sabato 4 aprile 2026

Rubrica "Approfondimenti Tecnici" di VinoDegustando: Vitigni estinti o molto rari della Francia

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Nel cuore della viticoltura europea e più precisamente Francese, sopravvive un gruppo di vitigni rari, antichi e quasi dimenticati: Gouais Blanc, Romorantin, César e Tressot custodiscono storie uniche, radici profonde e profili intensi. Sono uve fragili ma preziose, testimoni di epoche lontane e di una biodiversità che merita rispetto, studio e nuova attenzione.

Gouais Blanc: il vitigno antico che ha creato la grandezza della Borgogna

Il Gouais Blanc è un vitigno bianco, antico e quasi perduto, medievale che oggi sopravvive solo in poche parcelle sperimentali tra Borgogna, Svizzera e Germania. Rustico, vigoroso e molto produttivo, era il vino “del popolo”, coltivato dai contadini mentre le élite preferivano il Pinot. Proprio questa vicinanza ha generato un’eredità unica: Gouais e Pinot si sono incrociati per secoli, dando vita a varietà celebri come Chardonnay, Gamay, Aligoté, Melon de Bourgogne e Romorantin.

Oggi il Gouais Blanc è un vitigno “di museo”, raro e prezioso per la ricerca genetica. I suoi vini sono leggeri, acidi e sottili, ma il suo valore non è nel calice: è nella storia. Senza questo vitigno umile e tenace, gran parte della grande tradizione enologica francese semplicemente non esisterebbe. Un vero pilastro della biodiversità viticola europea.

Romorantin: il bianco segreto della Loira che sopravvive da cinque secoli

Il Romorantin è uno dei vitigni più rari di Francia, un bianco antico che vive quasi esclusivamente nella minuscola AOC Cour‑Cheverny, nel cuore della Loira. La leggenda racconta che fu Francesco I a introdurlo nel XVI secolo, portandolo dalle terre di famiglia per arricchire i vigneti reali. Da allora il Romorantin è rimasto un vitigno di nicchia, coltivato in poche parcelle sabbiose e argillose, dove esprime un carattere unico.

Il suo stile è inconfondibile: vini tesi, minerali, vibranti, con acidità alta e una sorprendente capacità di evolvere nel tempo. Note di mela verde, agrumi, fiori bianchi e pietra focaia definiscono un profilo austero ma affascinante, ideale per chi ama i bianchi profondi e longevi.

Oggi il Romorantin è un tesoro di biodiversità, un vitigno identitario che racconta la storia della Loira e resiste, silenzioso, come una rarità da proteggere e riscoprire.

César: il rosso antico e tenace della Yonne

Il César è uno dei vitigni rossi più antichi della Yonne, nel settore settentrionale della Borgogna. Oggi è quasi estinto, coltivato solo in minuscole superfici attorno a Irancy, dove sopravvive come una reliquia della viticoltura gallo-romana. La sua identità è forte e inconfondibile: grappoli compatti, bucce spesse, tannino deciso.

Il César produce vini scuri, austeri, vigorosi, con una trama tannica marcata e note di mora, prugna e spezie. Per questo viene spesso utilizzato in blend con il Pinot Noir, al quale dona colore, struttura e profondità, soprattutto nelle annate fredde tipiche della zona.

Pur essendo raro, il César rappresenta un tassello prezioso della biodiversità borgognona: un vitigno antico, resistente e identitario, che racconta la storia di un territorio e continua a vivere grazie alla dedizione di pochi produttori custodi.

Tressot: l’ombra antica che sopravvive tra le colline di Irancy

Il Tressot è uno dei vitigni più rari e misteriosi della Borgogna settentrionale, un rosso antico che oggi resiste solo in minuscoli appezzamenti attorno a Irancy, nella Yonne. La sua storia genetica è sorprendente: è imparentato con Duras e Petit Verdot, due varietà robuste e speziate che gli conferiscono un carattere deciso e una struttura naturale importante.

Per secoli il Tressot è stato coltivato come complemento al Pinot Noir, al quale aggiungeva colore, corpo e una vena aromatica più scura. Oggi è considerato quasi estinto, custodito da pochi produttori che ne preservano gli ultimi filari come un patrimonio di biodiversità.

I vini da Tressot sono intensi, rustici, con note di frutti neri, pepe e terra umida. Non è un vitigno da grandi volumi, ma una reliquia enologica che racconta la memoria più antica della Borgogna rurale.

Buone degustazioni a tutti!

D.B.



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