Affezionati lettori di VinoDegustando, buongiorno!
La Toscana non è soltanto Sangiovese o Vernaccia. Dietro i nomi celebri vive un patrimonio silenzioso, fatto di vitigni antichi, rari, spesso dimenticati, che oggi tornano a parlare grazie al lavoro di sparuti vignaioli appassionati e progetti di recupero mirati. Uve che custodiscono storie, identità e profumi unici, capaci di arricchire il panorama enologico italiano con sfumature preziose. In questo viaggio esploriamo sei protagonisti, sei anime diverse, unite da un filo comune, la volontà di resistere.
Canaiolo Bianco: la gentilezza dell’Italia centrale
Il Canaiolo Bianco, conosciuto anche come Drupeggio, è un vitigno antico dell’Italia centrale, oggi quasi scomparso. I suoi sinonimi – Caccione, Trupeccio – raccontano una lunga storia rurale, fatta di piccoli appezzamenti e tradizioni familiari. Produce vini di media struttura, con buona acidità e un profilo delicato: fiori bianchi, mela fresca e una tipica nota finale di mandorla.
Per secoli è stato usato in uvaggio, utile per dare freschezza e armonia a varietà più vigorose. Oggi sopravvive in Toscana, Umbria e Lazio, presente nelle DOC di Carmignano, Valdinievole e soprattutto nell’Orvieto, dove il Drupeggio è parte essenziale del blend. Alcuni produttori toscani stanno però riscoprendo il suo potenziale in purezza, ottenendo bianchi eleganti, sottili e sorprendentemente longevi.
Orpicchio: la reliquia che torna a vivere
Tra i vitigni abacca bianca più rari della Toscana, l’Orpicchio occupa un posto speciale. Per decenni è stato considerato una “varietà reliquia”, coltivata quasi solo nel Valdarno di Sopra e nel Casentino, con appena due ettari censiti nel 2019. Il grappolo è piccolo e compatto, gli acini hanno buccia sottile e maturano nella seconda metà di settembre.
Il vino che ne deriva è sorprendente: elegante, strutturato, minerale, con profumi di fiori bianchi, agrumi e una sapidità persistente. Grazie alla sua struttura, l’Orpicchio è uno dei pochi bianchi toscani capaci di evolvere nel tempo, mantenendo freschezza e tensione. Un vitigno che merita attenzione e che rappresenta una delle riscoperte più affascinanti degli ultimi anni.
Pugnitello: il pugno chiuso che conquista
Il Pugnitello, vitigno a bacca nera, riscoperto negli anni ’80 grazie all’Università di Firenze e all’azienda San Felice, deve il suo nome al grappolo compatto, simile a un pugno. Gli acini sono sferici, con buccia spessa e ricca di pruina. È un vitigno vigoroso ma poco fertile, motivo per cui fu abbandonato in passato.
Il vino è di grande carattere: rosso rubino intenso, profumi di frutti di bosco, sottobosco ed erbe, gusto fresco e sapido, con tannini decisi ma vellutati. La sua capacità di invecchiamento è notevole, e oggi molte cantine lo vinificano in purezza per esaltarne la personalità.
Foglia Tonda: la forza della tradizione
Il Foglia Tonda è un altro vitigno a bacca nera toscano rinato dopo un lungo oblio. Il nome deriva dalla forma perfettamente circolare della foglia. È coltivato nel senese, nel Casentino e nel Valdarno, dove richiede potature severe per contenere la sua grande vigoria.
Il vino è intenso e profondo: rubino scuro, aromi di violetta, frutti di bosco, prugna e terra bagnata. In bocca mostra struttura, acidità viva e tannini potenti ma eleganti. È ideale per affinamenti in legno o anfora, e sempre più produttori lo propongono in purezza per valorizzarne la forza espressiva.
Gorgottesco: il vitigno reliquia della Maremma
Il Gorgottesco è uno dei vitigni a bacca nera più rari della Toscana. Un tempo diffuso nella Maremma Senese, è stato quasi dimenticato fino a recenti progetti di recupero. Matura tardi, spesso dopo metà ottobre, e oggi sopravvive in pochissimi ettari.
Il vino è fresco, rubino brillante, con aromi di mora, prugna e note terrose. Al palato è agile, sostenuto da una buona acidità e da una struttura equilibrata. Una testimonianza preziosa della biodiversità toscana.
Barsaglina: la forza della Lunigiana
Chiudiamo con la Barsaglina, detta anche Massaretta, vitigno a bacca nera originario della Lunigiana e delle colline di Massa. Il grappolo è compatto, gli acini piccoli e scuri, la buccia spessa. Produce vini robusti, intensi, freschi, con tannini marcati e profumi vegetali e fruttati. Oggi è ammessa in Toscana e Liguria e parte di importanti progetti di salvaguardia.
Buone degustazioni a tutti!
D.B.









