martedì 20 gennaio 2026

Rubrica "Approfondimenti Tecnici" di VinoDegustando: Vitigni estinti o molto rari della Puglia

Buongiorno e bentornati amici di VinoDegustando!

La Puglia custodisce vitigni celebri e uve quasi scomparse, sopravvissute in vecchie vigne o recuperate da agronomi e piccoli produttori. Con la rubrica “Approfondimenti Tecnici” di VinoDegustando esploriamo alcuni di questi vitigni rarissimi, frammenti di storia che raccontano identità, territorio e biodiversità pugliese.

1) Uva di Troia Bianca:

è uno dei vitigni a bacca bianca più rari e affascinanti della Puglia, un’antica varietà quasi scomparsa che oggi sopravvive in piccole parcelle nel Nord della regione, soprattutto tra Lucera, Troia, Bovino e il Subappennino Dauno. Da non confondere con il più noto Nero di Troia, questa “bianca” è un biotipo distinto, storicamente coltivato nelle campagne della Daunia e oggi al centro di importanti progetti di recupero. Le sue bacche bianche sono piccole, con buccia sottile e buona acidità naturale, mentre il grappolo è compatto e regolare. Vitigno rustico e resistente alla siccità, matura tra fine settembre e inizio ottobre.

Dal punto di vista enologico dà vita a vini freschi, floreali e fruttati, con note di biancospino, camomilla, pera e mela, accompagnate da sfumature minerali e un finale sapido. Ideale per vinificazioni in purezza o in blend, rappresenta una vera gemma per chi cerca biodiversità viticola e varietà autoctone da valorizzare.

2) Pampanuto Storico:

 è un affascinante vitigno autoctono pugliese a bacca bianca, oggi riscoperto e valorizzato dopo decenni di quasi totale abbandono. Diffuso soprattutto nell’area di Bari, tra Gioia del Colle, Acquaviva delle Fonti e Adelfia, rappresenta una delle varietà più autentiche della tradizione contadina locale. Documentato già nell’Ottocento, veniva coltivato in piccoli appezzamenti familiari e utilizzato per dare freschezza e bevibilità ai vini della zona. Le sue caratteristiche ampelografiche lo rendono unico: bacca bianca medio-piccola, buccia sottile, grappolo compatto e una naturale acidità che si mantiene anche a maturazione avanzata. Vitigno rustico e resistente alla siccità, matura tra fine settembre e inizio ottobre, conservando una sorprendente freschezza anche nelle annate più calde.

Dal punto di vista enologico offre vini floreali, fruttati, con note erbacee e sfumature minerali, freschi e sapidi al palato. Ideale in purezza o in blend, è oggi un simbolo di biodiversità viticola e di identità territoriale pugliese.

3) Greco Nero di Puglia:

è un vitigno a bacca nera antico e rarissimo, un’autentica reliquia della Capitanata, coltivato in piccole parcelle tra Lucera, Troia, Bovino e il Subappennino Dauno. Sopravvissuto grazie alla cura di famiglie contadine e oggi al centro di progetti di recupero, rappresenta una delle espressioni più autentiche della biodiversità viticola pugliese. Non va confuso con il Greco Nero calabrese né con il Greco Bianco: questo è un biotipo pugliese distinto, con caratteristiche uniche. Le sue bacche nere, piccole e dalla buccia spessa, danno vita a vini intensi e territoriali. Al naso emergono amarena, prugna, mora e ribes, con spezie dolci e note balsamiche. Al palato offre struttura, tannini fini e un finale caldo e speziato.

Tradizionalmente usato come vitigno da taglio, oggi vive una nuova stagione grazie a micro-cantine che lo vinificano in purezza, ottenendo rossi eleganti, gastronomici e profondamente identitari. Un vitigno da riscoprire per chi cerca autenticità e storia nel calice.

4) Ottavianello:

è uno dei vitigni più affascinanti della Puglia, un’uva a bacca nera storicamente coltivata tra Ostuni, l’Alto Salento e alcune piccole parcelle del Barese. Pur essendo oggi considerato un vitigno autoctono pugliese, ha origini francesi: corrisponde infatti al Cinsault, varietà tipica del Sud della Francia e della Valle del Rodano. Arrivato in Puglia nell’Ottocento, ha trovato nel clima caldo e ventilato dell’Adriatico un habitat ideale, radicandosi profondamente nella tradizione locale e diventando il simbolo della DOC OstuniLe sue bacche medio-piccole e la buccia sottile danno vita a vini profumati e mediterranei. Al naso emergono ciliegia, fragolina, lampone, rosa e violetta, con leggere spezie dolci. Al palato l’Ottavianello è fresco, elegante, scorrevole, con tannini morbidi e acidità vivace.

Perfetto in purezza o in blend, offre rossi leggeri e rosati fragranti, ideali per chi cerca vini moderni, territoriali e ricchi di identità. Un vitigno da riscoprire per chi
ama la biodiversità pugliese.

Buone degustazioni a tutti!

D.B.

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