sabato 18 luglio 2026

Colli Tortonesi D.O.C. Timorasso "Pitasso" 2017 - Claudio Mariotto

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La prova di oggi è dedicata a un vino che conosco bene e che ho già narrato su VinoDegustando in vari altri millesimi. Per questa nuova degustazione ho scelto l’annata 2017, una annata che, per la tipologia di vino, non è più giovane ma non è nemmeno vecchia: è nel punto in cui il vitigno inizia a mostrare la sua vera anima. Parlo del Colli Tortonesi D.O.C. Timorasso “Pitasso” 2017, creato dall’amico e maestro vignaiolo Claudio Mariotto, uno dei nomi più iconici del Derthona.

Il Timorasso è un vitigno che apprezzo da anni. Ha una dote rara: longevità. Sa crescere, sa mutare, sa evolvere con calma, regalando vini che cambiano volto senza perdere eleganza. Quando poi viene coltivato da un vignaiolo esperto, in suoli adatti e con una cura maniacale, la qualità sale immancabilmente.

Il Pitasso nasce da uve Timorasso 100%, coltivate su suoli calcareo-argillosi, in spalliera con potatura Guyot. Come tutti i vigneti di Mariotto, è gestito senza concimi chimici, senza diserbanti, senza prodotti sistemici. Una scelta che non è moda, ma visione: lasciare che il suolo parli.

La vendemmia è manuale, svolta a fine Settembre, quando il frutto ha raggiunto la piena maturazione aromatica. Le uve vengono pressate in modo soffice e lento, così da non stressare la polpa. La fermentazione è spontanea, con temperatura controllata, per mantenere pulizia e finezza.

Il Pitasso affina un anno sulle fecce nobili, in acciaio, con battonage leggeri, che donano corpo e volume. Poi riposa almeno 12 mesi in vetro, per fissare la sua identità prima della vendita.

Ma ora “osserviamolo e ascoltiamolo:

Nel calice si mostra con un giallo oro carico, molto luminoso e brillante. Un colore che parla di maturità, di tempo, di suolo.

Il naso non è tanto intenso, ma è elegantissimo. Si apre con fior di camomilla e fior di robinia, due note che danno un tono floreale molto puro. Poi arrivano note di resina, cedro, clementina, zenzero e una mineralità molto viva. La parte balsamica è rappresentata dall’eucalipto ed è netta e fine. Un naso che non esplode: si concede con calma.

In bocca è fresco, sapido, rotondo, equilibrato. La corrispondenza naso-bocca è totale, segno di pulizia e di stile. La persistenza è lunga, con un finale balsamico-minerale che invita a un nuovo sorso.

Il Timorasso è un vitigno che vive di tempo. Da giovane è teso, agrumato e minerale. Con gli anni diventa più ampio, più profondo, più complesso. Il 2017 è nel punto perfetto: ha perso la rigidità della gioventù, ma non ha ancora preso la densità degli anni più maturi. È un vino che parla di equilibrio.

Il lavoro di Claudio Mariotto è evidente: pulizia, coerenza, eleganza. Il Pitasso non cerca volume, non cerca potenza: cerca verità. È un vino che racconta il Derthona con voce chiara, senza forzature.

Si può abbinare a risotti alle erbe, pesce al forno, carni bianche, formaggi di media stagionatura

Il Pitasso 2017 è un Timorasso che vive di luce, di suolo, di tempo. Un vino che non urla, ma parla. Un vino che cresce, che evolve, che si apre con calma. Un vino che, oggi, merita di essere ascoltato.

Complimentissimi Claudio!

Buone degustazioni a tutti!

D.B.



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