martedì 27 gennaio 2026

Rubrica "Approfondimenti Tecnici" di VinoDegustando: Vitigni estinti o molto rari della Sicilia

Ciao e bentornati su VinoDegustando!

In questa nuova puntata della Rubrica "Approfondimenti Tecnici" di VinoDegustando, vi  accompagnerò in viaggio dentro la Sicilia più segreta, quella che vive nei vigneti antichi, nei terrazzamenti delle isole, nei suoli sabbiosi del Trapanese e nelle colline dei Nebrodi. Qui sopravvivono vitigni rari, quasi estinti, che raccontano la storia profonda dell’isola. In questo articolo vi parlerò di cinque uve preziose, salvate da vignaioli coraggiosi e oggi simbolo della biodiversità siciliana.

Inzolia Nera – Sicilia Occidentale (Marsala, Menfi)

L’Inzolia Nera è un vitigno rosso antico della Sicilia occidentale, meno noto della versione bianca ma ricco di identità. Non è una mutazione dell’Inzolia Bianca: studi genetici mostrano un incrocio spontaneo tra Sangiovese e un vitigno ignoto. Le prime citazioni risalgono al 1696, mentre nel XIX secolo veniva descritta come uva fine e dal mosto elegante.

Il grappolo è medio, conico o cilindrico, spesso alato. L’acino è scuro, ellissoidale, con polpa soda. La pianta è vigorosa e matura tardi. Il vino ha colore tenue, profumi speziati e vegetali, struttura lieve e un finale amarognolo. Oggi è oggetto di recupero tra Marsala e Menfi, dove alcuni produttori stanno riportando alla luce questo raro vitigno autoctono.

Corinto Nero – Isole Eolie (Lipari, Salina)

Il Corinto Nero è il simbolo enologico delle Isole Eolie, in particolare di Lipari. Ha origini greche e arrivò in Sicilia con i coloni dell’antica Corinto. A Lipari alcuni ceppi secolari sono sopravvissuti alla fillossera grazie ai terreni sabbiosi e vulcanici, restando su piede franco.

Una sua caratteristica unica è l’apirinia: gli acini sono piccoli e privi di semi. Per questo veniva usato anche per la celebre passolina di Lipari. Il grappolo è piccolo e compatto, con buccia sottile blu-nera.

Nel vino dona colore e profondità alla Malvasia delle Lipari DOC, dove entra in piccola quota. Vinificato in purezza, spesso come IGP Salina, dà rossi rubino chiaro, con note di lampone, ciliegia, pepe nero e una marcata impronta minerale vulcanica, tipica dei suoli eoliani.

Oriddu – Sicilia Occidentale e Siracusano

L’Oriddu è uno dei vitigni reliquia a bacca nera, più rari della Sicilia. È stato salvato grazie ai progetti di recupero del germoplasma viticolo condotti dall’IRVOS e dalla Regione Siciliana. È stato ritrovato in vecchi vigneti misti della Sicilia occidentale e del siracusano, spesso come vite isolata. Dal 2014 è iscritto al Registro Nazionale, ma resta coltivato in pochissimi ettari sperimentali.

Il grappolo è medio, conico o piramidale, piuttosto spargolo. L’acino è blu-nero, pruinosa, di media consistenza. Matura nella seconda metà di settembre.

Le micro-vinificazioni mostrano un vino rubino vivo, con profumi di lampone, ciliegia, violetta e leggere spezie. In bocca è fresco, agile, con tannini morbidi e una bevibilità moderna, in linea con la tendenza verso rossi più leggeri. È raro trovarlo in purezza: spesso viene usato in blend per dare freschezza aromatica.

Albanello – Sud-Est Sicilia (Siracusa, Ragusa, Vittoria, Noto)

L’Albanello è un antico vitigno bianco del sud-est siciliano, un tempo centrale tra Siracusa e Ragusa. Le prime citazioni scritte risalgono al XVIII secolo. Era il compagno bianco del Cerasuolo di Vittoria. Dopo la fillossera rischiò l’estinzione per la sua coltivazione difficile. Oggi vive una rinascita grazie a vignaioli di Vittoria e Noto.

Il grappolo è medio, compatto, spesso alato. L’acino è giallo dorato o ambrato. Matura tardi e accumula molti zuccheri mantenendo buona acidità.

In versione secca dà vini ricchi, giallo carico, con note di frutta gialla, mandorla e fieno. In versione dolce, grazie all’appassimento, offre aromi di miele, datteri e albicocca. È uno dei pochi bianchi siciliani con grande capacità di invecchiamento. Storicamente era noto come “vino dei Lord”.

Recunu – Sicilia Nord-Orientale (Messina, Nebrodi, Peloritani)

Il Recunu è un vitigno bianco rarissimo, legato ai territori dei Nebrodi e dei Peloritani, nella provincia di Messina. Sopravvisse solo in vecchi vigneti familiari fino ai progetti di recupero dell’IRVOS, che lo hanno portato nel Registro Nazionale nel 2014.

Il grappolo è medio, conico, spesso alato. L’acino è verde-giallo, pruinosa, di buona consistenza. La pianta è vigorosa e si adatta bene ai terreni poveri e ventilati delle zone tirreniche.

Il vino ha acidità alta, freschezza viva, profumi di fiori bianchi, agrumi e una forte impronta minerale. In bocca è sapido, teso e versatile. Oggi è vinificato in purezza da pochi produttori o usato in blend per dare energia aromatica.

Buone degustazioni a tutti!

 D.B.

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