squilibri chimici interni non sono
solo problemi tecnici: sono segnali di un vino che ha perso la sua armonia.
Instabilità tartarica, proteica, pH fuori range ed eccesso di polifenoli
ossidati raccontano errori di gestione, ma anche opportunità di miglioramento.
La chimica del vino è un’arte di equilibrio: ogni
intervento deve rispettare la natura del prodotto, preservando la sua
autenticità. Un vino stabile è un vino che vive nel tempo, che racconta il
territorio e che conquista per la sua purezza e coerenza sensoriale.
Buone degustazioni a tutti!
D.B.
martedì 22 settembre 2026
Difetti del vino da acidita volatile: etil acetato e acetaldeide.
Ed eccoci nuovamente qui, affezionati lettori di VinoDegistando!
L’acidità volatile elevata, l’etil acetato e
l’acetaldeide sono difetti che alterano profondamente il profilo sensoriale del
vino. Nascono da squilibri microbiologici e ossidativi, e riconoscerli permette
di intervenire in cantina per preservare qualità, equilibrio e identità
aromatica.
L’acidità è una componente essenziale del vino:
dona freschezza, vivacità e struttura. Ma quando supera i limiti fisiologici,
si trasforma in un difetto evidente, percepibile al naso e al palato. L’acidità
volatile elevata è il risultato dell’azione di batteri acetici e lieviti
stressati, che trasformano l’alcol in acido acetico.
Il vino colpito mostra note pungenti, quasi
taglienti, che ricordano l’aceto o la vernice. In piccole dosi può essere
tollerabile, soprattutto in vini rossi molto strutturati; ma quando supera la
soglia sensoriale, compromette equilibrio e piacevolezza.
Le cause più comuni includono:
- scarsa
igiene in cantina
- eccesso
di ossigeno durante travasi o conservazione
- fermentazioni
lente o bloccate
- uve
danneggiate o botritizzate
L’effetto finale è un vino che perde finezza, con
un naso invadente e un gusto squilibrato.
Etil acetato:
il profumo ingannevole della colla
Tra i composti volatili più diffusi, l’etil
acetato è forse il più insidioso. Si forma quando l’acido acetico reagisce
con l’alcol etilico, generando un estere dall’aroma apparentemente piacevole. In
concentrazioni minime può ricordare frutta matura o note floreali; ma quando
aumenta, diventa un difetto evidente.
Il suo odore tipico è quello della colla,
del solvente, del diluente per vernici. Un vino con etil acetato
elevato appare duro, pungente, con un bouquet deformato e poco armonico.
Le cause principali sono:
- fermentazioni
condotte da lieviti non desiderati
- contaminazioni
batteriche
- eccessiva
ossigenazione durante la conservazione
- uve
danneggiate o raccolte in condizioni critiche
L’effetto sensoriale è un vino che perde
identità, con aromi artificiali che coprono il frutto e la complessità
naturale.
Acetaldeide:
il volto dell’ossidazione
L’acetaldeide è un composto che nasce
dall’ossidazione dell’alcol etilico. È responsabile di aromi che ricordano mela
ossidata, frutta secca, vernice, mandorla amara. In
alcuni vini ossidativi, come certi Marsala o Sherry, è parte dello stile; ma in
vini freschi e moderni è un difetto evidente.
L’acetaldeide si sviluppa quando il vino entra in
contatto con troppo ossigeno, oppure quando la solforosa non è sufficiente a
proteggere la massa. Può comparire anche dopo l’imbottigliamento, se il tappo
non garantisce una chiusura adeguata.
Gli effetti sono:
- perdita
di freschezza
- aromi
stanchi e ossidati
- colore
più scuro
- gusto
piatto e poco dinamico
Un vino con acetaldeide elevata appare vecchio,
anche se giovane, e perde la sua vitalità naturale.
Come prevenire
i difetti da acidità e composti volatili
La prevenzione è la chiave per evitare questi
difetti. Le pratiche più efficaci includono:
- gestione
rigorosa dell’ossigeno
- uso
corretto della solforosa
- controllo
delle fermentazioni
- igiene
costante in cantina
- monitoraggio
microbiologico
- selezione
accurata delle uve
Un ambiente pulito, controllato e ben gestito
riduce drasticamente il rischio di acidità volatile, etil acetato e
acetaldeide.
Quando
intervenire e come correggere
Se il difetto è lieve, si può intervenire con:
- travasi
mirati
- aggiunta
controllata di solforosa
- filtrazioni
specifiche
- chiarifiche
selettive
Nei casi più gravi, il vino può risultare
compromesso. L’acidità volatile elevata, ad esempio, non può essere eliminata
completamente; l’obiettivo è limitarne l’impatto. Per l’etil acetato e
l’acetaldeide, la correzione è possibile solo se il difetto non ha superato la
soglia critica.
I difetti da acidità e composti volatili
raccontano una storia di squilibri microbiologici e ossidativi. Acidità
volatile, etil acetato e acetaldeide sono segnali chiari che qualcosa non ha
funzionato in cantina. Capirli, riconoscerli e prevenirli significa proteggere
la qualità del vino e la sua identità sensoriale. Un vino sano è un vino che
respira, evolve e racconta il suo territorio senza distorsioni.
