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Nel cuore della viticoltura europea e più
precisamente Francese, sopravvive un gruppo di vitigni rari, antichi e
quasi dimenticati: Gouais Blanc, Romorantin, César e Tressot custodiscono
storie uniche, radici profonde e profili intensi. Sono uve fragili ma preziose,
testimoni di epoche lontane e di una biodiversità che merita rispetto, studio e
nuova attenzione.
Gouais Blanc:
il vitigno antico che ha creato la grandezza della Borgogna
Il Gouais Blanc è un vitigno bianco, antico
e quasi perduto, medievale che oggi sopravvive solo in poche parcelle
sperimentali tra Borgogna, Svizzera e Germania. Rustico,
vigoroso e molto produttivo, era il vino “del popolo”, coltivato dai contadini
mentre le élite preferivano il Pinot. Proprio questa vicinanza ha generato
un’eredità unica: Gouais e Pinot si sono incrociati per secoli, dando vita a
varietà celebri come Chardonnay, Gamay, Aligoté, Melon
de Bourgogne e Romorantin.
Oggi il Gouais Blanc è un vitigno “di museo”,
raro e prezioso per la ricerca genetica. I suoi vini sono leggeri, acidi e
sottili, ma il suo valore non è nel calice: è nella storia. Senza questo
vitigno umile e tenace, gran parte della grande tradizione enologica francese
semplicemente non esisterebbe. Un vero pilastro della biodiversità viticola
europea.
Romorantin: il
bianco segreto della Loira che sopravvive da cinque secoli
Il Romorantin è uno dei vitigni più rari
di Francia, un bianco antico che vive quasi esclusivamente nella minuscola AOC
Cour‑Cheverny, nel cuore della Loira. La leggenda racconta che fu Francesco
I a introdurlo nel XVI secolo, portandolo dalle terre di famiglia per
arricchire i vigneti reali. Da allora il Romorantin è rimasto un vitigno di
nicchia, coltivato in poche parcelle sabbiose e argillose, dove esprime un
carattere unico.
Il suo stile è inconfondibile: vini tesi,
minerali, vibranti, con acidità alta e una sorprendente capacità di
evolvere nel tempo. Note di mela verde, agrumi, fiori bianchi e pietra
focaia definiscono un profilo austero ma affascinante, ideale per chi ama i
bianchi profondi e longevi.
Oggi il Romorantin è un tesoro di biodiversità,
un vitigno identitario che racconta la storia della Loira e resiste,
silenzioso, come una rarità da proteggere e riscoprire.
César: il
rosso antico e tenace della Yonne
Il César è uno dei vitigni rossi più
antichi della Yonne, nel settore settentrionale della Borgogna. Oggi è
quasi estinto, coltivato solo in minuscole superfici attorno a Irancy,
dove sopravvive come una reliquia della viticoltura gallo-romana. La sua
identità è forte e inconfondibile: grappoli compatti, bucce spesse, tannino
deciso.
Il César produce vini scuri, austeri, vigorosi,
con una trama tannica marcata e note di mora, prugna e spezie. Per questo viene
spesso utilizzato in blend con il Pinot Noir, al quale dona colore,
struttura e profondità, soprattutto nelle annate fredde tipiche della zona.
Pur essendo raro, il César rappresenta un
tassello prezioso della biodiversità borgognona: un vitigno antico, resistente
e identitario, che racconta la storia di un territorio e continua a vivere
grazie alla dedizione di pochi produttori custodi.
Tressot:
l’ombra antica che sopravvive tra le colline di Irancy
Il Tressot è uno dei vitigni più rari e
misteriosi della Borgogna settentrionale, un rosso antico che oggi resiste solo
in minuscoli appezzamenti attorno a Irancy, nella Yonne. La sua storia
genetica è sorprendente: è imparentato con Duras e Petit Verdot,
due varietà robuste e speziate che gli conferiscono un carattere deciso e una
struttura naturale importante.
Per secoli il Tressot è stato coltivato come
complemento al Pinot Noir, al quale aggiungeva colore, corpo e una vena
aromatica più scura. Oggi è considerato quasi estinto, custodito da
pochi produttori che ne preservano gli ultimi filari come un patrimonio di
biodiversità.
I vini da Tressot sono intensi, rustici, con note
di frutti neri, pepe e terra umida. Non è un vitigno da grandi volumi, ma una reliquia
enologica che racconta la memoria più antica della Borgogna rurale.
Buone degustazioni a tutti!
D.B.

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