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Oggi vi porto tra colline antiche, vigne silenziose e storie che rischiavano di svanire. Un viaggio nel cuore delle Marche, alla scoperta di quattro vitigni rari che custodiscono memoria, identità e un fascino unico.
Garofanata: il profumo segreto dell’entroterra marchigiano
E' una gemma quasi scomparsa, un vitigno bianco che sopravvive solo in poche collezioni ampelografiche e in rari filari tra Ancona e Macerata. Il suo nome racconta già molto: il vino nato da questa uva sprigiona note di garofano, spezie dolci, fiori secchi e leggere sfumature agrumate. Un profilo aromatico fine, quasi sospeso nel tempo.
In passato era apprezzata per la sua fragranza naturale e per la buona acidità, qualità che la rendevano ideale sia in purezza sia nei tagli con altre uve locali. Documenti ottocenteschi la citano come presenza comune nei vigneti contadini, ma l’arrivo di varietà più produttive e la fine delle colture miste ne hanno segnato il declino.
Oggi la Garofanata vive una fase di rinascita silenziosa. Ricercatori e piccoli vignaioli stanno lavorando alla sua conservazione genetica, riconoscendole un valore storico e culturale che merita di essere salvato. È una delle uve che meglio raccontano l’anima nascosta delle Marche.
Maceratino (Ribona): identità marchigiana in forma liquida
La Maceratino, conosciuta anche come Ribona, è uno dei vitigni bianchi più identitari della regione. Per anni è stata considerata una varietà minore, spesso confusa con altre uve locali. Solo studi recenti hanno confermato la sua unicità genetica, restituendole dignità e attenzione.
Oggi è coltivata quasi esclusivamente nella zona di Macerata e in parte del Fermano. Il vino che ne nasce è fresco, luminoso, con note di fiori bianchi, agrumi, erbe fini e una vena sapida che richiama il carattere delle colline marchigiane. La sua acidità naturale e la struttura sottile la rendono versatile: perfetta in acciaio, intrigante nelle versioni sur lie.
La Ribona è stata a lungo a rischio di estinzione, salvata da pochi produttori custodi che hanno creduto nel suo potenziale. Oggi vive un momento di rinascita, sostenuta da progetti di recupero e dalla crescente attenzione verso i vitigni autoctoni rari. È un simbolo della biodiversità regionale e un esempio di come la tradizione possa tornare protagonista.
Vernaccia Nera: eleganza antica tra Serrapetrona e memoria
La Vernaccia Nera è un vitigno affascinante, raro e profondamente legato al territorio di Serrapetrona. Le sue origini sono antiche, documentate già in epoca medievale, e per secoli è stata vinificata in piccole produzioni familiari o utilizzata in blend locali.
Il suo profilo aromatico è unico: spezie scure, pepe, frutti rossi croccanti e un tocco floreale che richiama la viola. La buona acidità e la struttura agile la rendono adatta sia a vinificazioni secche sia alla celebre versione spumante del territorio, il Vernaccia di Serrapetrona DOCG, che prevede una parte di uve appassite.
Pur non essendo estinta, la Vernaccia Nera resta un vitigno fragile, salvato grazie al lavoro di pochi vignaioli e a progetti di recupero genetico. È una delle espressioni più autentiche della biodiversità marchigiana, capace di unire storia, tecnica e poesia.
Borsaglina: la voce rustica dei vigneti contadini
La Borsaglina è un vitigno a bacca rossa oggi rarissimo, sopravvissuto solo in vecchi filari e in alcune collezioni regionali. Le sue origini sono poco documentate, ma le fonti ottocentesche la citano come uva diffusa tra Macerata e Ascoli Piceno, spesso coltivata in vigneti promiscui.
Il suo profilo è semplice ma distintivo: buona acidità, tannino leggero, aromi di frutti rossi freschi, erbe di campo e una lieve nota rustica. Era l’uva dei vini quotidiani, quelli che accompagnavano la tavola contadina con freschezza e immediatezza.
La sua scomparsa è legata al declino della viticoltura tradizionale e alla preferenza per varietà più produttive. Oggi la Borsaglina è oggetto di interesse da parte di ricercatori e vignaioli che lavorano per recuperare le varietà autoctone rare, riconoscendole un valore culturale prezioso.
Conclusione: un patrimonio da proteggere
Garofanata, Ribona, Vernaccia Nera e Borsaglina non sono solo vitigni rari: sono frammenti di storia, identità e memoria. Salvare queste uve significa proteggere la biodiversità e raccontare un territorio che vive attraverso il vino. Le Marche custodiscono un patrimonio unico, e riscoprirlo è un atto di amore verso la nostra cultura.
Buone degustazioni a tutti!
D.B.

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