Buone degustazioni a tutti!
D.B.
sabato 19 settembre 2026
4° Edizione Fiera Vini Piacenza 2026 - L'Artigianato Enologico Italiano ritorna sul palcoscenico di Piacenza Expo
Buongiorno a tutti i wine lovers e professionisti del vino, da VinoDegustando!
Anche quest'anno, dal 14 al 16 novembre 2026, Piacenza Expo ospita
la Fiera dei Vini: tre giorni di degustazioni, incontri e
scoperte. Un evento pensato per wine lover e professionisti, dove il vino
diventa esperienza, cultura e innovazione.
Piacenza Expo propone una mostra mercato che
valorizza nuove aziende e territori, con un percorso espositivo funzionale e
immersivo. L’obiettivo è chiaro: mettere al centro il visitatore, offrendo
un’esperienza completa che unisce degustazione, conoscenza e relazione diretta
con i produttori.
La manifestazione si sviluppa su tre giornate:
sabato e domenica dedicate agli appassionati, mentre il lunedì è riservato agli
operatori del settore commerciale e Ho.Re.Ca., con focus B2B e networking
professionale.
Un
palcoscenico per l’Italia del vino artigianale
Piacenza torna protagonista con una fiera che
promette di superare ogni aspettativa. La città emiliana, diventa per tre giorni il cuore pulsante dell’enologia
italiana. Padiglioni moderni, spazi di degustazione e aree tematiche accolgono
centinaia di cantine, consorzi e produttori artigianali.
La Fiera dei Vini non è solo un’esposizione: è un
racconto collettivo del vino contemporaneo, dove ogni etichetta diventa una
storia di territorio, passione e ricerca. Un luogo dove il pubblico incontra
chi il vino lo crea, lo studia e lo racconta.
Innovazione e
sostenibilità al centro
Il tema del 2026 è innovazione sostenibile.
Le aziende presentano tecniche di vinificazione a basso impatto ambientale,
packaging ecologico e sistemi di tracciabilità digitale. La sostenibilità non è
più una tendenza, ma un valore condiviso.
Molti stand mostrano soluzioni per ridurre l’uso
di solfiti, ottimizzare la gestione dell’acqua e valorizzare i sottoprodotti
della vinificazione. Un segnale forte: il futuro del vino passa dalla
responsabilità ambientale e dalla trasparenza produttiva. Piacenza diventa così
un laboratorio di idee, dove la tradizione incontra la tecnologia.
Degustazioni e
incontri tecnici
Tra i momenti più attesi, le masterclass dedicate
ai vitigni autoctoni e alle nuove frontiere della fermentazione. Sommelier e
tecnici guidano degustazioni sensoriali che mettono a confronto stili,
territori e annate. Non mancano i workshop su lieviti non‑Saccharomyces,
difetti da riduzione e gestione dell’ossigeno in cantina, temi di grande
interesse per gli enologi moderni.
Ogni calice diventa occasione di confronto, tra
chi produce e chi comunica il vino. La Fiera dei Vini Piacenza è anche un luogo
di formazione, dove la ricerca incontra la passione.
Mercato,
networking e area food
Accanto alla parte tecnica, la fiera offre un
ampio spazio business. Buyer, distributori e importatori internazionali trovano
qui un punto d’incontro strategico. Le degustazioni professionali e gli
incontri B2B favoriscono relazioni concrete, mentre i talk dedicati al
marketing digitale e all’enoturismo aiutano le aziende a comunicare meglio il
proprio valore.
Non manca l’area food, con una selezione
di produttori gastronomici che raccontano l’Italia del gusto. Formaggi, salumi
e specialità regionali accompagnano i vini in un percorso multisensoriale che
celebra la cultura enogastronomica italiana.
Un’esperienza
per tutti i sensi
Passeggiare tra gli stand significa attraversare
l’Italia del vino: dai profumi del Barolo alle note agrumate del Sorbara, dai
rossi toscani ai bianchi friulani. Ogni produttore porta con sé un frammento di
territorio, un’identità che si traduce in emozione. La Fiera dei Vini Piacenza
2026 è un viaggio sensoriale e culturale, dove il vino diventa linguaggio
universale.
Informazioni
utili
Dove:
Piacenza Expo
Servizi:
1000 carrelli disponibili per gli acquisti, sconti ai visitatori per l’ingresso
ai musei cittadini Orari di apertura:
- Sabato e
domenica: 11.00 – 19.30
- Lunedì:
10.00 – 16.30
Piacenza 2026 non è solo una fiera, ma un
manifesto del vino che verrà: più consapevole, più sostenibile, più autentico.
Un evento che unisce tradizione e innovazione, tecnica e passione. Chi ama il
vino, qui troverà il suo futuro in ogni sorso.
E allora, anche in questa occasione, buone degustazioni a tutti!
D.B.










