Cari amici, envenuti su VinoDegustando, dove il vino diventa racconto.
La prova di oggi è dedicata a un vino che conosco
bene e che ho già narrato su VinoDegustando in vari altri millesimi. Per questa
nuova degustazione ho scelto l’annata 2017, una annata che, per la tipologia
di vino, non è più giovane ma non è nemmeno vecchia: è nel punto in cui il
vitigno inizia a mostrare la sua vera anima. Parlo del Colli Tortonesi
D.O.C. Timorasso “Pitasso” 2017, creato dall’amico e maestro vignaiolo Claudio
Mariotto, uno dei nomi più iconici del Derthona.
Il Timorasso è un vitigno che apprezzo da
anni. Ha una dote rara: longevità. Sa crescere, sa mutare, sa evolvere
con calma, regalando vini che cambiano volto senza perdere eleganza. Quando poi
viene coltivato da un vignaiolo esperto, in suoli adatti e con una cura
maniacale, la qualità sale immancabilmente.
Il Pitasso nasce da uve Timorasso 100%,
coltivate su suoli calcareo-argillosi, in spalliera con potatura
Guyot. Come tutti i vigneti di Mariotto, è gestito senza concimi chimici,
senza diserbanti, senza prodotti sistemici. Una scelta che non è
moda, ma visione: lasciare che il suolo parli.
La vendemmia è manuale, svolta a
fine Settembre, quando il frutto ha raggiunto la piena maturazione
aromatica. Le uve vengono pressate in modo soffice e lento, così da non
stressare la polpa. La fermentazione è spontanea, con temperatura
controllata, per mantenere pulizia e finezza.
Il Pitasso affina un anno sulle fecce
nobili, in acciaio, con battonage leggeri, che donano corpo e
volume. Poi riposa almeno 12 mesi in vetro, per fissare la sua identità
prima della vendita.
Ma ora “osserviamolo
e ascoltiamolo:
Nel calice si mostra con un giallo oro carico,
molto luminoso e brillante. Un colore che parla di maturità, di tempo,
di suolo.
Il naso non è tanto intenso, ma è elegantissimo.
Si apre con fior di camomilla e fior di robinia, due note che
danno un tono floreale molto puro. Poi arrivano note di resina, cedro,
clementina, zenzero e una mineralità molto viva. La parte
balsamica è rappresentata dall’eucalipto ed è netta e fine. Un naso che non
esplode: si concede con calma.
In bocca è fresco, sapido, rotondo,
equilibrato. La corrispondenza naso-bocca è totale, segno di
pulizia e di stile. La persistenza è lunga, con un finale balsamico-minerale
che invita a un nuovo sorso.
Il Timorasso è un vitigno che vive di tempo. Da
giovane è teso, agrumato e minerale. Con gli anni diventa più ampio, più
profondo, più complesso. Il 2017 è nel punto perfetto: ha perso la
rigidità della gioventù, ma non ha ancora preso la densità degli anni più
maturi. È un vino che parla di equilibrio.
Il lavoro di Claudio Mariotto è evidente:
pulizia, coerenza, eleganza. Il Pitasso non cerca volume, non cerca
potenza: cerca verità. È un vino che racconta il Derthona con voce
chiara, senza forzature.
Si può
abbinare a risotti alle erbe, pesce al forno, carni bianche, formaggi di media stagionatura
Il Pitasso 2017 è un Timorasso che vive di
luce, di suolo, di tempo. Un vino che non urla, ma parla. Un vino che cresce,
che evolve, che si apre con calma. Un vino che, oggi, merita di essere
ascoltato.
Buone degustazioni a tutti!
D.B.

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