Buongiorno e buon we da VinoDegustando! Oggi vi regalo un'altra chicca!
Dopo aver raccontato qualche tempo fa una memorabile bottiglia di Buttafuoco DOC Vigna Montarzolo 1999 dell'Azienda Vitivinicola Calvi, oggi il viaggio continua con una versione decisamente più giovane: il Buttafuoco DOC Vigna Montarzolo 2018. Se il millesimo '99 aveva stupito per integrità, profondità e capacità evolutiva nonostante un tappo non all'altezza dei lunghi anni trascorsi, questa vendemmia rappresenta l'occasione ideale per comprendere il presente e intuire il futuro di una delle più autorevoli espressioni dell'Oltrepò Pavese.
La Vigna Montarzolo occupa appena 1,66 ettari sulle colline di Castana, a circa 280 metri sul livello del mare, in una posizione particolarmente favorevole grazie all'esposizione occidentale. È un vigneto che parla il linguaggio del terroir in maniera chiara e inconfondibile.
Il suolo, infatti, è subalcalino, argilloso-sabbioso, mediamente calcareo e ricco di scheletro, caratteristiche che obbligano la vite a confrontarsi con condizioni spesso impegnative. Dal punto di vista geologico, l'area appartiene al Miocene superiore ed è caratterizzata dalla presenza di filliti, arenarie, conglomerati e legni silicizzati, elementi che contribuiscono a definire la personalità minerale del vino. A rendere ancora più interessante questo appezzamento è il ridotto spessore del terreno agrario, compreso tra i 50 e i 60 centimetri. La forte pendenza e la naturale siccità della collina costringono le radici a una continua ricerca di acqua e nutrienti, favorendo basse rese e una notevole concentrazione aromatica nelle uve. Gli impianti, realizzati tra il 1991 e il 1995, sono allevati a Guyot secondo una filosofia produttiva rispettosa dell'ambiente. La gestione agronomica prevede infatti lotta integrata, inerbimento controllato e pratiche a basso impatto, con l'obiettivo di preservare biodiversità e identità territoriale. Una viticoltura intelligente che permette al vigneto di esprimere senza filtri il proprio carattere.
Ma è nel calice che questo Buttafuoco Storico rivela tutta la sua grandezza.
Alla vista si presenta con un magnifico rosso rubino carico, con sfumature verso il granato. Il colore è intenso, luminoso e brillante, indice di una materia importante ma ancora pienamente vitale.
L'impatto olfattivo è semplicemente straordinario. Il naso è intenso, elegante, quasi aristocratico nella sua complessità. L'apertura è dominata da una splendida nota di marasca matura sotto spirito, seguita da mora e prugna disidratata. Con l'ossigenazione emergono poi sfumature di bacche di ginepro e sambuco che ampliano ulteriormente il bouquet. La componente speziata appare ricca e perfettamente definita, con richiami di pepe nero, noce moscata e delicati accenni di chiodi di garofano. Successivamente affiorano note terrose di sottobosco, sensazioni di grafite e una marcata impronta minerale che accompagna l'intera degustazione. L'insieme è armonioso, profondo e incredibilmente coinvolgente.
In bocca il vino conferma e supera le aspettative. L'ingresso è caldo e sapido, ma immediatamente sostenuto da una spalla acida di straordinaria qualità che dona equilibrio e slancio alla beva. La trama glicerica è evidente e contribuisce a creare una piacevole sensazione di volume e morbidezza. I tannini abbondano, nobili e ben estratti; non risultano aggressivi, ma mostrano chiaramente di avere ancora bisogno di tempo per raggiungere una completa integrazione. È proprio questo dettaglio che tradisce la giovane età del vino, lasciando intuire un enorme potenziale evolutivo. La persistenza aromatica è impressionante. Ogni sorso sembra prolungarsi per minuti, accompagnato da un finale balsamico, minerale e speziato che resta impresso nella memoria. È uno di quei vini che invitano immediatamente a un nuovo assaggio, non per semplice piacere, ma per la continua scoperta di nuove sfumature.
Definire questo Buttafuoco DOC Vigna Montarzolo 2018 una magistrale espressione di Buttafuoco Storico non appare affatto eccessivo. Possiede infatti concentrazione, eleganza, complessità e profondità, qualità che solo i grandi vini riescono a coniugare con naturalezza.
Se proprio si volesse trovare un difetto, sarebbe quello di essere ancora troppo giovane. Oggi regala già emozioni autentiche e appaganti, ma la sensazione è che il meglio debba ancora arrivare. Tra sei o sette anni, quando tannino, frutto e componenti terziarie avranno trovato un'armonia ancora maggiore, potrebbe trasformarsi in qualcosa di davvero straordinario.
Nel frattempo, resta un vino capace di raccontare con rara autenticità la forza, la storia e la grande vocazione enologica delle colline dell'Oltrepò Pavese. Un rosso da bere, da attendere e soprattutto da ricordare.
Buone degustazioni a tutti!
D.B.









