Assaggiando molti vini ci si può rendere conto
che alcuni raccontano una vendemmia e altri raccontano un
territorio. Poi esistono bottiglie rare che riescono a fare entrambe le cose,
attraversando il tempo con una sorprendente integrità. Il Buttafuoco Storico
DOC Vigna Montarzolo 1999, prodotto nel comune di Castana, appartiene senza
dubbio a questa categoria: un vino che oggi rappresenta una preziosa
testimonianza dell'Oltrepò Pavese più autentico e di un'epoca viticola ormai
lontana.
L'annata 1999 viene ricordata come una delle
migliori della fine del secolo scorso. Fu caratterizzata da una produzione
abbondante e qualitativamente eccellente di Croatina, vitigno
notoriamente soggetto ad alternanza produttiva. Ma il suo valore storico va
oltre la qualità del raccolto: rappresenta infatti una delle ultime grandi
vendemmie prima che i primi effetti del cambiamento climatico iniziassero a
modificare in modo evidente l'equilibrio delle stagioni viticole. Per questo
motivo degustare oggi un Buttafuoco 1999 significa anche fare un viaggio nella
memoria agricola di un territorio.
La Vigna Montarzolo si estende per 1,66 ettari
sulle colline di Castana, a circa 280 metri sul livello del mare, con una
favorevole esposizione a ovest. Qui la vite affonda le radici in un terreno
complesso e affascinante: sub alcalino, argilloso-sabbioso, mediamente calcareo
e particolarmente ricco di scheletro.
Dal punto di vista geologico, il vigneto
appartiene al Miocene superiore ed è caratterizzato dalla presenza di filliti,
legni silicizzati, conglomerati e arenarie caratteristici di questa zona. Il
limitato spessore del terreno agrario, compreso tra 50 e 60 centimetri, unito
alla forte pendenza e alla naturale siccità del luogo, costringe le radici a una
continua ricerca di nutrienti e acqua, contribuendo alla concentrazione
aromatica delle uve.
Gli impianti, realizzati tra il 1991 e il 1995,
sono allevati a Guyot con densità tradizionali e gestiti secondo criteri di
basso impatto ambientale, lotta integrata e inerbimento controllato. Una
viticoltura rispettosa che consente di preservare l'identità del terroir e la
biodiversità del vigneto.
Il fascino del Buttafuoco risiede anche nella sua
composizione. In questa versione storica, l'assemblaggio vede la presenza del
50% di Croatina, 25% di Barbera e 25% tra Ughetta di Canneto (detta anche Vespolina) e Uva Rara.
La raccolta manuale e la resa contenuta di appena
48 ettolitri per ettaro hanno consentito di ottenere uve di elevata
concentrazione. Dopo una lunga macerazione sulle bucce, il vino ha affrontato
un paziente percorso di maturazione: ventiquattro mesi in legno seguiti da
ulteriori dodici mesi di affinamento in bottiglia.
Un processo che ha costruito nel tempo
profondità, complessità e armonia, elementi che oggi emergono con sorprendente
nitidezza.
Ma ora concentriamoci su di lui.
A oltre un quarto di secolo dalla vendemmia, il
colore conserva ancora vitalità. Nel bicchiere si mostra con una tonalità rosso
granato intensa e luminosa, capace di sfidare gli anni con straordinaria
dignità.
L'impatto olfattivo è semplicemente magnifico. Il bouquet si apre con note di marasca matura, per poi evolvere verso richiami di sottobosco, terra umida e bacche di ginepro. Con l'ossigenazione emergono sfumature speziate di noce moscata e chiodi di garofano, seguite da eleganti sensazioni di tabacco, cacao amaro e cuoio. La complessità continua a crescere fino a raggiungere un finale aromatico di rara raffinatezza, nel quale compaiono accenti minerali di grafite, fino a delicati richiami di goudron che ricordano i grandi vini destinati al lungo invecchiamento.
Al palato sorprende ancora di più. Nonostante l'età, il vino appare fresco, sapido e straordinariamente vivo. La struttura è piena e avvolgente, sostenuta da una trama tannica nobile che il tempo ha reso setosa senza privarla di energia. L'equilibrio tra componente fruttata, speziata e minerale è perfetto, mentre la persistenza aromatica sembra non voler terminare. Nel lungo finale ritornano le spezie dolci, il ginepro e soprattutto quella vibrante mineralità che rappresenta la firma più autentica del vigneto Montarzolo.
L'aspetto forse più sorprendente di questa degustazione riguarda il tappo. Durante l'apertura si è infatti presentato in condizioni molto precarie, arrivando persino a rompersi durante l'estrazione. Una situazione che spesso preannuncia ossidazioni e alterazioni e decadimenti aromatici. Eppure il vino ha dimostrato una straordinaria forza espressiva, conservando integrità, complessità e precisione aromatica. Un dettaglio che aumenta ulteriormente la qualità di questo vino e porta inevitabilmente a una considerazione: se con un tappo così compromesso il risultato è stato tanto emozionante, è possibile immaginare quale livello di qualità avrebbe potuto raggiungere con una chiusura rimasta integra nel tempo.
Complimenti a Davide Calvi e suo padre Valter.
Buone degustazioni a tutti!
D.B.









