Benvenuti cari lettori di VinoDegustando!
E’ sempre un piacere incontrarvi qui, pronti a scoprire nuove storie di
vigna, di territorio e di quelle uve che custodiscono l’anima più autentica del
nostro patrimonio enologico.
Oggi vi porto in un angolo speciale delle nostre montagne, dove il tempo
sembra scorrere più lento e dove sopravvivono vitigni così rari da sembrare piccoli
tesori che raccontano secoli di tradizioni alpine, mani pazienti e memoria
contadina.
Nel cuore del Trentino–Alto Adige sopravvivono vitigni così rari da sembrare
reliquie vive, frammenti preziosi di una memoria agricola che rischiava di
svanire. Sono uve che raccontano secoli di vita alpina, di pergole antiche, di
vignaioli ostinati e di territori che non hanno mai smesso di proteggere la
loro identità. Tra questi spiccano quattro varietà straordinarie:
Blatterle e Versoaln, due bianchi antichi e luminosi, e Corbera e Rossara, due rossi sottili e delicati, oggi salvati da pochi
custodi appassionati. Questi vitigni non sono solo curiosità botaniche, ma veri
simboli di biodiversità, cultura e resilienza.
Il Blatterle è uno dei vitigni bianchi più antichi dell’Alto Adige, è oggi ridotto a poco più di un ettaro e mezzo. È una varietà fragile, rara, quasi segreta, originaria della Valle Isarco e della zona di Bolzano. Il suo nome deriva dal dialetto tirolese e significa “piccola foglia”, anche se alcuni lo collegano alla forma appiattita delle sue bacche. Il vino che ne nasce è leggero, fresco, agile, con una acidità vivace e profumi di mela verde, fiori bianchi e tocchi di frutta esotica. Non essendo inserito nei disciplinari DOC, spesso deve essere venduto come semplice “Vino Bianco”, e alcuni produttori hanno scelto di giocare con abbreviazioni creative per aggirare i limiti burocratici. Il suo destino è legato a pochi vignaioli coraggiosi: Nusserhof,
che lo coltiva in un minuscolo vigneto urbano a Bolzano; Tenuta Rielinger, che ne produce anche una rara versione spumantizzata; e Alois Lageder, che lo ha inserito nel progetto “Le Comete”, dedicato alla tutela delle varietà storiche.
Accanto al Blatterle troviamo il Versoaln, un vitigno bianco che non è solo raro, è una vera leggenda. La vite più famosa, custodita presso Castel Katzenzunge a Prissiano, ha oltre 350 anni ed è considerata una delle più antiche e grandi d’Europa. La sua chioma copre quasi 300 metri quadrati, sostenuta da una pergola storica documentata già nel Seicento. Il nome potrebbe derivare dal termine dialettale “vursala”, che indicava il trasporto dell’uva a spalla, oppure dalla posizione dei vigneti sui pendii ripidi. Le uve sono piccole e compatte, e il vino che se ne ricava è una vera reliquia: giallo verdolino, fresco, citrino, con note di mela verde e sambuco. La produzione è limitatissima, tra 300 e 500 bottiglie l’anno, gestite dai Giardini di Castel Trauttmansdorff e dal Centro Laimburg.
Ogni bottiglia è numerata e certificata, un frammento di storia liquida destinato a pochi fortunati.
Passando ai rossi, il Corbera è un vitigno quasi scomparso, un tempo diffuso nella Valle dell’Adige e oggi salvato grazie al lavoro della Fondazione Edmund Mach. Il nome sembra derivare dalla “corba”, il cesto usato per la vendemmia. Il grappolo è compatto, con acini dalla buccia spessa e pruinosa. Il vino è rubino tenue, con profumi di frutti rossi selvatici e leggere note speziate. In bocca è fresco, agile, con tannini moderati, e in passato veniva usato per dare vivacità ai tagli locali. Oggi sopravvive solo in micro-vinificazioni sperimentali, piccole gemme prodotte da vignaioli che credono nella memoria rurale.
Chiude questo viaggio la Rossara, un rosso pallido e gentile, un tempo pilastro della Piana Rotaliana e oggi ridotto a pochi ettari. Le sue bucce hanno una scarsa capacità colorante, e il vino assume tonalità cerasuolo o rubino chiarissimo. Al naso emergono fragolina, lampone e viola; al palato è leggero, fresco, quasi setoso, con tannini minimi. In passato veniva usata per ammorbidire il Teroldego, ma l’arrivo dei rossi più strutturati l’ha quasi cancellata. Oggi è custodita da Cantina
Zeni, che la vinifica in purezza, e dalla Fondazione Mach, che la tutela nei campi catalogo. È il vino ideale per chi ama rossi sottili, da servire freschi con salumi locali o canederli in brodo.
Questi quattro vitigni non sono solo uve rare: sono storie vive, radici profonde, identità che resistono. Sono il Trentino–Alto Adige più autentico, quello che non si piega alle mode e continua a proteggere la sua anima più antica.
Buone degustazioni a tutti!
D.B.







