Buongiorno e buon sabato, cari amici di VinoDegustando!
Oggi vi porto con me tra i ricordi più vivi della mia visita alla Slow Wine Fair di BolognaFiere, svoltasi dal 22 al 24 febbraio. Tra i tanti assaggi che hanno segnato il percorso, alcuni hanno saputo emergere con forza, eleganza e identità, tra questi anche il Primitivo Riserva Etichetta Bianca 2020, prodotto dall’Azienda Plantamura, realtà radicata nelle colline di Gioia del Colle, in contrada San Pietro.
Un vino che non si limita a essere degustato, ma che si offre come racconto, come espressione sincera di una terra storicamente vocata alla coltivazione del Primitivo.
Le uve provengono da vecchi vigneti ad alberello, una forma di allevamento che rappresenta la memoria agricola di questo territorio. Ogni pianta cresce con equilibrio naturale, gestendo luce e calore in modo autonomo grazie alla sua struttura compatta. L’azienda lavora in agricoltura biologica certificata AIAB, un approccio che tutela suolo, biodiversità e qualità del frutto. Il terreno è fertile e argilloso, ricco di minerali e capace di trattenere l’umidità, garantendo nutrimento costante e maturazioni lente, dense di aromi e sfumature.
La densità di impianto è quella tradizionale, pensata per ottenere grappoli sani e concentrati. La produzione massima è di 60 quintali di uva per ettaro, un valore contenuto che permette di esaltare finezza, equilibrio e intensità. La vendemmia avviene nella prima decade di settembre, con raccolta manuale in cassette, così da preservare integrità e freschezza delle uve. Ogni gesto è calibrato per rispettare la materia prima e accompagnarla verso un’espressione autentica e pulita.
Dopo la fermentazione, il vino segue un percorso di affinamento che ne definisce stile e profondità: 12 mesi in acciaio, per mantenere purezza e tensione, seguiti da 12 mesi in bottiglia, dove struttura e aromi trovano armonia e coesione. Il grado alcolico varia secondo l’annata, riflettendo con sincerità il clima e la natura del territorio. Il risultato è un Primitivo Riserva che unisce eleganza, identità e una sorprendente capacità di raccontare la sua origine.
Ma ora a lui la parola:
alla vista si presenta color rosso granato carico, luminoso e profondo, con unghia appena tendente al mattonato, segno di una maturità ben integrata. È un colore che invita alla calma, alla concentrazione, alla voglia di scoprire cosa si nasconde dietro quella tonalità intensa e avvolgente.
Il naso è un viaggio ricco e stratificato. L’impatto è intenso ed elegantissimo, con un profilo che si apre su marasca matura, prugna disidratata e mirtilli. Subito dopo emergono note balsamiche di bacche di ginepro, seguite da sfumature terrose di humus, che aggiungono profondità e un tocco quasi boschivo. Il quadro aromatico si arricchisce poi di cioccolato, grafite e un iniziale sentore di gudron, che dona complessità e un carattere austero, tipico dei grandi rossi.
In bocca, il vino conferma la sua natura armonica. L’ingresso è fresco e sapido, sostenuto da tannini nobili, ben integrati e levigati dal tempo. La struttura è piena ma equilibrata, con una corrispondenza gusto-olfattiva impeccabile. La persistenza è lunga, profonda, con un finale minerale e balsamico che invita al sorso successivo e lascia una scia elegante e pulita.
Questo Primitivo Riserva esprime un profilo intenso, armonico e profondamente legato alla sua terra. È un vino che parla con sincerità, senza eccessi e che riesce a unire tradizione, identità e una finezza sorprendente. Un compagno ideale per chi cerca vini autentici, ricchi di storia e capaci di emozionare.
Da abbinare a piatti importanti di carne rossa o selvaggina, ricchi di gusto e sapori.
Buone degustazionia tutti!
D.B.









