giovedì 26 marzo 2026

Amarone della Valpolicella D.O.C. "Campo dei Gigli" 2003 - Tenuta Sant'Antonio

Buongiorno e buon we a tutti gli appassionati di vino e fedeli lettori di VinoDegustando!

Oggi voglio raccontarti una nuova degustazione che è anche un ritorno, quasi un viaggio nella memoria. Ho deciso infatti di riassaggiare un vino che avevo già recensito qualche anno fa, esattamente il 23 maggio 2021: l’Amarone della Valpolicella D.O.C. “Campo dei Gigli” 2003 di Tenuta Sant’Antonio, una delle affascinanti realtà della Valpolicella, con sede a Lavagno, in provincia di Verona. È un vino che porta con sé storia, tecnica, territorio e una personalità che merita di essere ascoltata con calma, soprattutto dopo tanti anni di evoluzione.

Questo Amarone nasce nel Comune di Mezzane di Sotto, in Località Monti Garbi, un’area che regala vini intensi grazie a un suolo chiaro, ricco di scheletro calcareo e con una frazione limo sabbiosa che dona tensione e finezza. I vigneti si trovano a 300 metri di altitudine, un dettaglio che incide sulla freschezza e sulla qualità delle uve. Il blend è quello classico di questa Denominazione, con Corvina, Corvinone, Rondinella, Croatina e Oseleta, vitigni che insieme raccontano la tradizione più autentica della Valpolicella. Le viti hanno un’età media di quarant’anni e sono allevate con la tradizionale Pergola Veronese, con una densità di circa 3.300 ceppi per ettaro. La resa d’uva è contenuta, 70 quintali per ettaro, perfetta per ottenere uve ricche e adatte all’appassimento.

La vendemmia avviene con una doppia cernita manuale in plateaux, un gesto che racconta cura e selezione. Una volta in cantina, le uve vengono portate nei fruttai, i locali dedicati all’appassimento, dove restano per tre mesi. Qui perdono acqua, si concentrano e si trasformano lentamente. Dopo questo lungo riposo, viene estratto solo il mosto più ricco. La fermentazione alcolica si svolge in acciaio a temperatura controllata per due o tre settimane, mentre la malolattica avviene in modo naturale in tonneaux da cinquecento litri. L’affinamento prosegue in tonneaux nuove per tre anni, seguito da un lungo riposo in bottiglia prima della commercializzazione.

Nel calice il vino si presenta con un rosso granato intenso, profondo, con unghia leggermente mattonata ma ancora viva. La brillantezza è sorprendente per un millesimo come il 2003, segno di una materia prima solida e di un’evoluzione ben condotta. Il naso è un viaggio affascinante, ampio, elegante, ricco di sfumature. Si apre con una marasca matura e succosa, poi emergono note terrose di humus e foglie secche. Seguono toni balsamici di ginepro e china, spezie dolci come noce moscata e chiodi di garofano, un pout‑pourri di fiori secchi, cioccolato fondente e una chiusura minerale che richiama grafite e goudron. È un profilo aromatico davvero strepitoso, complesso e raffinato.

In bocca il vino è caldo, sapido, glicerico, coerente con il naso e dotato di buona persistenza. Tuttavia, la nota alcolica risulta un po’ troppo evidente e finisce per sbilanciare l’armonia complessiva. Il finale è dominato da sensazioni minerali e speziate, piacevoli ma meno eleganti rispetto al profilo olfattivo. Un dettaglio che non si può ignorare riguarda il tappo, che durante l'estrazione si è rotto. È possibile che questo abbia inciso sulla performance gustativa, rendendo la bocca meno performante rispetto al naso.

Resta comunque un Amarone di grande fascino, capace di raccontare la Valpolicella più autentica, fatta di tradizione, appassimento e vigne storiche. È un vino che si esprime al meglio con piatti di carne rossa, selvaggina, brasati o una succulenta e ricca grigliata. Un compagno ideale per una cena importante o per un momento di calma in cui lasciarsi avvolgere da profumi e ricordi. 

Buone degustazioni a tutti!

D.B.



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