sabato 24 ottobre 2026

Buttafuoco d.o.c. Vigna Montarzolo 1999 - Azienda Vitivinicola Calvi

Buon we a tutti gli amici di VinoDegustando!

Il vino protagonista di oggi è una vera chicca enologica, scoperta durante una recente visita nell'Oltrepò Pavese, che mi ha dato l'opportunità di conoscere l'Azienda Vitivinicola Calvi di Davide e Valter Calvi. 
Tra le etichette degustate, una in particolare ha catturato la mia attenzione: il Buttafuoco Storico DOC Vigna Montarzolo 1999.

Assaggiando molti vini ci si può rendere conto che alcuni raccontano una vendemmia e altri raccontano un territorio. Poi esistono bottiglie rare che riescono a fare entrambe le cose, attraversando il tempo con una sorprendente integrità. Il Buttafuoco Storico DOC Vigna Montarzolo 1999, prodotto nel comune di Castana, appartiene senza dubbio a questa categoria: un vino che oggi rappresenta una preziosa testimonianza dell'Oltrepò Pavese più autentico e di un'epoca viticola ormai lontana.

L'annata 1999 viene ricordata come una delle migliori della fine del secolo scorso. Fu caratterizzata da una produzione abbondante e qualitativamente eccellente di Croatina, vitigno notoriamente soggetto ad alternanza produttiva. Ma il suo valore storico va oltre la qualità del raccolto: rappresenta infatti una delle ultime grandi vendemmie prima che i primi effetti del cambiamento climatico iniziassero a modificare in modo evidente l'equilibrio delle stagioni viticole. Per questo motivo degustare oggi un Buttafuoco 1999 significa anche fare un viaggio nella memoria agricola di un territorio.

La Vigna Montarzolo si estende per 1,66 ettari sulle colline di Castana, a circa 280 metri sul livello del mare, con una favorevole esposizione a ovest. Qui la vite affonda le radici in un terreno complesso e affascinante: sub alcalino, argilloso-sabbioso, mediamente calcareo e particolarmente ricco di scheletro.

Dal punto di vista geologico, il vigneto appartiene al Miocene superiore ed è caratterizzato dalla presenza di filliti, legni silicizzati, conglomerati e arenarie caratteristici di questa zona. Il limitato spessore del terreno agrario, compreso tra 50 e 60 centimetri, unito alla forte pendenza e alla naturale siccità del luogo, costringe le radici a una continua ricerca di nutrienti e acqua, contribuendo alla concentrazione aromatica delle uve.

Gli impianti, realizzati tra il 1991 e il 1995, sono allevati a Guyot con densità tradizionali e gestiti secondo criteri di basso impatto ambientale, lotta integrata e inerbimento controllato. Una viticoltura rispettosa che consente di preservare l'identità del terroir e la biodiversità del vigneto.

Il fascino del Buttafuoco risiede anche nella sua composizione. In questa versione storica, l'assemblaggio vede la presenza del 50% di Croatina, 25% di Barbera e 25% tra Ughetta di Canneto (detta anche Vespolina) e Uva Rara.

La raccolta manuale e la resa contenuta di appena 48 ettolitri per ettaro hanno consentito di ottenere uve di elevata concentrazione. Dopo una lunga macerazione sulle bucce, il vino ha affrontato un paziente percorso di maturazione: ventiquattro mesi in legno seguiti da ulteriori dodici mesi di affinamento in bottiglia.

Un processo che ha costruito nel tempo profondità, complessità e armonia, elementi che oggi emergono con sorprendente nitidezza.

Ma ora concentriamoci su di lui.

A oltre un quarto di secolo dalla vendemmia, il colore conserva ancora vitalità. Nel bicchiere si mostra con una tonalità rosso granato intensa e luminosa, capace di sfidare gli anni con straordinaria dignità.

L'impatto olfattivo è semplicemente magnifico. Il bouquet si apre con note di marasca matura, per poi evolvere verso richiami di sottobosco, terra umida e bacche di ginepro. Con l'ossigenazione emergono sfumature speziate di noce moscata e chiodi di garofano, seguite da eleganti sensazioni di tabacco, cacao amaro e cuoio. La complessità continua a crescere fino a raggiungere un finale aromatico di rara raffinatezza, nel quale compaiono accenti minerali di  grafite, fino a delicati richiami di goudron che ricordano i grandi vini destinati al lungo invecchiamento.

Al palato sorprende ancora di più. Nonostante l'età, il vino appare fresco, sapido e straordinariamente vivo. La struttura è piena e avvolgente, sostenuta da una trama tannica nobile che il tempo ha reso setosa senza privarla di energia. L'equilibrio tra componente fruttata, speziata e minerale è perfetto, mentre la persistenza aromatica sembra non voler terminare. Nel lungo finale ritornano le spezie dolci, il ginepro e soprattutto quella vibrante mineralità che rappresenta la firma più autentica del vigneto Montarzolo.

L'aspetto forse più sorprendente di questa degustazione riguarda il tappo. Durante l'apertura si è infatti presentato in condizioni molto precarie, arrivando persino a rompersi durante l'estrazione. Una situazione che spesso preannuncia ossidazioni e alterazioni e decadimenti aromatici. Eppure il vino ha dimostrato una straordinaria forza espressiva, conservando integrità, complessità e precisione aromatica. Un dettaglio che aumenta ulteriormente la qualità di questo vino e porta inevitabilmente a una considerazione: se con un tappo così compromesso il risultato è stato tanto emozionante, è possibile immaginare quale livello di qualità avrebbe potuto raggiungere con una chiusura rimasta integra nel tempo.

Complimenti a Davide Calvi e suo padre Valter.

Buone degustazioni a tutti!

D.B.



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