Appassionati della cultura del vino, buongiorno e ben ritrovati su VinoDegustando!
L'articolo di oggi voglio dedicarlo ad un aspetto storico culturale del vino, che appassionerà certamente numerosi affezionati lettori di questo blog: Come si beveva il vino nel Medioevo e nel Rinascimento.
Il vino medievale non era solo una bevanda: rappresentava un elemento centrale nella vita quotidiana, nella spiritualità e nell’economia. Nel Medioevo, il consumo di vino era diffuso in tutte le classi sociali, ma con modalità, qualità e significati molto diversi rispetto all’epoca moderna. Dopo la caduta dell’Impero Romano, la viticoltura subì un forte declino, ma fu salvata e tramandata grazie ai monasteri, veri custodi della cultura agricola e della vinificazione.
Durante l’Alto Medioevo, il vino veniva prodotto in ambito locale, spesso all’interno di abbazie e conventi. I monaci non solo coltivavano la vite, ma affinavano le tecniche di fermentazione e conservazione. Il vino era indispensabile per la celebrazione della messa, dove assumeva un forte valore simbolico come rappresentazione del sangue di Cristo. Questo legame tra vino e religione contribuì alla sua diffusione e alla sua protezione anche nei periodi più turbolenti.
Il consumo di vino nel Medioevo era regolato da fattori sociali e pratici. I nobili e il clero potevano accedere a vini di qualità superiore, ottenuti dalla prima spremitura dell’uva, mentre il popolo beveva spesso un prodotto più diluito, chiamato “acquerello”, ottenuto aggiungendo acqua alle vinacce residue. Il vino veniva raramente bevuto puro: era comune diluirlo con acqua per migliorarne la digeribilità e ridurre gli effetti dell’alcol. Inoltre, si aggiungevano spezie, erbe o miele per correggere difetti e renderlo più gradevole.
Nel Basso Medioevo, con la rinascita delle città e dei commerci, la produzione vinicola tornò a crescere. In Italia, la viticoltura visse una vera età dell’oro: il vino divenne un bene economico, oggetto di scambio e fonte di reddito. Le taverne e le osterie si moltiplicarono, diventando luoghi di convivialità popolare, dove il vino accompagnava pasti semplici e momenti di socialità. In questo periodo, si iniziarono a distinguere le varietà di uva e le zone di produzione, gettando le basi per le future denominazioni.
Con l’arrivo del Rinascimento, il vino assunse un ruolo ancora più raffinato. L’interesse per la scienza, l’arte e la cultura portò a una maggiore attenzione alla qualità del vino, alla sua origine e alla sua evoluzione. I trattati di agricoltura e medicina descrivevano le proprietà del vino, consigliandone l’uso moderato per la salute. Le corti rinascimentali valorizzavano il vino come simbolo di prestigio e cultura, e le cantine nobiliari iniziarono a conservare le bottiglie in modo più accurato.
Nel Rinascimento, il vino veniva servito in coppe di ceramica, vetro o metallo, spesso decorate, e accompagnava banchetti sontuosi. Si iniziò a parlare di abbinamenti gastronomici, anche se il concetto moderno di degustazione era ancora lontano. Tuttavia, si affermava l’idea che ogni vino avesse caratteristiche proprie, legate al territorio e alla varietà di uva, anticipando la nozione di terroir.
Le tecniche di vinificazione si evolsero: si migliorò la fermentazione, si introdussero botti più resistenti e si sperimentarono metodi di chiarifica. Il vino bianco e il vino rosso iniziarono a essere distinti per colore, gusto e utilizzo. Anche il modo di bere cambiò: se nel Medioevo il vino era spesso un alimento quotidiano, nel Rinascimento divenne anche oggetto di piacere estetico, di conversazione e di cultura.
In sintesi, il vino nel Medioevo e nel Rinascimento attraversò una trasformazione profonda: da bevanda funzionale e simbolica a prodotto culturale e commerciale. Il suo consumo rifletteva le dinamiche sociali, religiose ed economiche dell’epoca, e preparava il terreno per la nascita dell’enologia moderna. Oggi, riscoprire come si beveva il vino in quei secoli significa comprendere le radici profonde della nostra tradizione vitivinicola, fatta di gesti, riti e saperi che ancora ci accompagnano.
Buone degustazioni a tutti!
D.B.

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