Buongiorno e benvenuti in VinoDegustando!
Oggi vi porto in un viaggio tra i vitigni più
rari della Valle d’Aosta, un mondo vivo di storia, monti e vigne che resistono
al tempo con forza e grande fascino.
La Valle d’Aosta è una terra che custodisce
tesori nascosti, spesso lontani dai riflettori dei grandi vini italiani. Qui,
tra pendii ripidi e microclimi unici, sopravvivono varietà antiche che parlano
di tradizioni, famiglie e paesaggi scolpiti dal vento. Sono vitigni che
rischiavano di sparire, salvati da pochi vignaioli tenaci e oggi riscoperti da
chi cerca autenticità, identità e carattere. In questo racconto esploriamo
quattro varietà quasi perdute: Blanc Comun, Prié Blanc, Vuillermin
e Crovassa. Ognuna ha una storia distinta, un profilo raro e un legame
profondo con la montagna.
Blanc Commun:
il bianco che sfiora il mito
Il Blanc Commun è uno dei vitigni più
enigmatici della Valle d’Aosta. Per anni è stato dato per estinto, poi
ritrovato in poche pergole antiche, spesso legate a case di montagna ormai
vuote. Il suo nome richiama un’idea di semplicità, ma la sua storia è
tutt’altro che comune. È un bianco che nasceva per il consumo locale,
vinificato in modo diretto e senza pretese, ma dotato di una freschezza
naturale che oggi appare sorprendente.
Il Blanc Comun è un vitigno che parla di un tempo
in cui la vite era parte della vita quotidiana, non un prodotto da mercato. La
sua rarità attuale lo rende un simbolo di biodiversità alpina. I pochi
esperimenti moderni mostrano vini chiari, sottili, con note di erbe, fiori e
pietra bagnata. È un vitigno che merita attenzione, perché rappresenta un
frammento autentico della memoria agricola valdostana.
Prié Blanc: il
bianco del Monte Bianco
Il Prié Blanc è più noto, ma resta
comunque una rarità assoluta. È l’unico vitigno europeo coltivato in modo
esteso su piede franco, grazie all’altitudine estrema dei vigneti di
Morgex e La Salle, spesso oltre i 1.000 metri. Qui la fillossera non è mai
arrivata, e il Prié Blanc vive ancora libero, come nel XIX secolo.
Il suo profilo è limpido, teso, alpino. Il vino
che ne nasce è fresco, vivo, con note di agrumi, fiori bianchi e neve sciolta.
È un vitigno che incarna la montagna: resistente, puro, essenziale. La sua
rarità non deriva dalla scomparsa, ma dalla difficoltà di coltivarlo in un
ambiente così duro. Ogni grappolo è frutto di un lavoro eroico, spesso manuale,
che rende il Prié Blanc un simbolo della viticoltura estrema.
Vuillermin: il
rosso salvato in extremis
Il Vuillermin è un rosso che per decenni è
rimasto nascosto, quasi dimenticato. Negli anni ’90 ne sopravvivevano pochi
ceppi sparsi, riconosciuti grazie a un lavoro di ricerca ampelografica che ha
permesso di salvarlo. Oggi è coltivato in superfici minime, ma sta vivendo una
piccola rinascita.
Il suo carattere è fine, elegante, con tannini
leggeri e note di frutti rossi, spezie e fiori secchi. È un rosso che non cerca
potenza, ma grazia. Il Vuillermin è un vitigno che racconta la parte più
delicata della Valle d’Aosta, quella fatta di piccoli borghi, vigne minute e
mani che lavorano con cura. È una varietà che merita di essere conosciuta,
perché offre un volto diverso del vino alpino: più morbido, più sottile, più
intimo.
Crovassa:
l’ombra che ritorna
La Crovassa è forse la più misteriosa tra
queste varietà. Per anni è stata citata solo in documenti antichi, poi
ritrovata in pochi filari isolati. È un vitigno rosso raro, legato alle zone
più ripide della bassa Valle. Il suo nome richiama la roccia, la terra scura,
la fatica.
Il vino che ne nasce è intenso, con note di mora,
terra e spezie. Ha un carattere rustico ma sincero, che parla di vigne dure e
di un clima severo. La Crovassa è un vitigno che rischiava di sparire del
tutto, ma oggi torna a vivere grazie a chi crede nel valore della biodiversità
alpina.
PURTROPPO NON SONO RIUSCITO A TROVARE FOTOGRAFIE DEL BLANC COMMUN E DELLA CROVASSA
Buone degustazioni a tutti!
D.B.









