Ciao e bentornati su VinoDegustando!
In questa nuova puntata della Rubrica "Approfondimenti Tecnici" di VinoDegustando, vi accompagnerò in
viaggio dentro la Sicilia più segreta, quella che vive nei vigneti antichi, nei
terrazzamenti delle isole, nei suoli sabbiosi del Trapanese e nelle colline dei
Nebrodi. Qui sopravvivono vitigni rari, quasi estinti, che raccontano la storia
profonda dell’isola. In questo articolo vi parlerò di cinque uve preziose,
salvate da vignaioli coraggiosi e oggi simbolo della biodiversità siciliana.
Inzolia Nera –
Sicilia Occidentale (Marsala, Menfi)
L’Inzolia Nera è un vitigno rosso antico della
Sicilia occidentale, meno noto della versione bianca ma ricco di identità. Non
è una mutazione dell’Inzolia Bianca: studi genetici mostrano un incrocio
spontaneo tra Sangiovese e un vitigno ignoto. Le prime citazioni risalgono al
1696, mentre nel XIX secolo veniva descritta come uva fine e dal mosto
elegante.
Il grappolo è medio, conico o cilindrico, spesso
alato. L’acino è scuro, ellissoidale, con polpa soda. La pianta è vigorosa
e matura tardi. Il vino ha colore tenue, profumi speziati e vegetali, struttura
lieve e un finale amarognolo. Oggi è oggetto di recupero tra Marsala e Menfi,
dove alcuni produttori stanno riportando alla luce questo raro vitigno
autoctono.
Corinto Nero –
Isole Eolie (Lipari, Salina)
Il Corinto Nero è il simbolo enologico delle
Isole Eolie, in particolare di Lipari. Ha origini greche e arrivò in Sicilia
con i coloni dell’antica Corinto. A Lipari alcuni ceppi secolari sono
sopravvissuti alla fillossera grazie ai terreni sabbiosi e vulcanici, restando
su piede franco.
Una sua caratteristica unica è l’apirinia: gli
acini sono piccoli e privi di semi. Per questo veniva usato anche per la
celebre passolina di Lipari. Il grappolo è piccolo e compatto, con buccia
sottile blu-nera.
Nel vino dona colore e profondità alla Malvasia
delle Lipari DOC, dove entra in piccola quota. Vinificato in purezza, spesso
come IGP Salina, dà rossi rubino chiaro, con note di lampone, ciliegia, pepe
nero e una marcata impronta minerale vulcanica, tipica dei suoli eoliani.
Oriddu –
Sicilia Occidentale e Siracusano
L’Oriddu è uno dei vitigni reliquia a bacca nera, più rari
della Sicilia. È stato salvato grazie ai progetti di recupero del germoplasma
viticolo condotti dall’IRVOS e dalla Regione Siciliana. È stato ritrovato in
vecchi vigneti misti della Sicilia occidentale e del siracusano, spesso come
vite isolata. Dal 2014 è iscritto al Registro Nazionale, ma resta coltivato in
pochissimi ettari sperimentali.
Il grappolo è medio, conico o piramidale,
piuttosto spargolo. L’acino è blu-nero, pruinosa, di media consistenza. Matura
nella seconda metà di settembre.
Le micro-vinificazioni mostrano un vino rubino
vivo, con profumi di lampone, ciliegia, violetta e leggere spezie. In bocca è
fresco, agile, con tannini morbidi e una bevibilità moderna, in linea con la
tendenza verso rossi più leggeri. È raro trovarlo in purezza: spesso viene
usato in blend per dare freschezza aromatica.
Albanello –
Sud-Est Sicilia (Siracusa, Ragusa, Vittoria, Noto)
L’Albanello è un antico vitigno bianco del
sud-est siciliano, un tempo centrale tra Siracusa e Ragusa. Le prime citazioni
scritte risalgono al XVIII secolo. Era il compagno bianco del Cerasuolo di
Vittoria. Dopo la fillossera rischiò l’estinzione per la sua coltivazione
difficile. Oggi vive una rinascita grazie a vignaioli di Vittoria e Noto.
Il grappolo è medio, compatto, spesso alato.
L’acino è giallo dorato o ambrato. Matura tardi e accumula molti zuccheri
mantenendo buona acidità.
In versione secca dà vini ricchi, giallo carico,
con note di frutta gialla, mandorla e fieno. In versione dolce, grazie
all’appassimento, offre aromi di miele, datteri e albicocca. È uno dei pochi
bianchi siciliani con grande capacità di invecchiamento. Storicamente era noto
come “vino dei Lord”.
Recunu –
Sicilia Nord-Orientale (Messina, Nebrodi, Peloritani)
Il Recunu è un vitigno bianco rarissimo, legato
ai territori dei Nebrodi e dei Peloritani, nella provincia di Messina.
Sopravvisse solo in vecchi vigneti familiari fino ai progetti di recupero
dell’IRVOS, che lo hanno portato nel Registro Nazionale nel 2014.
Il grappolo è medio, conico, spesso alato.
L’acino è verde-giallo, pruinosa, di buona consistenza. La pianta è vigorosa e
si adatta bene ai terreni poveri e ventilati delle zone tirreniche.
Il vino ha acidità alta, freschezza viva, profumi
di fiori bianchi, agrumi e una forte impronta minerale. In bocca è sapido, teso
e versatile. Oggi è vinificato in purezza da pochi produttori o usato in blend
per dare energia aromatica.
Buone degustazioni a tutti!

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