martedì 17 marzo 2026

Rubrica "Approfondimenti Tecnici" di VinoDegustando: Vitigni estinti o molto rari della Liguria

Un caro saluto ai lettori di VinoDegustando!

Oggi vi porto in un angolo affascinante della viticoltura italiana, dove la storia incontra la resilienza e dove le vigne raccontano secoli di lavoro, fatica e identità. La Liguria, con i suoi terrazzamenti sospesi tra mare e monti, custodisce un patrimonio ampelografico unico, fatto di vitigni rari, antichi e spesso sopravvissuti solo grazie alla tenacia di pochi vignaioli. Tra questi, quattro varietà meritano un racconto speciale: Lumassina, Bosco, Pollera Nera e Ciliegiolo Ligure.

La Lumassina, conosciuta anche come Mataòssu, è uno dei vitigni più identitari del Ponente ligure. Il nome, secondo alcune interpretazioni, deriverebbe da lumassa, cioè lumaca, forse per la lentezza della maturazione o per l’abbinamento tradizionale con le lumache. È un’uva antica, documentata già nell’Ottocento, che per decenni ha rischiato di scomparire, sopravvivendo in piccoli appezzamenti familiari tra il Savonese, l’entroterra di Finale Ligure, Quiliano e Orco Feglino. Il suo grappolo è medio, piramidale e spesso spargolo, con acino giallo‑verde e buccia sottile. La maturazione è tardiva, e questo contribuisce al suo profilo fresco e vibrante. I vini di Lumassina sono sapidi, agrumati, leggeri, con note di erbe mediterranee e una piacevole vena minerale. La sua acidità naturale la rende ideale anche per spumanti artigianali. Curiosamente, è geneticamente distinta dal Mataòssu di Savona, nonostante la frequente confusione tra i due nomi.

Spostandoci verso Levante, incontriamo il Bosco, vitigno bianco raro ma fondamentale per la storia enologica delle Cinque Terre. È uno dei pilastri del Cinque Terre DOC, dove viene assemblato con Albarola e Vermentino. Storicamente era il vitigno più diffuso sui terrazzamenti a picco sul mare, grazie alla sua straordinaria resistenza al caldo, al vento salmastro e alla siccità. Il grappolo è compatto e cilindrico, l’acino piccolo con buccia spessa, e la vigoria elevata. I vini di Bosco sono strutturati, sapidi, caldi, con note di frutta gialla, erbe aromatiche e una tipica impronta salmastra che racconta il mare. È anche la base del celebre Sciacchetrà, dove dona corpo, longevità e profondità. Non a caso veniva considerato il vitigno “forte” dei terrazzamenti liguri, capace di sopravvivere dove altri non avrebbero resistito.

Tra i rossi, la Polera Nera (o Pollera Nera) è una vera reliquia. Oggi è quasi estinta in Liguria, ma sopravvive in piccole quantità nella Lunigiana toscana. In passato era diffusa tra La Spezia e la Val di Vara, dove veniva utilizzata per vini quotidiani, leggeri e fragranti. Il grappolo è grande e allungato, piuttosto spargolo, con acino medio e buccia sottile. La maturazione è medio‑tardiva. I vini di Polera Nera sono delicati, poco tannici, con note di frutti rossi, viola e spezie dolci. È un rosso “gentile”, più vicino allo stile dei vini di montagna che ai rossi mediterranei. Il nome potrebbe derivare da pollera, cioè pollaio, forse per la forma del grappolo o per l’uso quotidiano del vino nelle famiglie contadine.

Chiudiamo con il Ciliegiolo Ligure, un biotipo locale del più noto Ciliegiolo toscano, ma con caratteristiche proprie. In Liguria ha trovato un habitat ideale nei suoli poveri e ventilati del Golfo del Tigullio, della Val di Vara e dell’entroterra spezzino. Il grappolo è medio e compatto, l’acino grande e succoso, la vigoria buona. I vini sono fruttati, morbidi, freschi, con note di ciliegia croccante, fragola, rosa e leggere spezie. Rispetto alle versioni toscane, il Ciliegiolo Ligure mostra spesso una vena più sapida e minerale, segno del forte legame con il territorio. Alcuni vecchi filari presentano caratteristiche genetiche leggermente diverse, tanto da essere considerati quasi un vitigno autonomo.

Buone degustazioni a tutti!

D.B.


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