sabato 2 maggio 2026

Aleatico dell'Elba Passito D.O.C.G. "Don Foscardo" 2010 - Azienda Sapereta

Buongiorno e bun we, affezionati lettori di VinoDegustando!

La degustazione di oggi, attiene una bottiglia dimenticata e saltata fuori da una cassapanca come per magia dopo parecchi anni: sto parlando dell’ Aleatico dell'Elba Passito D.O.C.G. "Don Foscardo" 2010 prodotto dall’Azienda Sapereta.

Ogni vino porta con sé un luogo, ma alcuni riescono a trasformare quel luogo in racconto. Don Foscardo appartiene a questa categoria rara: un’etichetta che non nasce da un semplice esercizio di stile, bensì da un legame profondo con l’isola d’Elba e con le sue stratificazioni culturali. Qui, soprattutto sul versante occidentale, il paesaggio non è solo natura: è un mosaico di testimonianze storiche, architetture difensive, presenze spagnole, memorie di assedi e battaglie che hanno segnato il XVII secolo.

Tra queste tracce emerge il Forte Focardo, costruito per ordine del Viceré del Regno di Napoli, Don Fernando Gioacchino Foscardo. La fortezza completava il sistema difensivo della baia di Longone, oggi Porto Azzurro, un punto strategico che nel Seicento visse assedi violenti e scontri sotto le mura. Scegliere questo nome significa quindi ancorare il vino a un’identità precisa: non solo un vitigno, ma un frammento di storia che continua a parlare.

Il cuore del progetto è l’Aleatico, un vitigno aromatico che sull’Elba trova una delle sue espressioni più autentiche. L’uva è piccola, sferica, dolce, profumata, e raggiunge la maturazione tra fine agosto e i primi giorni di settembre. È un frutto che ama il sole, il vento, la luce intensa che caratterizza l’isola, e che restituisce nel bicchiere un profilo sensoriale ricco e avvolgente.

I vigneti si trovano in località Lo Stipito, una zona ben esposta a sud e costantemente ventilata. I terreni sono poveri di sostanza organica, argillosi e ricchi di scheletro: un ambiente severo, che costringe la vite a lavorare in profondità e che regala grappoli concentrati, intensi, naturalmente vocati alla produzione di vini passiti.

La selezione clonale è interna all’azienda, con una resa media di 50 quintali per ettaro e una resa in vino del 30%. L’allevamento è a cordone speronato, una scelta che permette di gestire al meglio la vigoria e di ottenere grappoli equilibrati.

La caratteristica distintiva di Don Foscardo è l’appassimento naturale. Dopo la raccolta, le uve vengono lasciate ad asciugare al sole e all’aria per un periodo variabile, durante il quale avvengono complessi fenomeni biochimici: l’acqua evapora, gli zuccheri si concentrano, gli aromi si amplificano. È un processo lento, che richiede attenzione e sensibilità, ma che dona al vino una profondità unica.

La fermentazione avviene in acciaio inox per 21 giorni a temperatura ambiente, con una macerazione di 10–15 giorni. La produzione è volutamente limitata: 1.500–2.000 bottiglie da 375 ml, un numero che sottolinea la natura artigianale del progetto.

Nel calice, alla vista si presenta granato aranciato, con un leggero intorbidimento dovuto al fondo, ancora vivo e pulsante. 

Il naso è intenso e ampio: ciliegia sotto spirito ricoperta di cioccolato, scorzette d’arancia candita al cioccolato, note balsamiche di ginepro, china e dattero disidratato. È un bouquet che evolve, che si apre lentamente, che invita all’ascolto.

In bocca il vino è sapido, fresco, armonico, coerente con quanto percepito al naso. La chiusura introduce una nota speziata di noce moscata, che aggiunge complessità senza appesantire. 

Questa bottiglia, conservata certamente in condizioni non ideali e recuperata per caso, non prometteva nulla. Eppure mi ha saputo sorprendere, convincere, emozionare. È proprio questa capacità di resistere al tempo, di raccontare, che rende Don Foscardo un vino da ricordare.

Perfetto con una torta Sacher, dove il cioccolato dialoga con le note di ciliegia e dattero, oppure per i brianzoli come me, con una autentica torta paesana, ricca, morbida, avvolgente.

Buone degustazioni a tutti!

D.B.