sabato 15 agosto 2026

Barolo D.O.C.G. 2018 - Cantina Sociale Castel Boglione

Buongiorno e buon Ferragosto a tutti voi, carissimi e affezionati lettori di VinoDegustando!

Ferragosto è sempre un giorno speciale. Le tavole si riempiono, i profumi della griglia si alzano nell’aria e il calice diventa il compagno ideale di un pranzo che unisce famiglia, amici e tradizione. Anche quest’anno, qui su VinoDegustando, abbiamo deciso di celebrare con un vino simbolo del Piemonte: sua maestà il Barolo D.O.C.G.

Essendo in villeggiatura, la scelta dell’etichetta è avvenuta in modo semplice e spontaneo: una visita al supermercato, uno sguardo agli scaffali, e la curiosità che ci ha portato verso il Barolo D.O.C.G. 2018 della Cantina Sociale di Castel Boglione. Una realtà per me del tutto nuova, mai incontrata prima. Proprio per questo, la bottiglia è finita nel carrello: quando si parla di vino, la curiosità è spesso il primo passo verso una scoperta.

Il vino nasce da Nebbiolo 100%, coltivato su terreni argilloso‑calcarei nel cuore della Denominazione Barolo D.O.C.G.. I vigneti sono impiantati tra i 250 e i 400 metri, con esposizione Sud‑Ovest, allevati a Guyot piemontese e con una densità di 4.000–4.500 ceppi per ettaro. Una carta d’identità che, sulla teoria, promette struttura, eleganza e profondità.

Il Nebbiolo è un vitigno esigente, che ama i suoli ricchi di calcare e luce piena. In queste condizioni sviluppa tannini nobili, profumi complessi e una trama acida che sostiene la longevità. Per questo, ogni Barolo porta con sé una parte del suo territorio: un equilibrio tra forza, finezza e tradizione.

Nel calice il vino si presenta rosso granato, luminoso e brillante, con unghia aranciata che indica già una certa evoluzione. È un colore classico, tipico dei Nebbiolo che iniziano a maturare, e lascia presagire finezza e complessità.

Il naso è, senza dubbio, la parte migliore di questo Barolo.

Intenso, elegante, ben definito, con una gamma aromatica abbastanza ampia e armonica: marasca sotto spirito, pepe nero e noce moscata, poutpurri di fiori secchi, note terrose di sottobosco, bacche di sambuco, castagne appese, che richiamano quelle dei tradizionali firùn lombardi.

Un bouquet che ricorda la classicità del Nebbiolo, con una profondità aromatica degna della denominazione. È un naso che conquista, che seduce, che promette un sorso di grande livello.

Ma è qui che il vino cambia registro.

In bocca è sapido, coerente con il naso, ma risulta squilibrato. L’alcol è eccessivo e non trova sostegno né nel corpo né nell’acidità, di cui è carente. Questa mancanza di freschezza lo rende corto, privo di quella tensione che è l’anima del Nebbiolo.

Il finale insiste sulle note terrose e speziate, ma senza progressione, senza profondità, senza quella eleganza che ci si aspetterebbe da un vino nato in una zona così prestigiosa.

Le aspettative erano alte, inutile negarlo. Il naso prometteva un vino di grande eleganza, perfettamente in linea con le caratteristiche di questa denominazione. Ma la bocca non ha confermato la promessa: manca equilibrio, manca slancio, manca quella acidità che sostiene la struttura e dona vita al sorso.

È un vino che profuma da Barolo, ma che all'assaggio non parla da Barolo.

Resta comunque un’esperienza interessante, perché ci ricorda una verità fondamentale: il vino è vivo, cambia, sorprende, talvolta delude, ma proprio per questo continua ad affascinare.

Buone degustazioni a tutti!

D.B.



 


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